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Università degli Studi di Padova

 

Management universitario:
un caso di eccellenza.

Intervista ad Alberta Panti, direttrice del Centro di Calcolo di Ateneo

 

L’Università di Padova ha 782 anni di vita e una struttura estremamente complessa: oltre all’ampio insediamento all’interno della città di Padova, le attività didattiche e di ricerca sono dislocate in molte città del Triveneto, principalmente Rovigo, Treviso, Vicenza, Conegliano, Chioggia, Bressanone e Feltre. Sono oltre cento gli edifici che ospitano le diverse facoltà con relative presidenze, biblioteche, dipartimenti, centri di ricerca, aule didattiche.
Il Centro di Calcolo di Ateneo nasce 35 anni fa e, mentre la sua denominazione è rimasta quella storica, le sue funzioni hanno seguito l’evoluzione tecnologica al punto da far diventare l’organismo una best practice in ambito universitario: oggi il Centro gestisce la rete telematica e i sistemi gestionali di tutte le strutture di Ateneo. Per capirne di più abbiamo parlato con Alberta Panti, responsabile del Centro.
Come si configura il ruolo del Centro di Calcolo?
Da sempre la scelta strategica dell’Università di Padova è stata quella di consolidare in un unico ente le attività di carattere informatico e telematico rivolte a tutte le strutture di Ateneo. Il Centro di Calcolo ha seguito negli anni l’evoluzione tecnologica, realizzando i servizi e implementando i sistemi che si sono resi disponibili nel tempo.
Per mettersi nelle condizioni di usufruire al meglio della tecnologia, l’Ateneo ha fatto anche ulteriori investimenti: oggi tutte le strutture sono connesse alla rete dati e quasi tutte sono cablate con cablaggio strutturato; il primo cablaggio di un nostro edificio risale al 1991.
Una grande propensione all’innovazione..
… senza però dimenticare che il nostro compito non è fare ricerca, ma fornire dei servizi: pertanto le scelte tecnologiche, pur innovative, devono presentare garanzie di affidabilità e funzionalità.
Quali sono gli ambiti di attività del Centro di Calcolo di Ateneo?
Intanto la gestione dell’infrastruttura telematica – fonia e dati -, che ormai costituisce un servizio indispensabile alla pari dell’energia elettrica: la nostra rete dati consente il collegamento di tutti gli edifici dell’Ateneo ed è utilizzata per le attività di ricerca, didattiche e gestionali. La rete fonia è una rete privata che consente di telefonare all’interno senza oneri, e all’esterno è naturalmente collegata con la rete telefonica generale.
Chi usufruisce delle vostre infrastrutture?
Ne usufruiscono i docenti, il personale tecnico-amministrativo, gli studenti, i dottorandi e gli specializzandi. Per dare un’idea delle dimensioni della rete: abbiamo 7.200 macchine sulla rete dati e 5.600 utenze telefoniche gestite da 29 centralini. Il nostro sistema di posta elettronica gestisce ad oggi 12mila caselle: vale a dire che non serve solo il personale dell’Ateneo - che tra docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo ammonta a 4.400 unità – ma anche i dottorandi, gli specializzandi, i partecipanti ai master ed ai corsi di perfezionamento, i visiting professor, i professori a contratto e altri collaboratori a vario titolo. Naturalmente ci occupiamo anche degli altri servizi di rete, il più importante dei quali è il sito web di Ateneo (www.unipd.it).
Passiamo ai servizi gestionali…
Il sistema informativo degli studenti è senz’altro il più complesso, direi che costituisce l’equivalente di un ERP per un’azienda manifatturiera. Gli studenti hanno accesso direttamente via internet, mediante un PIN, alle loro carriere. Poi c’è il sistema di gestione del personale, che riguarda sia gli aspetti contrattuali (di notevole complessità giuridica) che quelli economici. Un altro sistema complesso riguarda la contabilità di Ateneo: i dipartimenti e i centri a gestione autonoma sono 85, ciascuno ha l’obbligo di predisporre il bilancio previsionale e il consuntivo. L’utilizzo da parte di tutti di un unico sistema contabile permette all’Ateneo di disporre di un bilancio consolidato, realizzato con tecniche automatiche, e di molte informazioni aggregate.
Dal 1° gennaio 2004 le strutture pubbliche hanno l’obbligo di certificare la posta in arrivo e in partenza con un protocollo informatico.
Noi lo facciamo già – per tutte le strutture dell’Ateneo - dal novembre del 1999. Anzi, il protocollo di qualità realizzato dall’Ateneo è stato riconosciuto dalla ex AIPA e preso a modello ed adottato come sistema informatico da vari enti.
Altri servizi?
La gestione degli organi collegiali. Abbiamo un Consiglio di Amministrazione o un Senato Accademico una volta alla settimana, quindi si tratta di un’attività imponente che riguarda convocazioni, ordini del giorno, delibere, verbalizzazioni…
Abbiamo anche realizzato un portale dei servizi informatici e telematici dove abbiamo collocato i servizi alla persona: i dipendenti dell’Ateneo possono visualizzare il cedolino dello stipendio, il CUD, la situazione dei buoni pasto, possono fare domanda per gli assegni familiari, modificare la propria anagrafica, inserire il curriculum e fare domande di mobilità orizzontale e verticale; il servizio è in fase di ulteriore sviluppo. Infine, ma non secondario, gestiamo i servizi di automazione delle biblioteche: aderiamo al servizio bibliotecario nazionale utilizzando lo standard SBN stabilito dall’Istituto centrale del catalogo unico del Ministero dei beni culturali.
Da qualche anno il Centro utilizza intensamente la business intelligence. Da quali esigenze siete partiti?
Dal cambiamento epocale che ha investito gli atenei italiani nel 1997, anno in cui furono completamente riviste le modalità di finanziamento da parte del Ministero. Fino ad allora l’università aveva sempre ricevuto stanziamenti per i quali era già stabilita la destinazione. Dal 1998 l’università riceve dal Ministero il cosiddetto Fondo di funzionamento ordinario, e la decisione di quanto accantonare per ogni destinazione (personale, edilizia, ecc.) spetta agli atenei stessi. I primi anni sono stati difficili: avendo sempre ricevuto finanziamenti “a pié di lista”, gli atenei non avevano mai dovuto utilizzare tecniche budgetarie, e all’improvviso si trovavano nella necessità di disporre di dati finanziari, e soprattutto di poterli incrociare con dati non finanziari. Inoltre, a quei tempi i vari dipartimenti gestivano la contabilità con sistemi diversi, e per di più allocati su singoli personal computer; era quindi pressoché impossibile avere informazioni aggregate. E poi non esisteva il data warehouse.
Come avete strutturato ora il vostro DWH e quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?
Per noi era vitale costruire un sistema di grande solidità (data la mole di dati da gestire) ma anche di estrema flessibilità. Era necessario garantire accessi personalizzati a tutta la pluralità di soggetti che, a vario titolo, devono disporre di informazioni: dagli organi di governo alle commissioni, ai presidi di facoltà, al personale amministrativo che opera nei servizi.
Abbiamo iniziato a progettarlo alla fine del ‘99, nel 2000 lo abbiamo definito da un punto di vista strategico e tecnologico. L’implementazione è iniziata nel 2001 e naturalmente è tuttora in corso, essendo il sistema di per sé “in progress”. Traendo i dati dai sistemi gestionali citati, attualmente gestisce tre universi: studenti, contabilità e personale. Gli universi caricano i dati del giorno prima, quindi l’aggiornamento è quotidiano.
Nel 2003 abbiamo iniziato ad aprire l’universo studenti alle presidenze di facoltà. Tenga conto che si tratta dell’universo più complesso da gestire: i dati derivano da sistemi gestionali che si sono succeduti nel tempo a partire dal 1969. L’universo studenti da solo contiene 40mila variabili sulle 60mila complessive e 3.400 tabelle. Prima di metterlo a disposizione abbiamo scritto una guida all’utilizzo ed abbiamo messo in rete un dizionario semantico, in modo che coloro che utilizzano l’universo in maniera episodica possano riuscire ad usare le tabelle e a eseguire query ottenendo risultati consistenti. Abbiamo anche organizzato molti corsi di formazione. Oggi con l’universo studenti è possibile estrarre qualunque tipo di informazione per ogni possibile analisi: statistiche da poter fornire al Miur o all’Istat, dati di tipo finanziario sulle tasse pagate, analisi previsionali che elaborano i dati sugli abbandoni, i trasferimenti, gli studenti in corso e quelli fuori corso e moltissime altre informazioni relative all’andamento della didattica che permettono ai presidi di facoltà di prendere decisioni più consapevoli.
Quanti sono, ad oggi, gli utilizzatori?
Almeno duemila persone. Circa 250 sono gli utenti che acquisiscono i dati a livello aggregato, di Ateneo. Poi ci sono i 1750 che utilizzano applicazioni specifiche. Per esempio, i responsabili dei progetti di ricerca dispongono di un applicativo in cui vengono indicate tutte le informazioni, finanziarie e non, che permettono di gestire i progetti. Un’altra applicazione consente a tutto il personale – docente e tecnico - di verificare l’avvenuto pagamento delle missioni e i relativi rimborsi. Ancora, i docenti possono visualizzare la valutazione didattica dei loro corsi di insegnamento effettuata dagli studenti .
Quali sono stati i criteri nella scelta di Business Objects?
La scelta tecnologica è stata effettuata dopo un lungo lavoro di indagine e di verifica: avevamo bisogno di un prodotto con molte funzionalità, stabile, in grado di gestire le due caratteristiche ritenute strategiche per il data warehouse dell’Ateneo, ossia solidità e flessibilità, utilizzabile via rete geografica per tener conto della grande dispersione territoriale delle sedi dell’Ateneo. L’intero sviluppo del data warehouse è stato compiuto dagli specialisti del Centro.