Lei ha recentemente dichiarato: "il 2002 sarà un anno
di grande incertezza... A dicembre ci sarà un ritorno alla
normalità". Quali sono i passi che le aziende devono (o
non devono) intraprendere nell'attesa del cambiamento?
Segnali di ripresa significativi ci sono già oggi, sicuramente
negli Stati Uniti. Le attività di alta tecnologia di cui mi
occupo seguono la ripresa generale, e quindi prima bisogna che si
riacquisti un certo livello di fiducia.
In questo periodo di transizione ? può apparire banale ma non
lo è ? sono fondamentali il buon senso e la cautela. Nei momenti
di grande euforia le aziende possono puntare, anche se non sono ancora
mature e preparate, ad andare in borsa, pensando che lo scenario possa
compensare eventuali loro carenze. In questo momento bisogna che le
aziende abbiano una gestione molto attenta, facciano investimenti
oculati.
Il punto è quindi restare legati ai fondamentali di tipo economico
e strategico; ma allo stesso tempo è importante avere una visione
ottimistica del futuro, altrimenti si rischia di essere troppo conservatori
e di non saper più gestire l'innovazione. La prudenza non ci
vieta di ipotizzare e progettare situazioni future: ci sono delle
nuove opportunità nel mondo delle telecomunicazioni che dobbiamo
prepararci a cogliere appena si verificheranno le condizioni di sviluppo.
Qualche anticipazione?
Penso soprattutto alla nuova tecnologia wireless 802.11 (la cosiddetta
Wi?Fi), che permette di fare trasmissione a banda larga senza filo,
anticipando e competendo anche con le tecnologie UMTS: sono convinto
che sarà un fenomeno di dimensioni notevoli. Stiamo cercando
di capire cosa fare, ma anche qui: se una volta, nel momento di
euforia, si sarebbero già fatti degli investimenti a monte,
ora siamo più cauti e stiamo studiando a fondo le problematiche
e i possibili sviluppi.
Che tempi prevede
per lo sviluppo di nuovi servizi ad alta tecnologia in Italia?
A questo proposito sono centrali lo sviluppo della banda larga e
del cosiddetto "ultimo miglio": attualmente ci sono aree
completamente scoperte ed altre già interamente cablate,
come Milano per esempio. A mio avviso, in tre o quattro anni al
massimo ci saranno le condizioni per sviluppare servizi nuovi.
Semmai il problema è il "Digital Divide", lo squilibrio
che si creerà: non più fra Nord e Sud, ma fra grandi
e piccoli centri.
Quale ruolo devono
avere le istituzioni per favorire la ripresa?
è un tema molto attuale, e ci sono anche diverse iniziative
in corso. Certamente le azioni governative, sia a livello italiano
che europeo, servono a dare una conferma della validità del
settore, direi a patrocinare le iniziative, ma la necessità
fondamentale è che gli imprenditori acquistino fiducia.
Che la banda larga sia il futuro è opinione condivisa. Tuttavia
richiede grossi investimenti a monte, mentre le banche in questo
periodo sono molto diffidenti nei confronti delle telecomunicazioni
e non amano finanziare aziende TLC. Gli imprenditori sono pertanto
in grande difficoltà.
Il punto sta nel riuscire ad incoraggiare e rimotivare gli imprenditori,
i venture capital, le banche a mettere soldi in queste imprese.
Il futuro della banda larga dipende fortemente dalla capacità
di consolidamento delle aziende che operano nel settore.
La tecnologia
si evolve in modo estremamente rapido, e la grande difficoltà
sta nei tempi umani di assimilazione: un gap visibile sia all'interno
delle imprese che nella Pubblica Amministrazione.
E' possibile una trasformazione "dall'interno" ?
Certamente sì, ma i tempi sono sicuramente differenti da
realtà a realtà. La Pubblica Amministrazione ha già
innovato e continua a farlo; ma i tempi del cambiamento sono necessariamente
più lunghi che nel privato, perché le procedure sono
più complesse. Le aziende, specialmente quelle della old
economy, hanno capito l'importanza di internet e delle nuove tecnologie,
del modo diverso di interfacciarsi con clienti, fornitori, con le
altre aziende e hanno capito che il modo per essere più competitivi
è di essere in rete.
La trasformazione è quindi già in atto. Negli Stati
Uniti la produttività continua ad aumentare nonostante la
crisi: questo grazie all' impiego delle nuove tecnologie, che non
è solo internet ma tutto ciò che c'è dietro.
Un punto a favore della cosiddetta old economy...
Paradossalmente penso che il killer della new economy è stata
la old economy.
Inizialmente molti prevedevano, e io fra questi, che solamente aziende
nuove ed innovative avrebbero capito l'importanza di internet, e
sfruttando le nuove tecnologie sarebbero diventate le nuove protagoniste
del mercato.
Questo non è accaduto: le aziende old economy ne hanno approfittato
per innovarsi, ed hanno così abolito gli spazi che si pensava
fossero disponibili per nuove aziende da crearsi da zero.
Pensiamo alle banche: chi ha fatto maggior uso delle nuove tecnologie
sono state le banche tradizionali attraverso il concetto della multicanalità:
cioè internet come canale in più, migliorando significativamente
in termini di qualità. D'altra parte io avrei qualche dubbio
se qualcuno venisse a propormi un'azienda nuova che utilizzi internet
per fare concorrenza alle banche tradizionali: queste hanno già
i clienti, e molto probabilmente sono più reattive e più
rapide nell'utilizzare le nuove tecnologie per migliorare la soddisfazione
dei clienti che già hanno. Se questo sforzo attualmente non
corrisponde ad un utilizzo significativo del servizio, bisogna considerare
che le evoluzioni tecnologiche e di business non seguono mai un
andamento lineare, e quindi è solo questione di tempo.
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