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Ipermercati
Bennet
Business Intelligence e GDO:
una scelta strategica
Intervista ad Adriano Visconti,
direttore sistemi informativi di Bennet
di Eleonora Rambaldi
Per la prima volta su Insight
ci troviamo a parlare di Grande Distribuzione Organizzata: un
settore che, oltre ad essere in grande espansione, presenta anche
problematiche e caratteristiche che rendono l’utilizzo delle
nuove tecnologie indispensabile, oltre che strategico. Adriano
Visconti, direttore dei sistemi informativi di Bennet, ci ha illustrato
come si può trasformare una enorme mole di dati in un inestimabile
patrimonio informativo.
Iniziamo presentando gli ipermercati
Bennet, una realtà importante dell’Italia del Nord,
presente da Trieste a Cuneo e, verso sud, fino alla provincia
di Ferrara.
Attualmente siamo presenti con 41 centri commerciali, e
con le nostre 4-5 aperture all’anno siamo l’azienda
del settore con il più alto tasso di crescita europeo nel
canale ipermercati. Per scelta strategica siamo presenti esclusivamente
come ipermercati/centri commerciali, quindi su grandi superfici.
Per dare un po’ di numeri di riferimento, il fatturato 2002
è stato di 1.300 milioni di euro. A fine 2002 Bennet contava
6.500 dipendenti, attualmente stiamo raggiungendo l’obiettivo
2003 di 7.000 risorse impiegate.
Come tutti i grandi retailer,
anche voi avete una carta fedeltà: un vantaggio per i clienti,
un’ottima fonte di informazioni per voi. Quali sono i dati
per voi più rilevanti?
Il posizionamento geografico
innanzitutto. È da premettere che il criterio principale
che guida il cliente nella scelta di un supermercato è
la posizione geografica, seguito dalla presenza di un buon parcheggio.
I prezzi, l’assortimento e la qualità del servizio,
pur essendo valori fortemente percepiti, spesso risultano essere
al secondo posto. La comodità è quindi prioritaria
per il cliente, per questo diventa strategico per noi conoscere
la distribuzione dei nostri clienti sul territorio. Analizzando
poi il territorio stesso siamo in grado di individuare le aree,
e quindi i clienti, con maggiore potenzialità di spesa.
Queste proiezioni ci vengono in aiuto soprattutto nel momento
della scelta di ristrutturare un nostro punto vendita, o di aprire
un nuovo punto vendita in prossimità di negozi della concorrenza:
il posizionamento geografico, il bacino d’utenza, la viabilità,
la possibilità di costruire grandi posteggi sono informazioni
fondamentali.
Dallo studio delle carta fedeltà traiamo ancora altre informazioni,
per esempio sulla mobilità
del consumatore: non solo conosciamo la sua residenza, ma sappiamo
anche dove effettua i propri acquisti. Incrociando il dato di
vendita con il dato della residenza ci accorgiamo se il consumatore
si muove periodicamente per andare a fare acquisti in zone diverse
da quella di residenza. Se l’evento non riguarda singoli
individui, ma ha un peso statistico significativo se ne vanno
a cercare i motivi con analisi mirate.
Possiamo inoltre stabilire il
comportamento di spesa, vale a dire gli articoli più
comperati, e anche questo lo facciamo sulla base del territorio
di appartenenza. Questo perché spesso ci sono scelte di
prodotto molto diverse da regione a regione: conoscere la composizione
del carrello ci aiuta nella caratterizzazione regionale dell’assortimento,
attività fondamentale per avvicinarsi alle esigenze del
cliente. Nel momento in cui costruiamo un ipermercato in zone
che non conosciamo bene ci affidiamo, oltre che a studi di terze
parti, per esempio AC Nielsen, sull’abitudine di spesa media
rilevata nei nostri punti vendita limitrofi.
Infine analizziamo i dati relativi al cosiddetto “carrello
medio” (il volume medio di spesa, che negli ipermercati
si aggira fra 60 e 80 euro) e al
numero di pezzi acquistati. Si tratta di due valori che
vanno messi in rapporto fra di loro, e che variano molto. L’esempio
classico è quello dei nostri punti vendita al confine svizzero,
che presentano un carrello medio di spesa molto elevato (80-100
euro) e alto numero di pezzi: la spesa alimentare dei cittadini
svizzeri, che in Italia risparmiano. Nelle zone del Veneto, invece,
il numero di pezzi acquistati è molto inferiore, nonostante
il valore medio di spesa sia comunque rilevante, in quanto sussiste
un notevole interesse in tutta l’area degli acquisti Non-Food.
Avete quindi adottato un sistema
di business intelligence che vi permette un’analisi ottimale
dei dati.
La business intelligence, che abbiamo implementato con i prodotti
Business Objects, ha rappresentato per noi una svolta importante,
perché ci ha permesso di collezionare le informazioni di
base che avevamo in modo sparso su IBM AS/400, la macchina su
cui poggia il nostro core business, e di presentarle in forma
aggregata in modo da renderle fruibili, leggibili. Questo è
stato il motivo che ci ha spinto inizialmente a prendere in considerazione
un progetto di business intelligence.
Oltre alle carte fedeltà,
in quali altri ambiti utilizzate la business intelligence?
In tutti gli ambiti amministrativi. Per esempio monitoriamo con
estrema attenzione gli incassi,
non li suddividiamo solo per punto vendita, ma anche in base al
calendario commerciale (che non corrisponde a quello solare),
in base ai reparti merceologici fino a scendere ai livelli inferiori
di raggruppamento, cioè famiglia e sottofamiglia.
Grazie a Business Objects siamo quindi in grado di capire quale
sia l’andamento degli incassi nel tempo, stagionale ed annuale,
nei diversi punti vendita e per i diversi settori merceologici.
È un’attività molto importante perché
permette di comprendere l’andamento dei reparti, il livello
di spesa del cliente e la sua soddisfazione. È possibile
per esempio individuare tempestivamente un’improvvisa caduta
degli incassi, e poterne analizzare le cause, qualsiasi esse siano.
Oltre a confrontare i dati su base annua, verifichiamo anche l’andamento
delle vendite in occasione, per esempio, delle festività
e/o delle ricorrenze. Mentre però confrontare i dati relativi
al Natale è abbastanza semplice, nel caso di feste a data
variabile come la Pasqua i confronti sono più complessi.
I prodotti Business Objects hanno la flessibilità necessaria
per permettere di fare interrogazioni trasversali, di mettere
in relazione periodi temporali diversi e non rapportati solo a
calendari solari e/o statici.
In che modo avete introdotto la
business intelligence nel vostro modo di lavorare?
Abbiamo scelto un approccio graduale. Siamo partiti dall’analisi
degli incassi perché era ciò di cui si sentiva un’estrema
necessità. Poi siamo passati alle carte fedeltà,
e poi alle analisi specifiche sul venduto,
che è diverso dall’incassato: il venduto analizza
in modo specifico la tipologia di merce e i pezzi acquistati.
Quest’ultimo progetto è durato almeno un anno, ma
si è rivelato fondamentale per i nostri buyer. Gli acquisti
di un centro commerciale vengono programmati con sei mesi di anticipo,
e la direzione acquisti ha bisogno di quantità enormi di
informazioni per impostare delle previsioni che suggeriscano come
soddisfare al meglio il cliente finale.
E dopo il fatturato, le carte
fedeltà, il venduto?
Siamo passati alla reportistica sui costi
del personale per l’ufficio risorse umane, agganciandoci
al database delle paghe. Incrociando i dati tra le ore lavorate
nei singoli reparti (provenienti dalle timbrature dei punti vendita)
e le vendite per reparto si arriva alla redditività dei
reparti per ogni negozio: un dato che confrontiamo sia con i dati
storici interni (per verificare scostamenti) sia con i valori
medi forniti dagli studi nazionali. Questo tipo di indagine potrà
nel prossimo futuro arrivare anche a spalmare il costo del personale
su ogni singolo articolo venduto. Anche questo è stato
fatto con Business Objects e si è rivelato estremamente
interessante per la gestione costi.
Dulcis in fundo, stiamo ultimando per la fine dell’anno
i dashboard per la direzione generale: si tratta di indicatori
grafici navigabili (quindi dinamici) che permettono, con la consueta
tecnologia drill down, di analizzare i dati partendo da macro-informazioni
e scendendo poi nel dettaglio fino al singolo articolo.
Avete sviluppato il progetto al
vostro interno?
Noi dei sistemi informativi siamo stati i propositori, gestori
e manutentori di tutto il sistema. Abbiamo formato al nostro interno
persone che si occupano esclusivamente di Business Objects, avvalendoci
in modo non continuativo di interventi consulenziali esterni.
È stato naturalmente necessario raccogliere le necessità
dei singoli settori e farsene interpreti, rilasciando poi delle
bozze e dei prototipi che sono stati affinati in stadi successivi,
inserendo tutti i valori ritenuti significativi. È stato
un lavoro profondo di interazione “trasversale” con
tutti i settori dell’azienda, e di questo mi sono fatto
carico io personalmente.
I feedback?
Direi ottimi. Abbiamo illuminato diverse zone d’ombra, risolvendo
molte necessità. In alcuni casi abbiamo risposto a richieste
già formulate, a cui però si attendeva con strumenti
ormai inadeguati, non di business intelligence, cioè i
classici tabulati da mainframe. In altri casi abbiamo addirittura
prevenuto la domanda, andando noi a proporre direttamente delle
novità. Siamo quindi andati incontro a necessità
sicuramente avvertite, ma mai formulate od esplicitate, probabilmente
anche perché ritenute di difficile od impossibile soluzione.
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