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Bernard Liautaud
Insight e Customer Intelligence
Direttore Responsabile
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Gestire il futuro con
prudenza e fiducia

Intervista a Elserino Piol, presidente di Pino Venture


Tecnologia e creatività:
il Customer Relationship Management

Molti investono, pochi lo usano, qualcuno ci crede. Eppure nel nuovo mercato non se ne può più fare a meno
In libreria
"Il capitale relazionale" di Michele Costabile, docente senior area marketing presso la SDA Bocconi


Business Intelligence:
la tecnologia come strumento
del cambiamento

Intervista a Andrea Mercatali,
IS project manager di Kraft Food International


Banche e clienti online:
le nuove sfide della multicanalità

Nuovo studio dell'Osservatorio Net Economy Italia ad opera di Commercio Elettronico Italia e Mate


Lo chiamavano centralino… Tecnologia e fattore umano:
uno sguardo ai cambiamenti

Le nuove frontiere del Customer Relationship Management
Il Contact Center Unico di
Poste Italiane

Il ruolo strategico del contact center nell'affrontare nuove dinamiche di mercato
Come ottimizzare il proprio contact center
Le analitiche a servizio delle prestazioni

 



Elserino Piol, presidente di Pino Venture

Gestire il futuro
con prudenza e fiducia
Rete e multicanalità: comunicare meglio per essere più competitivi

Ha tenuto a battesimo le più significative realtà della Net Economy italiana: è stato naturale pensare ad Elserino Piol come protagonista del nostro primo numero. Il suo ruolo di pioniere e sostenitore dello sviluppo delle aziende «hi tech» in Italia lo rende la persona più adatta a delineare uno scenario realisticamente positivo di una realtà economica - italiana ma non solo - incerta e confusa.

Lei ha recentemente dichiarato: "il 2002 sarà un anno di grande incertezza... A dicembre ci sarà un ritorno alla normalità". Quali sono i passi che le aziende devono (o non devono) intraprendere nell'attesa del cambiamento?

Segnali di ripresa significativi ci sono già oggi, sicuramente negli Stati Uniti. Le attività di alta tecnologia di cui mi occupo seguono la ripresa generale, e quindi prima bisogna che si riacquisti un certo livello di fiducia.
In questo periodo di transizione ? può apparire banale ma non lo è ? sono fondamentali il buon senso e la cautela. Nei momenti di grande euforia le aziende possono puntare, anche se non sono ancora mature e preparate, ad andare in borsa, pensando che lo scenario possa compensare eventuali loro carenze. In questo momento bisogna che le aziende abbiano una gestione molto attenta, facciano investimenti oculati.
Il punto è quindi restare legati ai fondamentali di tipo economico e strategico; ma allo stesso tempo è importante avere una visione ottimistica del futuro, altrimenti si rischia di essere troppo conservatori e di non saper più gestire l'innovazione. La prudenza non ci vieta di ipotizzare e progettare situazioni future: ci sono delle nuove opportunità nel mondo delle telecomunicazioni che dobbiamo prepararci a cogliere appena si verificheranno le condizioni di sviluppo.

Qualche anticipazione?
Penso soprattutto alla nuova tecnologia wireless 802.11 (la cosiddetta Wi?Fi), che permette di fare trasmissione a banda larga senza filo, anticipando e competendo anche con le tecnologie UMTS: sono convinto che sarà un fenomeno di dimensioni notevoli. Stiamo cercando di capire cosa fare, ma anche qui: se una volta, nel momento di euforia, si sarebbero già fatti degli investimenti a monte, ora siamo più cauti e stiamo studiando a fondo le problematiche e i possibili sviluppi.

Che tempi prevede per lo sviluppo di nuovi servizi ad alta tecnologia in Italia?
A questo proposito sono centrali lo sviluppo della banda larga e del cosiddetto "ultimo miglio": attualmente ci sono aree completamente scoperte ed altre già interamente cablate, come Milano per esempio. A mio avviso, in tre o quattro anni al massimo ci saranno le condizioni per sviluppare servizi nuovi.
Semmai il problema è il "Digital Divide", lo squilibrio che si creerà: non più fra Nord e Sud, ma fra grandi e piccoli centri.

Quale ruolo devono avere le istituzioni per favorire la ripresa?
è un tema molto attuale, e ci sono anche diverse iniziative in corso. Certamente le azioni governative, sia a livello italiano che europeo, servono a dare una conferma della validità del settore, direi a patrocinare le iniziative, ma la necessità fondamentale è che gli imprenditori acquistino fiducia.
Che la banda larga sia il futuro è opinione condivisa. Tuttavia richiede grossi investimenti a monte, mentre le banche in questo periodo sono molto diffidenti nei confronti delle telecomunicazioni e non amano finanziare aziende TLC. Gli imprenditori sono pertanto in grande difficoltà.
Il punto sta nel riuscire ad incoraggiare e rimotivare gli imprenditori, i venture capital, le banche a mettere soldi in queste imprese.
Il futuro della banda larga dipende fortemente dalla capacità di consolidamento delle aziende che operano nel settore.

La tecnologia si evolve in modo estremamente rapido, e la grande difficoltà sta nei tempi umani di assimilazione: un gap visibile sia all'interno delle imprese che nella Pubblica Amministrazione.
E' possibile una trasformazione "dall'interno" ?

Certamente sì, ma i tempi sono sicuramente differenti da realtà a realtà. La Pubblica Amministrazione ha già innovato e continua a farlo; ma i tempi del cambiamento sono necessariamente più lunghi che nel privato, perché le procedure sono più complesse. Le aziende, specialmente quelle della old economy, hanno capito l'importanza di internet e delle nuove tecnologie, del modo diverso di interfacciarsi con clienti, fornitori, con le altre aziende e hanno capito che il modo per essere più competitivi è di essere in rete.
La trasformazione è quindi già in atto. Negli Stati Uniti la produttività continua ad aumentare nonostante la crisi: questo grazie all' impiego delle nuove tecnologie, che non è solo internet ma tutto ciò che c'è dietro.
Un punto a favore della cosiddetta old economy...
Paradossalmente penso che il killer della new economy è stata la old economy.
Inizialmente molti prevedevano, e io fra questi, che solamente aziende nuove ed innovative avrebbero capito l'importanza di internet, e sfruttando le nuove tecnologie sarebbero diventate le nuove protagoniste del mercato.
Questo non è accaduto: le aziende old economy ne hanno approfittato per innovarsi, ed hanno così abolito gli spazi che si pensava fossero disponibili per nuove aziende da crearsi da zero.
Pensiamo alle banche: chi ha fatto maggior uso delle nuove tecnologie sono state le banche tradizionali attraverso il concetto della multicanalità: cioè internet come canale in più, migliorando significativamente in termini di qualità. D'altra parte io avrei qualche dubbio se qualcuno venisse a propormi un'azienda nuova che utilizzi internet per fare concorrenza alle banche tradizionali: queste hanno già i clienti, e molto probabilmente sono più reattive e più rapide nell'utilizzare le nuove tecnologie per migliorare la soddisfazione dei clienti che già hanno. Se questo sforzo attualmente non corrisponde ad un utilizzo significativo del servizio, bisogna considerare che le evoluzioni tecnologiche e di business non seguono mai un andamento lineare, e quindi è solo questione di tempo.