Capitalia
Business
intelligence:
DAL RISK MANAGEMENT ALLA
STANDARDIZZAZIONE.
Intervista a Dario Cardilli, responsabile area misurazione,
controllo dei rischi e capital location, e a Giovanni Coletta,
del gruppo di lavoro IT.
| Il
progetto in sintesi |
L’esigenza |
- A seguito di uno sviluppo accentrato di strumenti di misurazione del controllo dei rischi, mettere a disposizione dei manager di tutte le società del Gruppo i dati di loro competenza
- Massimizzare i ritorni degli investimenti effettuati dalla capogruppo
- Accelerare il processo di creazione di una cultura del rischio a livello di gruppo
- Disporre di uno strumento con ottime garanzie di profilazione, sicurezza e flessibilità per analisi autonome e ai più vari livelli di dettaglio
- Scegliere un fornitore con cui avviare partnership per ulteriori progetti, al fine di consolidare gli investimenti.
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La soluzione |
- WebIntelligence, Designer e Supervisor per fornire ad analisti e gestori dei rischi e all’alta direzione la capacità di analisi libera
- A breve, passaggio a una release successiva che accolga le nuove richieste formulate dagli utilizzatori
- In cantiere l’esportazione del modello alle altre business unit. |
I benefici |
- Piena soddisfazione di tutti gli utilizzatori e apprezzamento dell’alta direzione
- Introduzione della cultura della business intelligence in azienda
- Costruzione di un modello da applicare ad altre funzioni. |
Il gruppo bancario Capitalia nasce nel luglio 2002 a seguito dell’integrazione fra il Gruppo Bancaroma e il gruppo Bipop-Carire. Attualmente è costituito, oltre che dalla holding, da tre banche commerciali tradizionali (Banca di Roma, Banco di Sicilia e Bipop - Carire), dalla banca d’investimento MCC e da Fineco Group, subholding che studia i nuovi prodotti di risparmio gestito e governa le reti di distribuzione innovativa: il canale on line e la rete di promotori finanziari.
Decine di società, oltre 28.000 dipendenti, 337 milioni di euro di utile netto relativo al bilancio 2004: tutto questo fa di Capitalia il 4° gruppo bancario italiano, e rende prioritario il governo e l’uso strategico delle informazioni.
Dario Cardilli, responsabile area misurazione, controllo dei rischi e capital allocation, e Giovanni Coletta, suo collaboratore del gruppo di lavoro IT, sono stati protagonisti di un progetto di business intelligence innovativo, sia nei contenuti che nelle modalità di implementazione.
I cambiamenti vissuti in questi anni hanno coinvolto aspetti organizzativi, strutture, processi, uomini e tecnologie…
Cardilli: In pochi anni ci sono stati importanti cambiamenti nella struttura manageriale di tutto il Gruppo, e si è evoluto il modello di business, con la scelta di un forte orientamento al cliente.
Gli investimenti in tecnologia costituiscono una parte molto rilevante in tutto questo processo: la necessità di consolidare i sistemi informativi di più banche è stata interpretata come un’opportunità per rivedere l’intera struttura tecnologica. Tra i tanti progetti stiamo investendo molto in sistemi che consentano alla capogruppo di monitorare e governare tutti gli aspetti gestionali: controllo di gestione, controllo dei rischi, budgeting e pianificazione. In questo ultimo ambito si inseriscono i progetti che riguardano la business intelligence, e che hanno coinvolto Business Objects…
… e la vostra funzione. Come siete organizzati?
Coletta: in tutto siamo 30 persone. La nostra particolarità è che in staff con il responsabile c’è un gruppo di quattro elementi che si occupano degli aspetti informatici. Si è trattato di una scelta anomala e coraggiosa, ma molto importante: con il nostro know-how tecnico e di business abbiamo garantito migliori tempi di risposta, una maggiore autonomia nel lavoro mantenendo una forte responsabilizzazione sul progetto.
Entriamo nel merito del vostro progetto. Qual era la situazione di partenza e quali gli obiettivi?
Cardilli: La misurazione dei rischi era molto frammentata all’interno delle diverse società, con sistemi e approcci diversi e spesso poco sistematici. La capogruppo aveva necessità di governare a livello centrale il sistema di misurazione dei rischi, e quindi si è partiti con cospicui investimenti: abbiamo sviluppato in house il motore che ci consente di calcolare gli indicatori di rischio, e abbiamo costruito il database in cui far confluire tutti i flussi di dati che riguardavano le posizioni di rischio delle società del Gruppo, per elaborarli con gli strumenti e le metodologie sviluppati.
L’obiettivo ulteriore era quello di mettere a disposizione di tutte le società il set informativo: un modo anche per diffondere più rapidamente all’interno del Gruppo la cultura del risk management.
L’idea di un portale ci è sembrata la migliore. La scelta per lo strumento di front-end è caduta su Business Objects.
Come avete selezionato i fornitori?
Cardilli: Abbiamo scelto di puntare su partner di rilevanza internazionale, verificando quale fosse in grado di soddisfare i requisiti definiti precedentemente all’interno: oltre alle esigenze tecnologiche e funzionali, volevamo un’azienda che non si offrisse come mero fornitore per un singolo progetto, ma che ci garantisse un rapporto di partnership ad ampio raggio.
Quali erano le maggiori esigenze funzionali?
Coletta: Innanzitutto la capacità di analisi libera, la possibilità di creare autonomamente report dinamici su architettura web.
Inoltre era importante dare la possibilità ad ogni utente di ogni banca di visualizzare i dati di propria competenza: la garanzia di una profilazione molto spinta è stato un aspetto tenuto in grande considerazione …
Cardilli: …così come le garanzie di sicurezza, data l’estrema sensibilità dei nostri dati.
Coletta: Gli aspetti tecnologici sono stati molto rilevanti e complessi da implementare: volevamo la possibilità di avere il massimo dettaglio sul singolo trader su base giornaliera, e allo stesso tempo una profondità storica molto ampia, così da poter fornire aggregati macroscopici per l’alta direzione.
Cardilli: Questo sempre per rendere l’utente del tutto indipendente, non limitare in alcun modo la sua capacità di analisi. I report sono il risultato dell’analisi di un quantitativo enorme di dati, ed è fondamentale che l’utente possa decidere a che livello e in che modo costruirsi la sintesi. Le esigenze del responsabile della finanza con 100 collaboratori e del trader che gestisce un unico portafoglio sono ovviamente diverse.
Chi sono gli utilizzatori?
Cardilli: Appartengono a due tipologie: analisti e gestori dei rischi ed alta direzione. A regime saranno circa 300.
Feedback?
Coletta: Positivi, al punto che ci vengono continuamente richieste funzionalità aggiuntive di ogni genere: lo strumento ha liberato la mente degli utenti, che danno voce alle loro esigenze. Per questo stiamo già lavorando per la release successiva.
Altri sviluppi in cantiere?
Cardilli: Le evoluzioni del progetto seguiranno l’evoluzione delle strategie di business; si potrebbe pensare per il futuro di utilizzare questi strumenti per offrire servizi direttamente alla clientela. Con Business Objects abbiamo già avviato altri progetti, per esempio sul controllo di gestione di Capitalia: il successo del progetto di risk management lo ha portato a diventare una sorta di standard interno, una best practice che sta facendo da modello alle altre funzioni. Questo ci permette anche di consolidare al meglio gli investimenti.
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