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Le banche nella rete

Passato, presente e futuro della finanza online.

 


Information & Communication Technology


Le banche "nella rete":

Passato, presente e futuro
della finanza online.


di Andrea Carignani



Quello finanziario è storicamente uno dei settori che meglio si presta all'introduzione di strumenti tecnologici in grado di facilitare la raccolta, l'elaborazione e la trasmissione delle informazioni. Grazie all’evoluzione dell’ICT le banche hanno potuto ridefinire nel corso degli anni non solo la propria struttura organizzativa, ma anche la struttura delle relazioni con le organizzazioni partner, con il duplice obiettivo di ottimizzare i costi di gestione, da un lato, e di aumentare la capacità di generazione di valore per il cliente, dall’altro. Se si fa riferimento a quelle che, da un punto di vista organizzativo e manageriale, sono considerate le principali ondate dell’evoluzione tecnologica, quella del Real-Time e la successiva rivoluzione del Client/Server, si rileva come il settore bancario abbia saputo ottimizzare al meglio in funzione delle tecnologie e degli strumenti disponibili la relazione tra il mondo gestionale (o back-office) e la rete distributiva (o front-office).
L’avvento di internet è apparso rivoluzionario in quanto per la prima volta una tecnologia, oltre a contribuire al miglioramento dell’efficienza delle relazioni interne alla banca (back-to-front), ha permesso ai clienti di entrare direttamente a far parte dell’attività aziendale (back- to-customer).
D’altra parte, e l’evidenza empirica lo dimostra, il rapporto banche-internet non è stato così entusiasmante come i sopraccitati presupposti potevano far immaginare: prima di tutto a causa di un intrinseco disallineamento temporale tra le aspettative introdotte da una nuova tecnologia e i reali benefici che la stessa è in grado di generare per un’azienda e i propri clienti (figura 1).

In particolare, se guardiamo all’evoluzione ancora in atto di internet nel settore finanziario, risulta evidente come nel momento di massima euforia per le nuove tecnologie di rete (a cavallo tra il 1999 e il 2000) l’adozione delle stesse nel mondo bancario fosse vincolato da una scarsa integrazione con il sistema informativo tradizionale. La sfida del “back-to-customer” quindi è in corso solo oggi , da un lato con l’obiettivo di identificare e soddisfare le esigenze del cliente (il tanto citato CRM), dall’altro nell’ottica di adeguare processi e sistemi informativi alla visione multicanale (figura 2).

Ma cosa significa realmente multicanalità? E soprattutto, ha senso focalizzarsi su questo concetto del cercare di delineare il futuro delle banche “in rete”?
Sviluppatesi in un contesto ambientale e di mercato abbastanza stabile, le strutture organizzative bancarie tradizionali sono caratterizzate da un alto tasso di accentramento decisionale, da una scarsa articolazione, da carenze negli organi non orientati alla produzione e da un funzionamento con connotati di rigidità che richiamano il modello "meccanico". Tale modello risulta non più valido oggi in un’industria, come quella bancaria, dove la crescente forza negoziale della clientela, la deregolamentazione di mercati tradizionalmente protetti, il deterioramento della qualità dei crediti e anche le nuove opportunità dell’Information Technology contribuiscono a intensi processi di revisione delle condizioni costitutive del business.

In Italia gli sportelli continuano a crescere
A fine giugno 2003 la rete a disposizione delle banche italiane aveva toccato i 28.682 sportelli, con una crescita di 507 unità rispetto alla fine del 2000 e un trend che si mantiene costante nel tempo: 10.454 nuove agenzie sono state aperte tra il 1990 e il 2000, 3.754 tra il ’96 e il 2000, oltre 1.500 negli ultimi 18 mesi. Oltre all’Italia (+59% nel decennio 1990-2000), solo la Spagna (+15%) e il Portogallo (+70%) condividono questo trend di crescita. Nel resto d’Europa si è invece consolidata una chiara tendenza al ridimensionamento: nel decennio 1990-2000 sono stati chiusi 5.600 sportelli in Gran Bretagna, 2.300 in Belgio, 2.200 in Olanda e 1.900 in Germania. La Francia ha invece mostrato una variazione praticamente nulla.


Se trascuriamo quindi per un attimo la semplice osservazione della rete distributiva (che peraltro evolve in maniera discontinua nei diversi contesti socio-economici – si veda box), possiamo rilevare come sotto un profilo organizzativo gli aspetti più rilevanti della banca multicanale di domani siano il cambio di ruolo e di assetto delle filiali tradizionali, l’offerta di prodotti/servizi attraverso la fusione di input di diversa origine, un livello crescente di cooperazione tra imprese* di servizi finanziari (volto ad assicurare al cliente ogni tipo di servizio richiesto attraverso alleanze strategiche e soluzioni di network) e infine un outsourcing deciso.
Ma non basta: se infatti il ricorso a canali innovativi può (almeno in teoria) consentire alla banca di limitare i costi unitari delle transazioni, sfruttare nel contempo nuovi spazi di mercato e accelerare processi di cambiamento, la crescente pressione competitiva impone non soltanto una presenza attiva, ma anche proattiva. La vera sfida in rete è quindi riuscire a seguire e, dove possibile, anticipare alcune tendenze di sviluppo. A questo proposito è opportuno sottolineare come la Rete favorisca e acceleri fenomeni di competizione, ma al tempo stesso aiuti ad instaurare meccanismi di cooperazione tra imprese . Una base clienti consolidata, un brand affermato, un network di relazioni collaudate, un database di informazioni dettagliate e regolarmente aggiornate e una rete di distribuzione fisica capillare, sono esempi di asset che le banche hanno la possibilità di sfruttare, combinandoli in modo creativo ed efficace con il potere di connettività e di aggregazione di internet. In questo senso il futuro delle banche “in rete” non è solo multicanale ma orientato verso alleanze con operatori del mondo dell’ICT e “pure player” di internet quali portali e infomediari. La banche infatti, in un’ottica di alleanze, da un lato, possono vantare un nome già affermato e noto al pubblico che consente una maggiore visibilità e reperibilità nella rete e inoltre grazie a forme di comunicazione e marketing istituzionali attraverso i canali tradizionali possono gestire la presenza su internet a un costo marginale più basso di chi dispone di un canale di contatto solo virtuale. Nel percorrere questa strada, le banche devono peraltro effettuare scelte strategiche coraggiose, risolvere problemi organizzativi e operativi complessi, e dimostrare una forte capacità di adattamento e apprendimento che le renda capaci di intravedere nuove opportunità di business anche in settori atipici come quello dell’e-commerce. La sfida consisterà nel superare il timore di cannibalizzare la propria base clienti ricercando nuove combinazioni di prodotti e servizi veicolabili via rete e nel realizzare strutture autonome dal punto di vista decisionale, ma profondamente integrate con la realtà operativa a esse circostante. Ed anche i rischi nel nuovo contesto competitivo appaiono elevati: in un futuro di medio lungo periodo, sulle reti interattive, per esempio internet e quella a banda larga per la TV, i clienti potranno confrontare istantaneamente le diverse offerte di servizi bancari e scegliere quella più conveniente, all’interno di un mercato che presenterà solo modeste “rendite territoriali”, mentre sarà caratterizzato da una elevata trasparenza e dalla competizione perfetta (o quasi). Inoltre la frantumazione e la specializzazione delle prestazioni bancarie comporta una nuova concorrenza, effettuata per via telematica da molteplici newcomers, come assicurazioni, società finanziarie, società di software, società di telecomunicazioni e operatori di rete, e società emittenti di carte di credito. La competizione delle società non bancarie è già iniziata da mercati di nicchia (come per esempio il sistema dei pagamenti relativi al commercio elettronico, finanziamenti e crediti, mutui, prodotti assicurativi) ma ha le caratteristiche per estendersi a tutto campo, e la domanda “le banche saranno disintermediate dagli operatori di telefonia mobile?” è già qualcosa di più che un ottimo punto di partenza per una ricerca universitaria.

*Va osservato come la dimensione della cooperazione, che si concretizza mediante la costituzione di reti e alleanze, è assai vicina alla realtà imprenditoriale italiana, caratterizzata dalla prevalenza di entità aziendali medio/piccole e dalla presenza diffusa di reti e di distretti.

Andrea Carignani

Docente di Information and Communication Technology - Università di Milano.

Responsabile area canali innovativi
CeTIF, Università Cattolica di Milano