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Bernard Liautaud
Chairman e CEO, Business Objects


Intervista di copertina.
Lo stato in Rete: la sfida per il futuro.
Intervista a Lucio Stanca, Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie.


Albini & Fontanot
Business intelligence: una risorsa strategica per la media impresa.
Intervista a Massimilano Pianacci,
direttore Amministrazione Finanza e Controllo.
Gruppo Fondiaria-Sai
Un linguaggio comune per favorire un’integrazione di gruppo.
Intervista a David Ottanelli,
data warehouse administrator del Gruppo.
Insiel S.p.A Regione Friuli Venezia Giulia.
Gli strumenti di business intelligence al servizio della pubblica amministrazione locale.
Intervista a Fulvio Sbroiavacca, direttore del centroR&S Padriciano e a Gianluca Leani, responsabile
delle soluzioni di data warehouse.
Albacom
Uno standard di business intelligence per la diffusione della conoscenza.
Intervista a Cristina Bertolo, Responsabile Sistemi
Istituzionali.
Dalmine Energie
Il mercato dell’energia: il valore dell’informazione.
Intervista a Leonardo Vazquez, IT & CRM Manager
Axa Assicurazioni
Visione strategica e impatto graduale:
un approccio alla business intelligence.
Intervista a Daniele Valentini, responsabile reporting & business intelligence.


Business Objects Corner
Soluzioni per il reporting:

come distribuire le informazioni necessarie in modo affidabile e sicuro.




eGovernment.

Lo Stato in Rete:
la sfida per il futuro
.

Intervista a Lucio Stanca,
Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie.




Competitività, innovazione, Europa sono state le parole chiave del Forum PA 2004, giunto quest’anno al 15° appuntamento. Quali spunti significativi sono emersi?
Forum PA è oggi un centro di progettazione oltre che di confronto, una realtà che ha assunto una dimensione istituzionale.
Dalla sua nascita, infatti, ha avuto una crescita media annua di oltre il 15%, raddoppiando negli ultimi cinque anni sia nell’offerta espositiva che nei visitatori. Nelle ultime due edizioni ha saputo coinvolgere Regioni e Autonomie Locali come nuovi attori del federalismo.
In questa ultima edizione abbiamo avuto la conferma, se mai ve ne fosse bisogno, di quanto le nuove tecnologie digitali siano lo strumento necessario per il rilancio della competitività del Paese.
La vera novità dell’ultima edizione è stata senza dubbio l’apertura alla dimensione internazionale, che ha avuto massimo risalto con la Conferenza “eGovernment: sostenere la Democrazia, accelerare lo sviluppo”, a cui hanno partecipato non solo altri ministri italiani ma anche importanti ospiti stranieri.
Forum PA 2004 ha confermato dunque il ruolo dell’Italia come laboratorio internazionale dell’eGovernment. In Europa abbiamo dato un impulso decisivo con il semestre di Presidenza italiana, attraverso tappe importanti come la Conferenza sull’eGovernment di Cernobbio o l’adozione il 20 novembre 2003 delle Conclusioni del Consiglio dei Ministri Europei sul ruolo dell’eGovernment e sui servizi pan-europei. Inoltre stiamo portando avanti nel resto del mondo i progetti di eGovernment per lo Sviluppo, con apertura a nuovi Paesi dell’America Latina: Bolivia, Honduras, Panama, Perù, Uruguay e Carabi, oltre ai progetti già avviati con Europa dell’Est, Medio Oriente e Africa.

Gli attori del processo di innovazione di un sistema Paese sono molteplici: oltre alle istituzioni ci sono le università e gli enti di ricerca, le imprese, gli istituti finanziari... Quali sono i ruoli e gli impegni che ciascuno di essi dovrebbe assumere?
Quello dell’Innovazione è un processo complesso in cui per crescere ognuno deve fare la sua parte: le istituzioni devono garantire un ambiente favorevole all’innovazione in termini di norme, infrastrutture ed efficienza amministrativa; il sistema della ricerca e della formazione deve essere in grado di produrre conoscenze e figure professionali sempre attrattive e orientate al futuro; il sistema delle imprese deve creare le condizioni per sfruttare l’innovazione; il sistema finanziario deve favorire l’accesso al capitale per l’innovazione a costi compatibili.
È necessario che si sviluppi un modello di co-evoluzione, dove la ricerca usa il profitto per creare conoscenza e il mercato usa la conoscenza per creare profitto.
Sono convinto, infatti, che la prosperità nasce dalle imprese e dalle università: nel processo di rilancio della crescita e della competitività queste sono centrali, essenziali e insostituibili. Occorre però che il “Sistema Paese” da una parte e le imprese dall’altra sappiano lavorare meglio.
Le imprese devono aprirsi di più al mondo della ricerca pubblica, dell’università, cooperare di più.
Per questo il Governo ha posto in essere una serie di iniziative che stimolino da una parte il dialogo con le imprese e dall’altro favoriscano la diffusione dell’Ict: posso citare ad esempio il “Piano per l’Innovazione Digitale”, mirato soprattutto alle piccole e medie imprese che in certi casi stentano ancora a comprendere l’enorme impatto, in termini di competitività, che può nascere dall’uso esteso delle nuove tecnologie.
Con riferimento alle università, vorrei sottolineare come la costituzione di “spin off” rappresenti un importante strumento di trasferimento tecnologico, in quanto consente di diffondere sul mercato le conoscenze specifiche sviluppate nelle strutture di ricerca degli atenei. Essendo, infatti, lo “spin off” accademico, per sua natura, una società finalizzata all’utilizzazione industriale dei risultati della ricerca universitaria a favore della quale l’Università rende disponibili una serie di servizi per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo, diventa fondamentale il rapporto degli atenei con il territorio circostante ed in particolare con il tessuto imprenditoriale.

Innovare significa, tra l’altro, sviluppare una nuova cultura dell’informazione. Il dato non è più uno strumento di potere ma un valore da potenziare.
Questo richiede un doppio investimento: in strumenti tecnologici avanzati e nel cosiddetto “change management”. Che cosa comporta tutto questo per un’organizzazione così complessa come la pubblica amministrazione?
Il nostro obiettivo è realizzare una profonda trasformazione della pubblica amministrazione verso un nuovo modello caratterizzato da maggiore efficienza, migliori servizi e trasparenza, attraverso una strategia basata sull’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In una parola, l’eGovernment. I benefici non riguardano solo la pubblica amministrazione, ma coinvolgono l’intero Paese, fungono da volano per creare valore pubblico.
Le innovazioni tecnologiche e quelle digitali in particolare, sono uno strumento formidabile per modernizzare le pubbliche amministrazioni e garantire elevati standard di efficienza e trasparenza. E, ovviamente, una pubblica amministrazione che sappia rispondere in modo rapido ed esaustivo alle esigenze del cittadino, non può che infondere fiducia e sicurezza.

Cosa cambia con la riforma federalista dello Stato? Quali sono le competenze dell’amministrazione centrale e di quelle locali in materia di innovazione tecnologica?
Il cambiamento può essere riassunto in una frase: non ci sono decisioni imposte dall’alto, ma tutto viene condiviso. Solo con questa logica si avrà un “federalismo efficiente”; in caso contrario si determinerebbe un “federalismo caotico”.
La trasformazione dello stato in senso federale, infatti, è una straordinaria e irripetibile opportunità di riorganizzazione della pubblica amministrazione italiana. In questa trasformazione sono coinvolte soprattutto le pubbliche amministrazioni locali, chiamate a svolgere nuove funzioni e ad erogare nuovi servizi.
L’attuazione del federalismo non è solo un processo politico, o una questione di ingegneria normativa, ma anche il più imponente e profondo processo di riorganizzazione della macchina amministrativa pubblica.
È come se la più grande azienda italiana di servizi decidesse di riorganizzarsi profondamente, spostando la maggior parte dei suoi processi decisionali e gestionali dal centro al territorio: possono derivarne grandi benefici in termini di efficienza e di economicità di gestione solo se questa riorganizzazione coincide con una radicale innovazione delle tecnologie di processo, di servizio e di gestione.
In altri termini, se questa riorganizzazione avviene a tecnologia data, non solo non si produrranno vantaggi in termini di efficienza e di economicità, ma, con ogni probabilità, si avrà un aumento complessivo dei costi del settore pubblico.
L’alto numero di enti coinvolti, e la relativa omogeneità dei processi innovativi che è necessario attivare possono consentire grandi risparmi se il processo innovativo viene indirizzato e governato con intelligenza e lungimiranza.

Un apparato statale sempre più decentrato, e d’altro canto sempre più orientato al servizio al cittadino, necessita di un’ottima circolazione delle informazioni. Che cosa si sta facendo in questa direzione?
Il nostro obiettivo nel lungo periodo è proprio quello di dotare il Paese di una macchina amministrativa agile e tendente ad un modello cooperativo, in cui le amministrazioni operino per obiettivi condivisi e per il raggiungimento di un risultato.
Questo modello si contrappone a quello in cui le amministrazioni operano nella difesa del perimetro di attribuzioni normative in una cultura del mero adempimento.
Non abbiamo alternative: o lasciamo che il cittadino sia l’integratore fra le singole amministrazioni isolate fra loro, portando loro la documentazione, o facciamo in modo che questa funzione la compia la connessione digitale, evitando spostamenti, file e duplicazioni. Infatti, in una logica di amministrazioni in Rete è l’informazione che circola da un sistema all’altro. Saper cooperare, condividere, collaborare, questa è la strada giusta per una pubblica amministrazione che intenda adoperare in modo ottimale le tecnologie in Rete, per uno Stato in Rete.

Il valore delle risorse umane nei cambiamenti tecnologici.
Modernizzare un’organizzazione significa governare un’evoluzione per migliorarne le sue funzionalità e per raggiungere i risultati attesi. In tal senso, le risorse umane costituiscono una delle tre leve fondamentali oggi a disposizione, insieme al sistema organizzativo e all’innovazione tecnologica. Una politica di modernizzazione della pubblica amministrazione italiana che sia efficace, ricca di risultati ed adeguata alle necessità del Paese deve necessariamente far leva allo stesso tempo e in modo coordinato su tutti i fattori in gioco: senz’altro le norme, ma anche l’organizzazione, le procedure operative, le risorse, le tecnologie, le persone e le loro competenze.
Le persone e le loro competenze sono fattori critici per il successo dell’eGovernment.
Le tecnologie Ict sono complementari alle competenze espresse da chi le adotta.
Il valore che esprimono è direttamente legato alla “qualità“ del loro utilizzo oltre che alla loro diffusione. Sono tecnologie legate al capitale umano.
L’eGovernment non avrebbe un grosso impatto se l’elemento umano restasse l’anello debole della catena amministrativa che porta all’utente.
Ad esempio, la posta elettronica può accelerare l’iter amministrativo, ma se ne perderebbe completamente il beneficio se le e-mail fossero lavorate con la stessa tempistica delle comunicazioni cartacee.
La resistenza al cambiamento è comprensibile dal momento che siamo in presenza di grandi mutazioni alle quali bisogna prepararsi.
Agli alti dirigenti dello Stato spetta la guida di questo cambiamento che deve avvenire consentendo a tutti quelli che ne sono coinvolti di capirlo, accettarlo e di costruirlo, ma allo stesso tempo valorizzare il cambiamento come generatore di progresso, rimuovere le reazioni destinate a preservare i privilegi, cercare le cause degli ostacoli e rimuoverle.