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Il
caso BNL
Nuovi strumenti per una banca che cambia
Intervista a Mauro Bufano, responsabile
architetture dati di BNL
di Sebastiano Peluso
La storia di BNL è sintomatica
del cambiamento che il mercato ha imposto a molti – se non
alla totalità – degli istituti di credito. Per approfondire
le strategie e le modalità operative specifiche di BNL,
Insight ha parlato con Mauro Bufano, responsabile architetture
dati e uno dei curatori del progetto Customer Insight.
Negli ultimi anni BNL è
stata protagonista di grandi cambiamenti…
Eravamo un ente di diritto pubblico, con una forte focalizzazione
e specificità nell’interpretazione dei bisogni del
cliente-impresa e della pubblica amministrazione. La trasformazione
in S.p.A. e la successiva privatizzazione ci hanno permesso di
integrare questo approccio con un orientamento più specifico
al settore retail. Muoversi in un terreno poco conosciuto implica
un grande bisogno di reperire informazioni relative a quel mercato.
Quindi la necessità di
strumenti di business intelligence. Quali criteri vi hanno guidato
nella formulazione del progetto?
Intanto, per essere sicuri di trovare le informazioni giuste è
necessario focalizzare chiaramente e fin dall’inizio gli
obiettivi. E poi è importante scegliere gli strumenti giusti:
la business intelligence è un settore molto critico, e
un errore in fase di impostazione - sia degli obiettivi di business,
che della strumentazione scelta – può facilmente
comportare un fallimento del progetto. Per noi era fondamentale
riuscire a garantire a priori il successo di questa iniziativa,
per cui il lavoro progettuale a monte è stato molto significativo,
così come la scelta dei partner giusti e la decisione di
concentrare l’impegno in un arco di tempo limitato e ben
definito. Inoltre, l’architettura da noi progettata prevede
una struttura modulare, che rende possibile una implementazione
distribuita nel tempo, in modo da darsi obiettivi realistici.
Qual è stato il primo obiettivo
che vi siete posti?
La selezione dei soggetti da coinvolgere in campagne di marketing.
Il progetto è focalizzato esclusivamente sul marketing
perché abbiamo ritenuto importante, per il successo dell’iniziativa,
delimitare bene l’ambito, così da spendere i soldi
giusti scegliendo gli strumenti in grado di dare le risposte che
ci si aspettava.
Quante persone sono state coinvolte?
Oltre a me sono interessati al progetto il direttore commerciale
dell’unità di Marketing Intelligence ed il responsabile
della soluzione per l’Organizzazione.
Quanto tempo fa è partito
il progetto?
Facciamo un passo indietro. Sette anni fa avevamo iniziato con
una prima strutturazione dei dati, allora fortemente disaggregati,
in un data warehouse, che rispondeva alla necessità di
trovare informazioni all’interno di applicazioni verticali
di prodotto, così come era tipico fare in quegli anni.
Si è trattato di una prima sistematizzazione finalizzata
ad iniziare a valutare le problematiche, effettuata con la tecnologia
di allora e la non adeguata focalizzazione tipica degli ambienti
informatici di quel periodo.
Nel 1999 abbiamo poi fatto una scelta di importanti investimenti
sui nostri sistemi informativi di base. A valle di questa scelta
abbiamo intrapreso una serie di iniziative notevoli che servivano
ad affidare al sistema un ruolo di integratore non solo sui dati
operazionali, ma anche su quelli riguardanti i diversi contratti
stipulati con i clienti, attraverso la strutturazione del catalogo
prodotti. I dati che sono emersi, più trasparenti e “certificati”
ci hanno permesso di impostare un’azione di business intelligence.
Un’azione focalizzata sul
settore retail.
La nostra Divisione Commercial Banking si è occupata del
business case, stabilendo il budget degli investimenti sulla base
dei ritorni attesi di lì a un anno. Si è puntato
sull’efficienza e sull’efficacia delle azioni di marketing
attraverso la focalizzazione delle campagne commerciali e l’ulteriore
miglioramento nel processo interno di estrazione dati.
La scelta tecnologica è
avvenuta secondo quali criteri?
Agli aspetti tecnologici e strumentali è stata dedicata
molta attenzione. Abbiamo selezionato prima di tutto i partner
che avrebbero potuto garantirci la realizzabilità del nostro
sistema: la garanzia di successo di un progetto è qualcosa
che va oltre la tecnologia offerta. Ci siamo dedicati a selezionare
leader di mercato che avessero delle istallazioni in Italia verificabili
e con progetti molto vicini a quelli nostri. E poi abbiamo posto
grandissima attenzione ai costi indotti dall’integrazione
di queste tecnologie web based con il nostro ambiente mainframe.
Inoltre abbiamo voluto valorizzare investimenti già fatti,
dando la priorità a tecnologie già presenti in azienda.
A che punto siete con il lavoro?
Abbiamo terminato a novembre la fase di collaudo del primo rilascio,
per fine anno saremo in produzione con i primi strumenti di targeting,
che consentiranno ai nostri colleghi della Divisione Commercial
Banking di operare al meglio. In questo modo abbiamo raggiunto
l’obiettivo di metà cammino di fornire al marketing
uno strumento operativo entro il 2003.
In primavera contiamo infine di andare in produzione in maniera
definitiva con le funzionalità complete, che aggiungono
le funzionalità predittive relative a scoring e attrition.
Oltre alla necessità di uno strumento semplificato per
la gestione delle campagne commerciali, quello che volevamo raggiungere
con il nostro progetto sono due ulteriori obiettivi: il primo
è la creazione di un modello di attrition, cioè
la costruzione di indicatori che quantifichino la capacità
che la banca ha di fidelizzare il cliente, il secondo riguarda
le previsioni di scoring, cioè la probabilità di
scelta di un certo prodotto da parte di uno specifico cliente.
Entrambe le informazioni ci permettono di organizzare tempestivamente
campagne focalizzate sulle esigenze dei clienti che presentano
alti tassi di probabilità in uno dei due segmenti.
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