Albini
& Fontanot.
Business intelligence:
UNA RISORSA STRATEGICA
PER LA MEDIA IMPRESA.
Intervista a Massimiliano Pianacci, direttore
Amministrazione Finanza e Controllo
di Albini & Fontanot.
| Il
progetto in sintesi |
L’esigenza |
-
Facilitare il processo di trasformazione da azienda “padronale”
ad azienda “manageriale”
- Disporre di uno strumento che faciliti ed acceleri le decisioni
di business
- Avere a disposizione in tempi brevi informazioni ed analisi
sull’andamento dell’azienda, aggregando i numerosi
dati provenienti da molteplici fonti informative
|
La soluzione |
-
BusinessObjects per tenere sotto controllo in tempo reale
tutti i fenomeni del business, partendo dalle vendite, personale
e qualità
- Sistema di reportistica customizzato per favorire l’abitudine
all’utilizzo dello strumento
- A breve, implementazione nell’area produzione |
I benefici |
- Visione analitica di un business in rapida evoluzione, vantaggio
particolarmente significativo per una Pmi, tradizionalmente
estranea a strumenti di governo delle informazioni
- Gestione del dato univoca e quindi
scevra da manipolazioni o errate interpretazioni
- Possibilità di prendere decisioni
su basi oggettive e non soggettive
- Maggiore sostegno ai processi di
delega verso il management. |
Albini & Fontanot è un caso paradigmatico
di successo dell’imprenditoria italiana: nata 30 anni fa come
laboratorio artigianale, nel tempo è cresciuta fino a diventare
una S.p.A. che esporta in tutto il mondo. Una evoluzione che non
si è arrestata, e porta con sé la necessità
di darsi una struttura e un’organizzazione adeguate al mercato.
Un processo che la tecnologia può agevolare, come ci ha illustrato
Massimiliano Pianacci, che riveste il ruolo di responsabile Amministrazione
Finanza e Controllo.
Albini & Fontanot cresce al ritmo del 20%
annuo, e per il 2004 si parla di un possibile 30%…
Il fatturato previsto per quest’anno è di 38 milioni
di euro. Siamo stati i primi a industrializzare un prodotto, quello
delle scale, che è sempre stato visto come tipicamente artigianale.
Siamo pertanto entrati in un mercato molto ricettivo, con poche
barriere all’ingresso e ancora molto margine di sviluppo.
Quali sono i vostri mercati di riferimento? Avete siti produttivi
all’estero?
La produzione è tutta italiana, distribuita in tre siti dislocati
nella zona di Rimini. Il nostro core business sono le scale, suddivise
in due linee di prodotto.
Il 60% del fatturato proviene dalla vendita di scale modulari adattabili
a varie misure, brevet-tate da tempo e commercializzate con il marchio
Arkè (www.arkestairs.com): vengono distribuite attraverso
3.000 punti vendita della Grande Distribuzione europea e, da poco,
in altrettanti negozi di una grande catena americana.
Si tratta di scale che possono essere montate anche in autonomia,
senza l’aiuto di tecnici, e quindi hanno un ottimo mercato
nei paesi abituati al “fai da te”.
Poi c’è la scala su commessa, di fascia più
alta (www.albiniefontanot.com). Business residuali sono le pareti
manovrabili insonorizzate e lo sviluppo di software attraverso la
A&F Informatica (www.aflabs.it).
Come si struttura una ex impresa artigianale quando vende in tutto
il mondo?
Fino a tre anni fa l’azienda era centrata sulla figura del
fondatore, come accade sempre in questo genere di imprese. Tutti
i processi decisionali facevano capo alla proprietà, ma con
la crescita del business ci si è resi conto che diventava
necessario avviare processi di delega e dotarsi di strumenti e risorse
umane in grado di facilitare o prendere autonomamente decisioni.
È iniziata perciò una trasformazione e si sta costituendo
una struttura manageriale.
Un cambiamento difficile?
Non direi, perché abbiamo una proprietà illuminata.
Certo, sta anche ai manager abituare l’imprenditore a ragionare
in maniera diversa dal passato.
Oltre al management, la tecnologia ha
senz’altro un ruolo in questa trasformazione.
Quali sono state le vostre recenti scelte tecnologiche?
Abbiamo una piattaforma gestionale, Golden Lake, nata con l’azienda
e successivamente customizzata in modo ottimale, al punto da diventare
uno standard implementato anche da altre aziende.
L’anno scorso abbiamo poi creato un data warehouse su server
SQL e abbiamo introdotto la business intelligence con Business Objects,
procedendo a “isole”: abbiamo iniziato dalla funzione
commerciale, passando poi al personale, e in modo graduale stiamo
inserendo il prodotto in tutte le varie aree aziendali.
Quali esigenze vi hanno portati a scegliere
la business intelligence?
Servivano informazioni veloci che rendessero possibili decisioni
in tempi rapidi. Come spesso accade nelle aziende avevamo tanti
dati disaggregati e nessuno strumento che analizzasse, e poi presentasse,
i dati in una forma utile.
C’è però un altro aspetto, che io in genere
sintetizzo dicendo che Business Objects è uno strumento democratico:
non solo nel senso che rende possibile la distribuzione delle informazioni
a tutti, ma anche che permette una lettura univoca del dato, che
non può essere falsato o manipolato.
Non può capitare che funzioni diverse abbiano dati e visioni
divergenti di uno stesso fenomeno. Tutto questo aiuta a decidere
più velocemente.
Come è stato gestito il progetto?
Personalmente ne sono stato il promotore: avevo già avuto
esperienze nella gestione di progetti di questo tipo. Naturalmente
al progetto hanno partecipato anche la proprietà e la direzione
commerciale, e poi via via le diverse funzioni coinvolte nell’implementazione.
Si è formato un gruppo di lavoro di cui ha fatto parte anche
la società Iconsulting (società specializzata nella
costruzione di piattaforme di business intelligence), che ha intervistato
tutti gli utenti e ha svolto la funzione di coordinamento fra il
business e il direttore dei sistemi informativi.
È importante la presenza di una
persona in azienda che conosce questi sistemi, come nel Suo caso?
Direi fondamentale: questi progetti hanno bisogno di un motore,
di una efficace software selection, e di una corretta analisi delle
esigenze. E non parlo solo di problemi “accademici”
ma anche pratici: progetti innovativi generano inevitabilmente delle
resistenze interne al cambiamento, e chi è all’interno
può valutare meglio il modo di superarle.
Come è stata strutturata l’implementazione?
Una volta stabilito il piano a lungo termine, abbiamo iniziato dall’area
vendite. È stata una mia scelta. Così come ho deciso
di lavorare personalmente sulla personalizzazione della reportistica.
Basandomi sulla mia esperienza precedente, ho deciso di incentivare
l’utilizzo dello strumento creando una base di report già
pronti; in questo modo le persone hanno superato più facilmente
le resistenze alla novità, si sono gradualmente abituate
a ragionare con questi strumenti e oggi lo usano autonomamente.
Nelle altre aree, infatti, ora customizziamo molto meno: ormai è
nata l’abitudine allo strumento.
Dopo l’area commerciale siete passati
alla gestione del personale...
È la sezione più curata, e forse la più interessante.
Le informazioni legate al personale (150 dipendenti) provengono
da due sistemi conferenti: un software che si occupa della relazione
delle presenze, l’altro della contabilizzazione paghe ed estrazione
dei costi. Da lì si ricavano le analisi: per esempio, il
rapporto fra scale prodotte e costo di un determinato reparto, l’assenteismo
e le causali… insomma i report mi danno un quadro completo
della situazione. C’è poi l’area qualità:
noi abbiamo un software proprietario, che si chiama “Anomalie”
e che gestisce l’analisi e la certificazione di tutte le aree
dell’azienda. Business Objects ci ha aiutato a estrarre le
informazioni che ci permettono di individuare il perché dei
fenomeni, e dove avvengono dei blocchi.
Questo progetto va quindi nella direzione
di trasformazione manifestata dall’azienda.
Assolutamente sì: proprio un sistema di questo tipo aiuta
un’azienda in crescita a trasformarsi in senso manageriale,
così come è il nostro obiettivo. La business intelligence
è uno strumento formidabile per le piccole e medie imprese.
Se questi strumenti fossero conosciuti di più e capiti meglio,
le aziende - per esempio quelle della nostra regione, che sono quasi
tutte Pmi - ne trarrebbero dei grandi vantaggi per il loro business:
quello che fa la differenza è la possibilità di avere
informazioni in modo aggregato in tempi rapidi, e questo non è
ancora sufficientemente apprezzato.
Operiamo ormai in un mondo molto veloce, in cui bisogna prendere
decisioni in fretta e tutto deve essere oggettivato. Non è
più pensabile infatti prendere decisioni in base a criteri
soggettivi, a sensazioni, e questi sono strumenti eccezionali per
la corretta gestione di un’azienda.
Quante persone utilizzano Business Objects e quanti saranno gli
utilizzatori a regime?
Per ora gli utenti sono otto: oltre a me la proprietà e la
direzione generale, che coincidono, e la direzione commerciale.
A breve gli utilizzatori saranno una dozzina. In questa fase abbiamo
scelto di non divulgare a tutti la reportistica, ma non sarà
sempre così: già quando affronteremo il mondo della
produzione il numero crescerà notevolmente.

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