eGovernment.
Lo Stato in Rete:
la sfida per il futuro.
Intervista a Lucio Stanca,
Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie.
Competitività, innovazione,
Europa sono state le parole chiave del Forum PA 2004, giunto quest’anno
al 15° appuntamento. Quali spunti significativi sono emersi?
Forum PA è oggi un centro di progettazione oltre che di confronto,
una realtà che ha assunto una dimensione istituzionale.
Dalla sua nascita, infatti, ha avuto una crescita media annua di
oltre il 15%, raddoppiando negli ultimi cinque anni sia nell’offerta
espositiva che nei visitatori. Nelle ultime due edizioni ha saputo
coinvolgere Regioni e Autonomie Locali come nuovi attori del federalismo.
In questa ultima edizione abbiamo avuto la conferma, se mai ve ne
fosse bisogno, di quanto le nuove tecnologie digitali siano lo strumento
necessario per il rilancio della competitività del Paese.
La vera novità dell’ultima edizione è stata
senza dubbio l’apertura alla dimensione internazionale, che
ha avuto massimo risalto con la Conferenza “eGovernment: sostenere
la Democrazia, accelerare lo sviluppo”, a cui hanno partecipato
non solo altri ministri italiani ma anche importanti ospiti stranieri.
Forum PA 2004 ha confermato dunque il ruolo dell’Italia come
laboratorio internazionale dell’eGovernment. In Europa abbiamo
dato un impulso decisivo con il semestre di Presidenza italiana,
attraverso tappe importanti come la Conferenza sull’eGovernment
di Cernobbio o l’adozione il 20 novembre 2003 delle Conclusioni
del Consiglio dei Ministri Europei sul ruolo dell’eGovernment
e sui servizi pan-europei. Inoltre stiamo portando avanti nel resto
del mondo i progetti di eGovernment per lo Sviluppo, con apertura
a nuovi Paesi dell’America Latina: Bolivia, Honduras, Panama,
Perù, Uruguay e Carabi, oltre ai progetti già avviati
con Europa dell’Est, Medio Oriente e Africa.
Gli attori del processo di innovazione di un sistema
Paese sono molteplici: oltre alle istituzioni ci sono le università
e gli enti di ricerca, le imprese, gli istituti finanziari... Quali
sono i ruoli e gli impegni che ciascuno di essi dovrebbe assumere?
Quello dell’Innovazione è un processo complesso in
cui per crescere ognuno deve fare la sua parte: le istituzioni devono
garantire un ambiente favorevole all’innovazione in termini
di norme, infrastrutture ed efficienza amministrativa; il sistema
della ricerca e della formazione deve essere in grado di produrre
conoscenze e figure professionali sempre attrattive e orientate
al futuro; il sistema delle imprese deve creare le condizioni per
sfruttare l’innovazione; il sistema finanziario deve favorire
l’accesso al capitale per l’innovazione a costi compatibili.
È necessario che si sviluppi un modello di co-evoluzione,
dove la ricerca usa il profitto per creare conoscenza e il mercato
usa la conoscenza per creare profitto.
Sono convinto, infatti, che la prosperità nasce dalle imprese
e dalle università: nel processo di rilancio della crescita
e della competitività queste sono centrali, essenziali e
insostituibili. Occorre però che il “Sistema Paese”
da una parte e le imprese dall’altra sappiano lavorare meglio.
Le imprese devono aprirsi di più al mondo della ricerca pubblica,
dell’università, cooperare di più.
Per questo il Governo ha posto in essere una serie di iniziative
che stimolino da una parte il dialogo con le imprese e dall’altro
favoriscano la diffusione dell’Ict: posso citare ad esempio
il “Piano per l’Innovazione Digitale”, mirato
soprattutto alle piccole e medie imprese che in certi casi stentano
ancora a comprendere l’enorme impatto, in termini di competitività,
che può nascere dall’uso esteso delle nuove tecnologie.
Con riferimento alle università, vorrei sottolineare come
la costituzione di “spin off” rappresenti un importante
strumento di trasferimento tecnologico, in quanto consente di diffondere
sul mercato le conoscenze specifiche sviluppate nelle strutture
di ricerca degli atenei. Essendo, infatti, lo “spin off”
accademico, per sua natura, una società finalizzata all’utilizzazione
industriale dei risultati della ricerca universitaria a favore della
quale l’Università rende disponibili una serie di servizi
per facilitarne l’avvio e il primo sviluppo, diventa fondamentale
il rapporto degli atenei con il territorio circostante ed in particolare
con il tessuto imprenditoriale.
Innovare significa, tra l’altro, sviluppare
una nuova cultura dell’informazione. Il dato non è
più uno strumento di potere ma un valore da potenziare.
Questo richiede un doppio investimento: in strumenti tecnologici
avanzati e nel cosiddetto “change management”. Che cosa
comporta tutto questo per un’organizzazione così complessa
come la pubblica amministrazione?
Il nostro obiettivo è realizzare una profonda trasformazione
della pubblica amministrazione verso un nuovo modello caratterizzato
da maggiore efficienza, migliori servizi e trasparenza, attraverso
una strategia basata sull’adozione delle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione. In una parola, l’eGovernment. I benefici
non riguardano solo la pubblica amministrazione, ma coinvolgono
l’intero Paese, fungono da volano per creare valore pubblico.
Le innovazioni tecnologiche e quelle digitali in particolare, sono
uno strumento formidabile per modernizzare le pubbliche amministrazioni
e garantire elevati standard di efficienza e trasparenza. E, ovviamente,
una pubblica amministrazione che sappia rispondere in modo rapido
ed esaustivo alle esigenze del cittadino, non può che infondere
fiducia e sicurezza.
Cosa cambia con la riforma federalista dello Stato?
Quali sono le competenze dell’amministrazione centrale e di
quelle locali in materia di innovazione tecnologica?
Il cambiamento può essere riassunto in una frase: non ci
sono decisioni imposte dall’alto, ma tutto viene condiviso.
Solo con questa logica si avrà un “federalismo efficiente”;
in caso contrario si determinerebbe un “federalismo caotico”.
La trasformazione dello stato in senso federale, infatti, è
una straordinaria e irripetibile opportunità di riorganizzazione
della pubblica amministrazione italiana. In questa trasformazione
sono coinvolte soprattutto le pubbliche amministrazioni locali,
chiamate a svolgere nuove funzioni e ad erogare nuovi servizi.
L’attuazione del federalismo non è solo un processo
politico, o una questione di ingegneria normativa, ma anche il più
imponente e profondo processo di riorganizzazione della macchina
amministrativa pubblica.
È come se la più grande azienda italiana di servizi
decidesse di riorganizzarsi profondamente, spostando la maggior
parte dei suoi processi decisionali e gestionali dal centro al territorio:
possono derivarne grandi benefici in termini di efficienza e di
economicità di gestione solo se questa riorganizzazione coincide
con una radicale innovazione delle tecnologie di processo, di servizio
e di gestione.
In altri termini, se questa riorganizzazione avviene a tecnologia
data, non solo non si produrranno vantaggi in termini di efficienza
e di economicità, ma, con ogni probabilità, si avrà
un aumento complessivo dei costi del settore pubblico.
L’alto numero di enti coinvolti, e la relativa omogeneità
dei processi innovativi che è necessario attivare possono
consentire grandi risparmi se il processo innovativo viene indirizzato
e governato con intelligenza e lungimiranza.
Un apparato statale sempre più decentrato,
e d’altro canto sempre più orientato al servizio al
cittadino, necessita di un’ottima circolazione delle informazioni.
Che cosa si sta facendo in questa direzione?
Il nostro obiettivo nel lungo periodo è proprio quello di
dotare il Paese di una macchina amministrativa agile e tendente
ad un modello cooperativo, in cui le amministrazioni operino per
obiettivi condivisi e per il raggiungimento di un risultato.
Questo modello si contrappone a quello in cui le amministrazioni
operano nella difesa del perimetro di attribuzioni normative in
una cultura del mero adempimento.
Non abbiamo alternative: o lasciamo che il cittadino sia l’integratore
fra le singole amministrazioni isolate fra loro, portando loro la
documentazione, o facciamo in modo che questa funzione la compia
la connessione digitale, evitando spostamenti, file e duplicazioni.
Infatti, in una logica di amministrazioni in Rete è l’informazione
che circola da un sistema all’altro. Saper cooperare, condividere,
collaborare, questa è la strada giusta per una pubblica amministrazione
che intenda adoperare in modo ottimale le tecnologie in Rete, per
uno Stato in Rete.
Il valore delle risorse umane nei cambiamenti
tecnologici.
Modernizzare un’organizzazione significa governare un’evoluzione
per migliorarne le sue funzionalità e per raggiungere i risultati
attesi. In tal senso, le risorse umane costituiscono una delle tre
leve fondamentali oggi a disposizione, insieme al sistema organizzativo
e all’innovazione tecnologica. Una politica di modernizzazione
della pubblica amministrazione italiana che sia efficace, ricca
di risultati ed adeguata alle necessità del Paese deve necessariamente
far leva allo stesso tempo e in modo coordinato su tutti i fattori
in gioco: senz’altro le norme, ma anche l’organizzazione,
le procedure operative, le risorse, le tecnologie, le persone e
le loro competenze.
Le persone e le loro competenze sono fattori critici per il successo
dell’eGovernment.
Le tecnologie Ict sono complementari alle competenze espresse da
chi le adotta.
Il valore che esprimono è direttamente legato alla “qualità“
del loro utilizzo oltre che alla loro diffusione. Sono tecnologie
legate al capitale umano.
L’eGovernment non avrebbe un grosso impatto se l’elemento
umano restasse l’anello debole della catena amministrativa
che porta all’utente.
Ad esempio, la posta elettronica può accelerare l’iter
amministrativo, ma se ne perderebbe completamente il beneficio se
le e-mail fossero lavorate con la stessa tempistica delle comunicazioni
cartacee.
La resistenza al cambiamento è comprensibile dal momento
che siamo in presenza di grandi mutazioni alle quali bisogna prepararsi.
Agli alti dirigenti dello Stato spetta la guida di questo cambiamento
che deve avvenire consentendo a tutti quelli che ne sono coinvolti
di capirlo, accettarlo e di costruirlo, ma allo stesso tempo valorizzare
il cambiamento come generatore di progresso, rimuovere le reazioni
destinate a preservare i privilegi, cercare le cause degli ostacoli
e rimuoverle.
|