| Kraft Foods International
è il secondo gruppo alimentare del mondo. Con quattro stabilimenti
di produzione e circa 1.300 addetti occupa una posizione di assoluto
rilievo anche nel mercato italiano, dove è presente con numerosi
marchi: Sottilette, Philadelphia, Invernizzi, Simmenthal, Milka,
Splendid e Hag sono solo alcuni esempi.
La
crescente complessità del mercato e la forte competitività
specifica del settore alimentare ha portato recentemente Kraft Foods
Italia a dotarsi di un'infrastruttura di business intelligence che
le permette di conoscere e comprendere al meglio le diverse tipologie
di clienti (Grande Distribuzione, Distribuzione Organizzata, Grossisti
e Ridistributori, ristoranti/hotel/strutture di catering, ecc.)
e le loro specifiche esigenze.
La scelta tecnologica è stata accompagnata da ridefinizioni
strategiche che hanno modificato l'organizzazione aziendale con
un'ottica particolarmente orientata al cliente: la nascita delle
nuove divisioni customer service e supply chain (fusio?ne di logistica
e amministrazione), e della nuova figura del customer service manager
sono sintomatici di un importante cambiamento di prospettiva. Andrea
Mercatali è stato, in qualità di responsabile sviluppo
dell'area data analysis, uno dei protagonisti di questo lungo e
complesso progetto. Lo abbiamo raggiunto a Londra, dove oggi è
IS project manager ? data warehousing per l'Europa, e gli abbiamo
chiesto di raccontarci che cosa significa, in concreto, "fare"
business intelligence.
Quali erano le specifiche esigenze
di gestione di Kraft Foods Italia?
Come in tutte le grandi aziende, l'attività di Kraft Foods
Italia è accompagnata dalla produzione di una mole notevole
di dati. La nostra esigenza era quella di governarli: da qui la
necessità di dotarci degli strumenti più idonei a
fornire un rapido accesso alle informazioni di sintesi.

Il processo di automatizzazione
delle procedure e del reporting era già iniziato nel '96.
Quali innovazioni sono state apportate al sistema?
Nel '96 avevamo implementato un sistema informativo che riguardava
quasi esclusivamente l'area finance pur coinvolgendo altre aree
come il marketing e che fungeva da supporto soprattutto per il controllo
di gestione.
Il progetto attuale è molto più articolato, ed ha
significato un cambiamento radicale di prospettiva dell'intera azienda.
Precedentemente eravamo un'azienda di stampo "classico",
orientata al prodotto ed organizzata per linee di vendita; nel corso
della realizzazione di questo nuovo progetto di data warehouse anche
l'azienda si è orientata diversamente, cioè per canale
cliente. L'attenzione non è
più focalizzata esclusivamente sulla modalità
con cui la forza vendita approccia il cliente, bensì sul
comportamento del cliente.
In questa scelta di trasformazione ci è stata di grande supporto
la flessibilità delle soluzioni Business Objects: strumenti
che si adattano al cambiamento della realtà aziendale e che,
creando diverse possibilità di aggregazione dei dati in una
architettura di data warehouse dotata di Oracle RDBMS come la nostra,
ne permettono molteplici chiavi di lettura.
Come si sono svolte le diverse fasi
del progetto, e quali realtà aziendali sono state coinvolte?
Il progetto è durato in tutto circa due anni, ma con step
ben definiti e di breve durata: 9 mesi la realizzazione del backbone
e il primo delivery per l'area vendite e marketing, e step addizionali
da 3 a 5 mesi per il delivery sulle altre aree (tra cui: livello
di servizio con i clienti, promozioni al trade, accordi commerciali
con i clienti, comportamenti dei clienti nei pagamenti). Il progetto
ha richiesto una prima fase di studio ed analisi: è fondamentale
infatti, per un progetto di data warehouse, identificare con precisione
le necessità del business e stabilire quindi a priori, e
con il massimo dettaglio possibile, che tipo di sintesi delle informazioni
debba essere fatto. Questo lavoro, durato circa quattro mesi, ha
visto il coinvolgimento dei sistemi informativi, dell'area marketing
e vendite, e del customer service.
Nella seconda fase, quella di implementazione del sistema, abbiamo
avuto un approccio modulare: si è partiti dai dati e dalle
funzionalità con la priorità maggiore, e poi, in momenti
successivi, sono state aggiunte le altre funzionalità. Questo
lavoro ha richiesto l'apporto anche dell'area customer service e
supply chain. La tecnologia è stata un mezzo per realizzare
una nuova strategia in ottica "customer centric".
E' stato difficile realizzare questa
trasformazione all'interno della struttura, nell'organizzazione
e nella mentalità del management?
Su questo aspetto ha giocato molto la capacità dei sistemi
informativi di supportare questo processo, rivestendo così
un ruolo diverso rispetto al passato, più completo. Il responsabile
IT in azienda non può più essere il tradizionale "camice
bianco" addetto al controllo dei cicli di transazione, fatturazione
e consegna; oggi è necessario entrare di più nelle
dinamiche aziendali, comunicare con le altre aree di business e
condividere con loro il proprio approccio e le possibilità
tecnologiche di supporto ai problemi. Nel nostro progetto il ruolo
dei sistemi informativi è stato quello di interpretare le
esigenze del business ed avere una visione di quelli che potevano
essere gli strumenti e le modalità più idonee, oltre
che naturalmente operare le scelte tecnologiche per assicurare la
scalabilità del sistema, cioè la possibilità
di aggiungere nuove funzionalità in momenti successivi.
Questo significa che anche gli skill
richiesti ai responsabili dei sistemi informativi stanno cambiando?
Sicuramente cambiano gli skill, ma da noi c'è stato anche
uno scambio di persone: qualcuno dei nostri è andato a lavorare
nelle diverse aree di business, e viceversa. In questo modo si raggiunge
uno scambio di informazioni e conoscenze che è fondamentale
per il successo di progetti complessi.
Avete avuto anche un ruolo nella
formazione del personale?
La formazione interna, una sorta di "alfabetizzazione informatica"
verso la business intelligence, è un nostro compito: è
importante spiegare alle persone di business che tipo di vantaggi
pratici può dare uno strumento informatico di business intelligence
nella vita di tutti i giorni.
Entriamo allora nei dettagli: quali
sono i risultati che le nuove soluzioni tecnologiche vi hanno permesso
di raggiungere?
Ogni grande azienda ha una serie di processi molto importanti da
tenere sotto controllo.
Ogni dipartimento per esempio deve valutare il raggiungimento dei
propri obiettivi quantitativi e qualitativi con diverse cadenze
temporali. Il sistema di business intelligence permette di monitorare
la situazione ? per esempio le vendite ? con frequenza giornaliera.
Oggi ci è possibile sapere non solo quanto e cosa abbiamo
venduto ma anche quanto siamo bravi a consegnare al cliente quello
che ci ha ordinato: gli eventuali errori segnalati su base quotidiana
permettono una tempestiva ed esatta individuazione delle criticità.
Un altro esempio: prima non usavamo strumenti di business intelligence
nel monitorare qualitativamente il rispetto dei termini di pagamento
dei clienti. Ora siamo stati in grado di istituire, grazie alla
collaborazione tra le aree sales e customer service e supply chain,
un nuovo target relativo proprio allo scaduto. Oggi la forza vendita
ha disponibile tra i propri strumenti di reporting quotidiani un
nuovo indice misurabile di valutazione: quello di riuscire a vendere
i prodotti migliorando nello stesso tempo la tempestività
dei pagamenti dei propri clienti.
La grande innovazione è costituita dal fatto che la reportistica
è dinamica: ciascuno può scegliere via web browser
autonomamente i propri criteri di ricerca ed analisi dei dati ?
il periodo, il prodotto, il cliente,... ? senza dover chiedere ai
sistemi informativi o accedere a enormi tabulati statici, come invece
accadeva in passato.
Per ottenere un buon sistema è importante definire, in fase
progettuale, i parametri per la ricerca e l'analisi dei dati.
Una volta stabiliti i criteri, è evidente il grande vantaggio
di avere un monitoraggio continuo e di poter scegliere di analizzare,
per esempio, le vendite sulla base di un periodo definito di tempo,
o
del singolo cliente, o di un prodotto specifico, o del venditore,
per controllarne le performance.
Il processo di formazione del personale
è stato lungo?
Abbiamo utilizzato i cosiddetti "key users", persone che
conoscono bene i processi aziendali e che vengono formati all'uso
delle nuove tecnologie; e che una volta divenuti esperti dei nuovi
tool, sono diventati i responsabili di riferimento all'interno delle
varie aree di business. Oltre a promuovere il prodotto sono stati
loro, nella prima fase, a creare report predefiniti, a diffonderli
e ad aiutare i colleghi a navigare all'interno del sistema. E naturalmente
sono stati impegnati anche nella formazione tradizionale d'aula.
Per raggiungere un livello di utilizzo ottimale dei sistemi non
è stato necessario molto tempo: da due settimane a un mese
per la formazione dei key users, e poi corsi in aula di una giornata
per insegnare ad utilizzare i tool.
Certo, da noi le persone erano formate ad utilizzare Windows, ed
usavano già strumenti di interrogazione.
È chiaro che ci potrebbero essere dei tempi un po' più
lunghi per chi è abituato ancora a ricevere report cartacei.
Ma in generale si tratta di strumenti estremamente semplici da usare.
Oltre ai vantaggi dati dalla flessibilità
dei prodotti, ci sono altri motivi che vi hanno spinto a scegliere
le soluzioni Business Objects?
Sicuramente il vantaggio che si tratta ormai di tool standard con
parecchie risorse sul mercato: oggi sono molte le società
che supportano il prodotto, e questo ci permetteva di non doverci
legare ad un fornitore.
Poi è stata decisiva l'affidabilità, garantita dall'altissimo
numero di installazioni Business Objects nel mondo.
Tornando ai vantaggi della scalabilità
dei sistemi: i tool Business Objects permettono a Kraft Foods Italia
di rendere accessibili i dati anche da remoto, via web. In che modo
verrà utilizzata questa funzionalità?
La tecnologia web utilizzata permetterà in futuro l'apertura
ad un eventuale servizio di "customer self service": i
clienti di Kraft, collegandosi attraverso un portale internet al
nostro sistema informativo, potranno interrogare lo stato dei loro
ordini o il saldo dei pagamenti, ma non solo. Utilizzando i tool
di analisi dei dati acquisti/consegna/pagamenti, ecc. potranno organizzare
i loro ordini sulla base dei prodotti più richiesti, o migliorare
il loro flusso di cassa; in poche parole, ottimizzare la loro politica
degli approvvigionamen?ti con Kraft. Non abbiamo ancora attivato
un portale di "customer self service" ma il settore marketing
è stato attivato per definire gli aspetti strategici e promozionali
di eventuali progetti pilota:
siamo consapevoli che per i nostri clienti potrebbe essere un servizio
ad alto valore aggiunto, e che per Kraft sia dunque un'opportunità
da valutare in tempi brevi.
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