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L’evoluzione dei sistemi di BI

Verso la definizione di una
Strategia aziendale

 


Business Intelligence


L'evoluzione dei sistemi di BI.
Verso la definizione di una strategia aziendale.

di Paolo Pasini, Professore di Sistemi Informativi Aziendali presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi


Nel nostro paese la presenza dei Sistemi di Business Intelligence (SBI) a supporto ai processi di controllo delle prestazioni aziendali e di decisione manageriale ha avuto una progressiva diffusione nel corso dell’ultimo decennio. In questi ultimi anni i SBI vivono un periodo di particolare rilancio e attenzione: alcune ricerche evidenziano la presenza di questa categoria di sistemi informativi nel 26% delle imprese italiane e nel 47% delle imprese medio-grandi, cioè con oltre 200 dipendenti (Sirmi-SDA, 2002).
L’osservazione sul campo mostra che spesso l’applicazione di questi sistemi avviene solo nelle aree funzionali che ne hanno sponsorizzato l’introduzione iniziale, e che spesso essi vengono applicati solo su un sottoinsieme dei problemi decisionali di competenza della medesima area.
In generale non vi è a priori nessuna ragione o vincolo perché le tecnologie di business intelligence non possano essere applicate a 360° in azienda, lungo tutta la catena del valore e persino nella rete del valore, consentendo cioè l’accesso anche alla filiera dei clienti o ai fornitori e partner. Tutti i fenomeni quantitativi d’azienda si prestano “naturalmente”, ad esempio, all’analisi multidimensionale, e non solo quelli tipici delle funzioni vendite e marketing o del controllo economico-finanziario, ove i SBI risultano maggiormente diffusi. Benché sia comprensibile dal punto di vista della giustificazione economica dell’investimento e dei volumi di dati interessati, non esistono ad oggi convincenti spiegazioni del perché in molti casi questi sistemi non si sviluppino in tutta l’azienda (ad esempio nella gestione del personale, degli acquisti, della produzione, e così via), ragioni non spiegate semplicemente dalle variabili strutturali, quali il settore di attività o la dimensione aziendale, o dal grado di successo riportato nei progetti iniziali.
La questione di fondo si pone nel comprendere le ragioni per cui in taluni casi aziendali la piattaforma informatica di supporto a questi sistemi di management funzionale o divisionale diventi una piattaforma standard utilizzata a livello aziendale, seguendo un naturale percorso di diffusione ed estensione interfunzionale o interdivisionale, ed in altri casi questo percorso avvenga con velocità e “scope” molto più ridotti o non avvenga affatto.
Al riguardo giocano sicuramente un ruolo decisivo la definizione di una strategia dei SBI a livello aziendale, la diffusione dell’esperienza e degli skill costruiti nei primi progetti, la sofisticazione della piattaforma tecnologica, i risultati e la soddisfazione riportati, tutti fattori che possono ampliare lo “scope” dei sistemi in oggetto sia come “ampiezza” (in termini di numero di fatti e di fenomeni aziendali di competenza di molteplici unità organizzative), sia come “profondità” (in termini di maggior livello di dettaglio raggiungibile nei dati disponibili).
Vi sono diversi vantaggi che spingono a ricercare la diffusione e la standardizzazione a livello aziendale dei SBI e delle piattaforme tecnologiche sottostanti, in particolare numerose economie:

1. economie di scala: all’aumentare della dimensione del sistema e della sua capacità produttiva aumentano meno che proporzionalmente i costi di esercizio e di gestione della T.I., del personale specialistico, dei servizi esterni, di un unico competence center, e così via;
2. economie di scopo: all’origine vi può essere la condivisione di sistemi hardware, software e di rete e di risorse immateriali (knowhow, capacità di project management, ecc.) per la produzione “congiunta” di informazioni che vengono utilizzate da più unità organizzative; il costo unitario di “produzione dell’informazione” e l’assorbimento di risorse tecnologiche tendono a diminuire, grazie alla riduzione della ridondanza dei dati; inoltre incrementando la quantità di dati disponibili ed ampliando il numero di utenti che accedono al SBI aziendale, si riducono i passaggi e i tempi di trasmissione e di comunicazione delle informazioni all’interno della struttura aziendale; infine lo sviluppo interfunzionale del SBI può dimostrarsi particolarmente efficace per supportare processi di controllo e di decisione che interessano e attraversano più funzioni (ad esempio i processi di customer satisfaction o di servizio al cliente);
3. economie di esperienza (o apprendimento): sono intrinseche nell’utilizzo del sistema, sia delle sue componenti tecnologiche impiegate per la costruzione e l’amministrazione del sistema da parte degli specialisti di SI, sia delle componenti c.d. di “front-end”, da parte degli utenti finali; l’estensione e la standardizzazione dei SBI può determinare economie di esperienza, in quanto la cumulata delle informazioni prodotte e distribuite dagli specialisti di SI (“push”) o prodotte e utilizzate direttamente dagli utenti (“pull”) viene realizzata a costi medi unitari decrescenti con un rilevante incremento di efficienza. L’ampliamento del SBI persegue due benefici, uno di tipo informativo e uno di tipo organizzativo:
a. si ottiene un’unica visione della realtà quantitativa aziendale, in quanto un unico repository logico (composto da più database fisici) contiene tutti i dati ai quali il management può accedere (secondo anche logiche di Corporate Performance Management);
b. la funzione I.T. si specializza nella gestione manageriale del sistema e ribilancia il suo ruolo di progettista e amministratore dell’infrastruttura tecnica dei SBI con un nuovo ruolo di pianificazione e controllo dello sviluppo di un S.I. critico per l’azienda.

In questa prospettiva diventa, quindi, fondamentale definire una corretta strategia aziendale dei SBI e identificare le aree di intervento e le azioni da attuare perché il SBI abbia una razionale, efficace ed ampia diffusione all’interno dell’impresa. Un ruolo primario in questo processo è assunto dalla Funzione Sistemi Informativi che deve avere una visione d’insieme delle applicazioni e delle basi dati direzionali presenti in azienda, nonché dei progetti in corso, per poter guidare e gestire al meglio il processo evolutivo del SBI, secondo logiche di portafoglio applicativo e di standardizzazione tecnologica.
La formulazione della strategia aziendale dei SBI è basata su 4 tipologie di fattori evolutivi:

1) Fattori tecnologici e architetturali (ad esempio, il volume dei dati caricati, l’obsolescenza dell’infrastruttura hardware e/o software, l’introduzione di nuove fonti di dati, il modello logico dei dati non più coerente con le esigenze informative, l’aumento delle funzionalità disponibili, e così via);
2) Fattori organizzativi (ad esempio, il rendere le diverse funzioni utente maggiormente indipendenti dalla funzione S.I. nella produzione di informazioni, il favorire il decentramento decisionale e la trasparenza informativa a livello aziendale, l’ampliamento della comunicazione interfunzionale o interdivisionale, e così via);
3) Fattori economico-finanziari (ad esempio, la riduzione dei costi operativi di reporting, la creazione di economie di scala e di esperienza su investimenti nei sistemi di BI fatti in precedenza, e così via);
4) Fattori strategico-competitivi (ad esempio, l’allineamento al mercato o l’imitazione di un concorrente, la necessità di implementare strumenti di controllo e analisi strategica, il benchmarking competitivo, la necessità di aumentare la velocità dei processi di analisi e di decisione del management, e così via).

Si possono identificare due possibili macro-modelli di sviluppo dei sistemi di BI:

1. Modello di sviluppo “Funzionale-Aziendale” (business-pull): questo modello di sviluppo si basa prevalentemente su fattori esogeni strategico-competitivi e organizzativi; il cambiamento aziendale genera l’evoluzione dei sistemi di BI, stimolandone lo sviluppo integrato; è il tipico caso di “allineamento” tra esigenze aziendali e SBI;
2. Modello di sviluppo “Tecnologico-Architetturale” (technology-push): questo modello risulta prevalentemente basato sui fattori fisiologici di sviluppo del sistema; il sistema si sviluppa per questioni tecnologiche, ma in molti casi il cambiamento tecnologico-architetturale del SBI stimola un percorso di sofisticazione del contenuto (dati e informazioni ottenibili) e delle funzionalità (ampliamento delle applicazioni di analisi e decisione, dal reporting all’analisi OLAP, ecc.): in questo caso lo sviluppo del SBI determina un impatto positivo sulle modalità di svolgimento delle attività direzionali e sulla crescita del grado di esperienza (sia degli utenti, sia degli specialisti di S.I.); l’estensione e la standardizzazione tecnologica del SBI possono generare un impatto sull’azienda comunque molto importante.

I due modelli di sviluppo si alternano nel ciclo di vita dei sistemi di BI a intervalli di tempo variabili, per cui ad una fase di sviluppo più “technology-push” e basata su fattori fisiologici, segue una fase più “business-pull”, prevalentemente basata su fattori esogeni, e così via, fino a generare, se non avvengono incidenti di percorso (ad esempio, una forte insoddisfazione in un progetto dovuta a svariati motivi), un sistema di BI con funzionalità sofisticate, diffuso ampiamente in azienda e standardizzato a livello di strumenti tecnologici.
Queste ipotesi allo stato attuale sono sottoposte al vaglio e al pensiero di un campione di importanti aziende italiane con una forte esperienza nei sistemi di BI, intervistando personalmente sia i CIO, sia i responsabili dell’area data warehouse/business intelligence. La ricerca è condotta da SDA Bocconi di Milano con il supporto di Business Objects Italia.
Le conclusioni a cui si sta pervenendo, utili sia per la pratica aziendale, sia per ulteriori approfondimenti di ricerca, riguardano:

1. la conferma di molti dei fattori fisiologici ed esogeni indagati;
2. la verifica che i principali fattori fisiologici sono soprattutto di tipo organizzativo (prevalentemente di informazione e conoscenza, di valorizzazione degli skill utente e specialistici sulla BI, di trasparenza e diffusione delle informazioni) e tecnico (soprattutto di razionalizzazione delle piattaforme e delle interfacce);
3. la verifica che i maggiori fattori esogeni sono principalmente di tipo strategico- organizzativo (prevalentemente di riassetto istituzionale, di riprogettazione della struttura aziendale, dei meccanismi operativi o di distribuzione del potere) ed economico (ad esempio, l’ammortamento degli investimenti tecnologici e in competenze fatti in precedenza).