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Bernard Liautaud
Chairman e CEO, Business Objects


Intervista di copertina.
Lo stato in Rete: la sfida per il futuro.
Intervista a Lucio Stanca, Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie.


Albini & Fontanot
Business intelligence: una risorsa strategica per la media impresa.
Intervista a Massimilano Pianacci,
direttore Amministrazione Finanza e Controllo.
Gruppo Fondiaria-Sai
Un linguaggio comune per favorire un’integrazione di gruppo.
Intervista a David Ottanelli,
data warehouse administrator del Gruppo.
Insiel S.p.A Regione Friuli Venezia Giulia.
Gli strumenti di business intelligence al servizio della pubblica amministrazione locale.
Intervista a Fulvio Sbroiavacca, direttore del centroR&S Padriciano e a Gianluca Leani, responsabile
delle soluzioni di data warehouse.
Albacom
Uno standard di business intelligence per la diffusione della conoscenza.
Intervista a Cristina Bertolo, Responsabile Sistemi
Istituzionali.
Dalmine Energie
Il mercato dell’energia: il valore dell’informazione.
Intervista a Leonardo Vazquez, IT & CRM Manager
Axa Assicurazioni
Visione strategica e impatto graduale:
un approccio alla business intelligence.
Intervista a Daniele Valentini, responsabile reporting & business intelligence.


Business Objects Corner
Soluzioni per il reporting:

come distribuire le informazioni necessarie in modo affidabile e sicuro.




Albini & Fontanot.

Business intelligence:
UNA RISORSA STRATEGICA
PER LA MEDIA IMPRESA.

Intervista a Massimiliano Pianacci, direttore Amministrazione Finanza e Controllo
di Albini & Fontanot.

 

Il progetto in sintesi
L’esigenza

- Facilitare il processo di trasformazione da azienda “padronale” ad azienda “manageriale”
- Disporre di uno strumento che faciliti ed acceleri le decisioni di business
- Avere a disposizione in tempi brevi informazioni ed analisi sull’andamento dell’azienda, aggregando i numerosi dati provenienti da molteplici fonti informative

La soluzione

- BusinessObjects per tenere sotto controllo in tempo reale tutti i fenomeni del business, partendo dalle vendite, personale e qualità
- Sistema di reportistica customizzato per favorire l’abitudine all’utilizzo dello strumento
- A breve, implementazione nell’area produzione

I benefici

- Visione analitica di un business in rapida evoluzione, vantaggio particolarmente significativo per una Pmi, tradizionalmente estranea a strumenti di governo delle informazioni
- Gestione del dato univoca e quindi scevra da manipolazioni o errate interpretazioni
- Possibilità di prendere decisioni su basi oggettive e non soggettive
- Maggiore sostegno ai processi di delega verso il management.

 

Albini & Fontanot è un caso paradigmatico di successo dell’imprenditoria italiana: nata 30 anni fa come laboratorio artigianale, nel tempo è cresciuta fino a diventare una S.p.A. che esporta in tutto il mondo. Una evoluzione che non si è arrestata, e porta con sé la necessità di darsi una struttura e un’organizzazione adeguate al mercato.
Un processo che la tecnologia può agevolare, come ci ha illustrato Massimiliano Pianacci, che riveste il ruolo di responsabile Amministrazione Finanza e Controllo.

Albini & Fontanot cresce al ritmo del 20% annuo, e per il 2004 si parla di un possibile 30%…
Il fatturato previsto per quest’anno è di 38 milioni di euro. Siamo stati i primi a industrializzare un prodotto, quello delle scale, che è sempre stato visto come tipicamente artigianale. Siamo pertanto entrati in un mercato molto ricettivo, con poche barriere all’ingresso e ancora molto margine di sviluppo.
Quali sono i vostri mercati di riferimento? Avete siti produttivi all’estero?
La produzione è tutta italiana, distribuita in tre siti dislocati nella zona di Rimini. Il nostro core business sono le scale, suddivise in due linee di prodotto.
Il 60% del fatturato proviene dalla vendita di scale modulari adattabili a varie misure, brevet-tate da tempo e commercializzate con il marchio Arkè (www.arkestairs.com): vengono distribuite attraverso 3.000 punti vendita della Grande Distribuzione europea e, da poco, in altrettanti negozi di una grande catena americana.
Si tratta di scale che possono essere montate anche in autonomia, senza l’aiuto di tecnici, e quindi hanno un ottimo mercato nei paesi abituati al “fai da te”.
Poi c’è la scala su commessa, di fascia più alta (www.albiniefontanot.com). Business residuali sono le pareti manovrabili insonorizzate e lo sviluppo di software attraverso la A&F Informatica (www.aflabs.it).
Come si struttura una ex impresa artigianale quando vende in tutto il mondo?
Fino a tre anni fa l’azienda era centrata sulla figura del fondatore, come accade sempre in questo genere di imprese. Tutti i processi decisionali facevano capo alla proprietà, ma con la crescita del business ci si è resi conto che diventava necessario avviare processi di delega e dotarsi di strumenti e risorse umane in grado di facilitare o prendere autonomamente decisioni. È iniziata perciò una trasformazione e si sta costituendo una struttura manageriale.

Un cambiamento difficile?
Non direi, perché abbiamo una proprietà illuminata. Certo, sta anche ai manager abituare l’imprenditore a ragionare in maniera diversa dal passato.

Oltre al management, la tecnologia ha senz’altro un ruolo in questa trasformazione.
Quali sono state le vostre recenti scelte tecnologiche?

Abbiamo una piattaforma gestionale, Golden Lake, nata con l’azienda e successivamente customizzata in modo ottimale, al punto da diventare uno standard implementato anche da altre aziende.
L’anno scorso abbiamo poi creato un data warehouse su server SQL e abbiamo introdotto la business intelligence con Business Objects, procedendo a “isole”: abbiamo iniziato dalla funzione commerciale, passando poi al personale, e in modo graduale stiamo inserendo il prodotto in tutte le varie aree aziendali.

Quali esigenze vi hanno portati a scegliere la business intelligence?
Servivano informazioni veloci che rendessero possibili decisioni in tempi rapidi. Come spesso accade nelle aziende avevamo tanti dati disaggregati e nessuno strumento che analizzasse, e poi presentasse, i dati in una forma utile.
C’è però un altro aspetto, che io in genere sintetizzo dicendo che Business Objects è uno strumento democratico: non solo nel senso che rende possibile la distribuzione delle informazioni a tutti, ma anche che permette una lettura univoca del dato, che non può essere falsato o manipolato.
Non può capitare che funzioni diverse abbiano dati e visioni divergenti di uno stesso fenomeno. Tutto questo aiuta a decidere più velocemente.

Come è stato gestito il progetto?
Personalmente ne sono stato il promotore: avevo già avuto esperienze nella gestione di progetti di questo tipo. Naturalmente al progetto hanno partecipato anche la proprietà e la direzione commerciale, e poi via via le diverse funzioni coinvolte nell’implementazione.
Si è formato un gruppo di lavoro di cui ha fatto parte anche la società Iconsulting (società specializzata nella costruzione di piattaforme di business intelligence), che ha intervistato tutti gli utenti e ha svolto la funzione di coordinamento fra il business e il direttore dei sistemi informativi.

È importante la presenza di una persona in azienda che conosce questi sistemi, come nel Suo caso?
Direi fondamentale: questi progetti hanno bisogno di un motore, di una efficace software selection, e di una corretta analisi delle esigenze. E non parlo solo di problemi “accademici” ma anche pratici: progetti innovativi generano inevitabilmente delle resistenze interne al cambiamento, e chi è all’interno può valutare meglio il modo di superarle.

Come è stata strutturata l’implementazione?
Una volta stabilito il piano a lungo termine, abbiamo iniziato dall’area vendite. È stata una mia scelta. Così come ho deciso di lavorare personalmente sulla personalizzazione della reportistica. Basandomi sulla mia esperienza precedente, ho deciso di incentivare l’utilizzo dello strumento creando una base di report già pronti; in questo modo le persone hanno superato più facilmente le resistenze alla novità, si sono gradualmente abituate a ragionare con questi strumenti e oggi lo usano autonomamente. Nelle altre aree, infatti, ora customizziamo molto meno: ormai è nata l’abitudine allo strumento.

Dopo l’area commerciale siete passati alla gestione del personale...
È la sezione più curata, e forse la più interessante. Le informazioni legate al personale (150 dipendenti) provengono da due sistemi conferenti: un software che si occupa della relazione delle presenze, l’altro della contabilizzazione paghe ed estrazione dei costi. Da lì si ricavano le analisi: per esempio, il rapporto fra scale prodotte e costo di un determinato reparto, l’assenteismo e le causali… insomma i report mi danno un quadro completo della situazione. C’è poi l’area qualità: noi abbiamo un software proprietario, che si chiama “Anomalie” e che gestisce l’analisi e la certificazione di tutte le aree dell’azienda. Business Objects ci ha aiutato a estrarre le informazioni che ci permettono di individuare il perché dei fenomeni, e dove avvengono dei blocchi.

Questo progetto va quindi nella direzione di trasformazione manifestata dall’azienda.
Assolutamente sì: proprio un sistema di questo tipo aiuta un’azienda in crescita a trasformarsi in senso manageriale, così come è il nostro obiettivo. La business intelligence è uno strumento formidabile per le piccole e medie imprese. Se questi strumenti fossero conosciuti di più e capiti meglio, le aziende - per esempio quelle della nostra regione, che sono quasi tutte Pmi - ne trarrebbero dei grandi vantaggi per il loro business: quello che fa la differenza è la possibilità di avere informazioni in modo aggregato in tempi rapidi, e questo non è ancora sufficientemente apprezzato.
Operiamo ormai in un mondo molto veloce, in cui bisogna prendere decisioni in fretta e tutto deve essere oggettivato. Non è più pensabile infatti prendere decisioni in base a criteri soggettivi, a sensazioni, e questi sono strumenti eccezionali per la corretta gestione di un’azienda.
Quante persone utilizzano Business Objects e quanti saranno gli utilizzatori a regime?
Per ora gli utenti sono otto: oltre a me la proprietà e la direzione generale, che coincidono, e la direzione commerciale.
A breve gli utilizzatori saranno una dozzina. In questa fase abbiamo scelto di non divulgare a tutti la reportistica, ma non sarà sempre così: già quando affronteremo il mondo della produzione il numero crescerà notevolmente.