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Telecom
Italia Wireline
La fabbrica delle informazioni
Intervista a Leonardo Mangiavacchi,
responsabile del Customer Insight Management di Telecom Italia Wireline
di Eleonora Rambaldi
Responsabile di una struttura
che copre capillarmente l’intero territorio nazionale, sta
completando un progetto che ha riconfigurato le politiche e le
procedure di data warehousing di Telecom Italia. Leonardo Mangiavacchi,
responsabile del Customer Insight Management, ci ha illustrato
che cosa comporta conoscere e prevedere i comportamenti di consumo
di venti milioni di persone.
Che cosa significa business intelligence
in Telecom Italia?
La business intelligence in Telecom Italia, ma possiamo dire in
generale nel settore telecomunicazioni, è una realtà
operativa ormai da molti anni. Da sempre consideriamo la conoscenza
della customer base un asset fondamentale da presidiare, un tema
di rilevanza prioritaria. Va d’altra parte considerato che,
quando la customer base è costituita da venti milioni di
famiglie e due milioni di aziende, la conoscenza e la cura del
cliente pongono una serie di problematiche, sia di processo che
tecnologiche.
Facciamo un passo indietro: la
liberalizzazione del mercato ha sicuramente modificato le vostre
strategie di approccio al cliente.
Senz’altro. Nel settembre del 1998 si è aperto il
mercato delle telecomunicazioni, e il primo effetto immediato
è stato il passaggio di molti clienti ai nuovi gestori.
Per noi è diventato quindi prioritario finalizzare le nostre
strategie alla customer retention e al “win back”,
cioè al recupero di quote di mercato.
Questo ha determinato un grande cambiamento nell’approccio
di marketing, che precedentemente era fortemente legato al prodotto
e si rivolgeva ad un mercato – praticamente - di massa,
suddiviso in alcune macro categorie. In un regime di concorrenza
molto aggressiva diventava fondamentale massimizzare la redemption
delle campagne, e per farlo era necessario tarare l’offerta
sui target specifici: questo richiedeva una profilazione dei clienti
molto accurata.
È iniziata un’attività di progettazione e
sviluppo, anche tecnologico, finalizzata ad ottenere segmentazioni
estremamente “spinte” della nostra clientela: siamo
arrivati a ragionare su cluster molto piccoli incrociando un numero
enorme di informazioni. I dati anagrafici, geografici, di comportamento
venivano incrociati con indicatori predittivi calcolati attraverso
studi basati sul funzionamento delle reti neurali: questi studi
ci indicavano, per esempio, quali fra i nostri clienti avevano
maggiore propensione al passaggio alla concorrenza.
Un investimento importante.
Di tempo, energie ed anche economico, naturalmente. L’approccio
è stato scientifico, quasi “accademico”: abbiamo
applicato tutto quello che le migliori teorie di marketing consigliano.
Se vogliamo, guardando a ritroso, siamo andati addirittura oltre
quelle che erano le reali esigenze del mercato. Ma bisogna considerare
il contesto: a quei tempi gli analisti prevedevano una forte perdita
delle nostre quote di mercato, e sovrastimavano l’erosione
causata da fenomeni come la fonia su internet, o la fibra ottica,
che nella realtà si sono rivelati a tutt’oggi molto
meno consistenti. Gli scenari profilati dagli esperti, generalmente
sulla base di quanto era successo con la liberalizzazione del
settore in Germania e Gran Bretagna, erano catastrofici, e quindi
dovevamo mettere in campo tutte le nostre risorse.
L’evoluzione del mercato
non ha rispettato le previsioni: Telecom ha recuperato quote,
il numero dei competitor si è ridotto,…
… anche perché, una volta raggiunta la massa critica,
per i competitor sono emerse le difficoltà di gestire efficacemente
i clienti. D’altro canto noi abbiamo saputo recuperare quote
di mercato grazie a campagne mirate che hanno utilizzato la conoscenza
del cliente maturata in questo tempo.
Oggi ci troviamo in una situazione molto diversa. Il mercato si
è consolidato, e sono nati business alternativi, come l’Adsl,
che, pur essendo erosivi del mercato tradizionale, vedono Telecom
Italia con una presenza forte sul mercato. Il nostro obiettivo
ora non è più quello di “difendere le frontiere”,
ma di sviluppare nuove potenzialità, aumentare il valore
del cliente attraverso l’innovazione.
Ed è nato il Customer Insight
Management.
Fino alla fine del 2001 eravamo organizzati secondo un modello
divisionale: i vari segmenti di business erano presidiati da organizzazioni,
ciascuna delle quali aveva il suo ufficio marketing, vendite,
amministrazione, RU, call center ecc. Era estremamente funzionale
in termini di focalizzazione sul segmento di appartenenza, ma
dal punto di vista organizzativo e di sistemi informativi produceva
delle ridondanze. Quando l’azienda ha deciso di orientarsi
verso un modello diviso in famiglie professionali abbiamo avuto
la responsabilità di gestire tutto il processo di business
intelligence all’interno del marketing. La nostra prima
attività è stata la razionalizzazione dei processi/sistemi
informativi, in particolare relativi al traffico telefonico: è
stato necessario accorpare e razionalizzare processi che venivano
svolti in modo disomogeneo, poiché ogni divisione aveva
il proprio sistema/processo.
Qual è la vostra missione?
Sviluppare analisi che permettano di orientare al meglio le campagne
di vendita di nuovi prodotti e servizi. Un approccio molto più
pragmatico, forte anche della conoscenza acquisita, che si sta
rivelando particolarmente efficace. Ci configuriamo come un centro
servizi finalizzato ad ottimizzare le azioni sui clienti: raccogliamo
le esigenze del marketing operativo, che si rivolge a noi per
individuare il target a cui rivolgere le diverse campagne. Le
liste estratte vengono passate alla direzione commerciale che
le ripartisce sui vari call center. Il nostro compito successivo
è quello di monitorare l’andamento della campagna,
valutandone i risultati non solo in termini di prodotti/servizi
venduti, ma anche di scostamento rispetto alle campagne precedenti,
valutando i ritorni sui ricavi da traffico. In questo modo possiamo
dare un feedback preciso alla parte del marketing che gestisce
l’offerta, che ha elementi ulteriori per organizzare nuove
campagne, ma anche alla direzione commerciale che può riorientare
le attività sul canale.
Oltre alle campagne in outbound,
questo progetto interessa anche il 187, tradizionalmente la vostra
linea inbound, cioè quella in cui è il cliente a
chiamarvi?
Anche il canale 187 viene visto oggi come opportunità commerciale.
Per questo abbiamo creato le matrici di proattività, sulla
base delle quali selezioniamo i prodotti più adatti al
cliente. Ogni volta che un cliente chiama il 187 viene riconosciuto
dal sistema, e l’operatore visualizza una scheda in cui
compare il colore relativo alla categoria a cui il cliente appartiene,
e in sequenza i prodotti adatti per quel profilo. Una volta risolte
le problematiche per cui il cliente ha chiamato, l’operatore
può provare a suggerirgli l’acquisto di questi prodotti
o servizi.
Il passo successivo, a cui stiamo lavorando, è quello di
mettere in comunicazione il 187 con i call center: in questo modo,
gli operatori di entrambi i canali sapranno quali prodotti sono
già stati offerti al cliente, e si eviterà così
di duplicare le campagne, migliorando in efficienza e in immagine
nei confronti del cliente stesso.
Un altro aspetto di cui ci occupiamo è il monitoraggio
del traffico: il marketing non può aspettare la fine del
bimestre di fatturazione per conoscere i dati. Per questo siamo
chiamati a stimare e valorizzare preventivamente il flusso di
traffico sulla base dei dati che raccogliamo dal sistema informativo.
Su venti milioni di clienti tutto questo sistema funziona solo
se si ha un data warehouse “a prova di bomba” e una
funzione organizzata come una fabbrica.
Le scelte tecnologiche sono dunque
fondamentali.
L’efficacia di un sistema di questo tipo è legato
alla interazione fra noi, il marketing, la direzione commerciale
ed il sistema informatico: i sistemi informativi sono essenziali,
perché devono garantire velocità ed efficienza.
Proprio in considerazione del ruolo della tecnologia, l’anno
scorso l’azienda ha deciso di riscrivere completamente le
procedure operative di CRM. Il sistema precedente presentava le
attività suddivise su piattaforme diverse che dovevano
interfacciarsi tra loro. L’anno scorso è iniziata
la migrazione di tutti i clienti sulla nuova piattaforma: una
migrazione durante la quale abbiamo naturalmente dovuto garantire
il mantenimento del servizio, cosa che ci è riuscita senza
alcun disagio significativo. Oggi l’80% dei clienti famiglie
sono sul nuovo sistema, e tutte le operazioni (dall’acquisizione
dell’offerta alla sua gestione, all’attivazione degli
impianti fino a tutto il post vendita: reclami, fatturazione e
credito) sono gestiti da un unico sistema operazionale, all’interno
di moduli che appartengono ad un disegno architetturale complessivo.
Il sistema di CRM gestisce i dati primari, che vengono poi caricati
sul data warehouse che è la nostra fonte informativa: abbiamo
pertanto completamente rinnovato il parco dei data warehouse,
prima eccessivamente frazionati, razionalizzando la struttura
e riducendone il numero. Il progetto si concluderà a fine
2004.
I principali vantaggi di questa
razionalizzazione dei sistemi informativi.
Oltre ad una migliore gestione del sistema c’è un
evidente recupero di efficienza sul processo. Un sistema complicato
mi costringeva a specializzare le persone su un’attività
specifica. Oggi stiamo andando verso un’unica interfaccia
e un unico data warehouse, ed estrarre i dati è molto più
semplice: questo significa che abbiamo più tempo per analizzarli.
Oggi deleghiamo alla tecnologia molto di più, con un recupero
significativo di risorse verso le attività a valore aggiunto.
Chi ha accesso alle vostre analisi?
In un’ottica di condivisione delle informazioni, e anche
di comprensione delle esigenze del cliente interno, abbiamo costruito
un portale nella nostra intranet (ADA: Archiviazione e Distribuzione
Automatica) che ci permette in primo luogo di eliminare una grande
quantità di carta. Ogni volta che un report viene inserito
nel portale se ne comunica la presenza ad una mailing list selezionata
sulla base dell’interesse. La possibilità di monitorare
il numero degli accessi al report e dei download ci permette di
capire quali sono le analisi più utili, in modo da soddisfare
al meglio le esigenze informative dei nostri colleghi.
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