Come evolve la visione delle
risorse umane in un mercato che guarda al contenimento dei costi
come obiettivo primario? E come si configura quindi, in questo
contesto, il nuovo ruolo della funzione HR all’interno dell’azienda?
Lo abbiamo chiesto a tre esperti del settore: Anna Amodio, responsabile
delle politiche di sviluppo HR del Gruppo Telecom Italia, Francesco
Sacco, docente della SDA Bocconi, e Giordano Tamagni, per lungo
tempo responsabile risorse umane in importanti aziende italiane,
oggi partner della società di head hunting Key2people.
Iniziamo dalla ricerca delle risorse umane adatte all’azienda.
Gli studi di settore segnalano la crescente importanza di internet
nel contatto fra candidato e azienda. Per la vostra esperienza,
quali sono i canali maggiormente utilizzati per selezionare il
personale, e secondo quali criteri?
Francesco Sacco: Le aziende adottano modalità
diverse di recruiting sulla base della tipologia di risorse che
stanno cercando: per i profili più alti si ricorre agli
head hunter e alla cooptazione, mentre gli annunci tradizionali
sulla stampa si rivelano ancora utili nella ricerca dei profili
più bassi, ma comunque sono i sistemi che hanno meno futuro.
Ad Internet si ricorre per reclutare forza lavoro qualificata
nel settore dell’ICT. La rete ha il vantaggio di dare risultati
nel breve periodo. Inoltre, più particolareggiato è
il profilo che si cerca, più l’e-recruiting risulta
efficace. Naturalmente è importante saper selezionare i
siti su cui fare le inserzioni.
Giordano
Tamagni: Negli ultimi tempi le grandi aziende hanno attivato
attraverso i loro portali un canale autonomo, in grado di competere
efficacemente con i siti delle società di recruiting. Per
le figure di livello executive che ricoprono ruoli chiave per
il successo aziendale è comunque ancora necessaria la ricerca
diretta, effettuata da società di Exec. Search che individuano
le aziende target e selezionano le figure ad alto valore. E qui
è vincente chi sa individuare non solo le giuste competenze,
ma soprattutto la compatibilità del candidato con la cultura
dell’azienda cliente. In generale direi che in questo momento
in cui il mercato - dal punto di vista delle opportunità
professionali - è debole, la segmentazione assume grande
importanza.
Anna Amodio: Sono d’accordo. Nel Gruppo
Telecom abbiamo molteplici canali di ricerca, in funzione della
segmentazione e della specificità delle professionalità
che vengono ricercate. Da tempo raccogliamo curricula attraverso
il nostro portale, ed è sicuramente il sistema più
efficace: la gestione delle candidature è ottimale, e l’utilizzo
del canale Internet costituisce una sorta di “preselezione”,
perché dà indicazioni sulla familiarità del
candidato alle nuove tecnologie.
Per la ricerca delle figure dirigenziali, il criterio che ci guida
è la ricerca della soluzione migliore in coerenza con il
processo di cambiamento organizzativo e culturale in atto, di
sempre maggiore orientamento al mercato. Le società di
head hunting da tempo ci supportano nella ricerca di dirigenti,
soprattutto di provenienza da settori diversi dalle TLC, quindi
nell’individuazione di persone che possano portare in azienda
un nuovo modo di vedere le cose. La cooptazione può essere
utile, come lo è stata da noi, nell’impostazione
di un nuovo modello culturale: dà garanzie di successo
e di velocità nell’implementazione di modelli organizzativi
già utilizzati efficacemente altrove. Riguardo a queste
scelte, la funzione HR è quella di garante: in primo luogo
della qualità delle persone che vengono inserite in azienda,
poi della coerenza con gli obiettivi che si vogliono raggiungere,
e naturalmente del rispetto dell’etica aziendale.

Tamagni:
Anna Amodio ha toccato un nodo fondamentale: il ruolo delle HR
in azienda. Saper gestire il trade off fra cooptazione e head
hunting, valutare le competenze distintive delle persone proposte
e la coerenza con la cultura aziendale sono attività che
fanno della funzione risorse umane un interlocutore influente.
Purtroppo però, nella maggior parte dei casi verifico che
in questi ultimi tempi la funzione del personale ha perso peso
specifico: salvo alcune eccezioni svolge un ruolo concentrato
sulla riduzione dei costi e sulla ricerca di flessibilizzazione
della forza lavoro, ma non di partner di innovazione e cambiamento.
D’altra parte in molte aziende la comunicazione interna,
la valutazione delle performance e delle competenze, la formazione,
i piani di sviluppo non sono considerate dal top management attività
prioritarie.
Amodio: Concordo sull’importanza del commitment
del top management nel conferire un ruolo strategico ad alcune
prassi di gestione del personale, ma non bisogna dimenticare altre
criticità di contesto. In Telecom, per esempio, rispetto
al passato, il contratto di categoria permette oggi ampi spazi
di discrezionalità: la sfida è trasformare questi
spazi in un’opportunità di valorizzazione e sviluppo
delle competenze dei singoli. Passare da una gestione del personale
affidata alle relazioni sindacali ad una centrata sull’individualità
delle risorse umane è un processo che richiede tempi lunghi
di definizione ed implementazione, e di cui ora si cominciano
a vedere i primi risultati.
Applicare politiche segmentate e lavorare sull’employability
ha dei ritorni concreti sui risultati aziendali. Infatti supportare
la riduzione dei costi non significa solo diminuire il numero
delle persone, ma anche valorizzare le persone stesse, ricollocandole
in maniera ottimale rispetto agli obiettivi di business e favorendo
crescite dall’interno.
Tamagni: In questo processo alcune aziende Telco
sono avvantaggiate perché sono straordinari generatori
di cassa. A trovarsi più in difficoltà sono le grandi
aziende industriali che si trovano a dover ridurre drasticamente
i costi. Il grande ottimismo di 3-4 anni fa, generato dalle prospettive
della new economy e dai tassi di crescita dell’economia,
di poter gestire le persone con una modalità centrata sull’empowerment
è evaporato, lasciando frustrazione e insicurezza.
Sacco: Eppure la net economy nel mondo ha mantenuto
le promesse: le previsioni di fatturato, sia nel settore Business
to Consumer che nel Business to Business, si sono rivelate errate
in difetto: 2,4 trilioni di dollari fatturati dal BtoB nel 2003
contro le previsioni di 1,3 trilioni fatta nel 1999.
In Italia però domina lo scetticismo. E’ vero che
da noi il tessuto industriale è fatto prevalentemente di
piccole aziende, ma neppure le aziende grandi hanno investito
in ICT. Le evoluzioni tecnologiche alle porte richiedono che si
investa in competenze da sviluppare, ma culturalmente non si è
ancora preparati: eppure la tecnologia è uno strumento
fantastico per ridurre i costi…
In questo scenario, qual è il ruolo delle nuove
tecnologie nella gestione delle risorse umane? Possono fungere
da supporto per accelerare il cambiamento culturale auspicato?
Amodio: In Telecom stiamo utilizzando in maniera massiccia
le nuove tecnologie a supporto della funzione HR. L’introduzione
di un sistema ERP ha reso possibile la fruizione delle informazioni
in maniera integrata, in modo più veloce e a livello di
gruppo: ciò permette un risparmio significativo di tempo
e di attività.
Inoltre abbiamo da tempo una intranet aziendale, in continua evoluzione,
attraverso la quale curiamo la comunicazione con i dipendenti
rendendo disponibili in modo rapido e semplice vari tipi di informazioni:
per esempio notizie sull’azienda, a cui prima si poteva
accedere in tempi più lunghi o dalla stampa, ma anche documenti
e dati relativi al funzionamento aziendale (per esempio la modulistica).
L’obiettivo a tendere è il self service employee:
la intranet deve diventare sempre più un modo per delegare
alla tecnologia le attività di tipo amministrativo e a
minor valore aggiunto, quelle che ogni dipendente può svolgere
da solo; e svolge un ruolo di supporto nella gestione delle risorse
da parte dei superiori, perché rende disponibili ai capi
informazioni di carattere generale relative ai dipendenti.
Sacco: Vorrei mettere l’accento su uno
strumento tanto importante quanto trascurato – a volte –
dalle aziende, anche da quelle grandi: il database delle competenze,
un database all’interno del quale si possono inserire tutti
i dati, anche i più strani, sulle esperienze fatte dai
propri dipendenti. Una volta creato, è importante anche
che sia utilizzabile: il rischio dei database è di essere
rigidi, mentre spesso le definizioni di competenze sono molto
aperte. E’ importante quindi costruire dei database semantici,
con un sistema di interrogazione che utilizzi le equivalenze semantiche
e permetta quindi di trovare agilmente la figura che si cerca.
Amodio: La soluzione adottata da Telecom è
stata quella di strutturare a livello di gruppo dei cataloghi
condivisi, distinguendo le competenze in capacità e conoscenze.
Attraverso un glossario di codici convenzionalmente adottato e
condiviso da tutti siamo in grado di descrivere tutti i ruoli
e tutte le competenze delle persone. Questa è diventata
la base di riferimento per fare analisi dei gap, internal recruiting,
percorsi di sviluppo individuale ecc…
Tamagni: La tecnologia permette di fare cose
straordinarie e di estrema utilità al business: coinvolgendo
di più il personale e i capi stessi nelle attività:
di fatto libera la funzione HR da tutti i compiti amministrativi,
che assorbono almeno il 60% di chi vi lavora. Esternalizzando,
o delegando alla tecnologia, si potrebbero avere all’interno
dell’azienda funzioni del personale dimezzate quantitativamente,
ma con una qualità professionale superiore. Liberata, grazie
alla tecnologia, dalle attività a basso valore, la funzione
HR diventa un partner importante. Purtroppo da parte di molte
aziende c’è una forte resistenza ad investire in
tecnologie per le HR in questo momento.
Amodio: Nei periodi di difficoltà la tentazione
delle aziende è spesso quella di tagliare le voci che rappresentano
investimenti significativi, senza guardare al lungo periodo: si
fanno delle scelte di brevissimo periodo, di conto economico annuale
senza contare che quell’investimento, nell’arco di
qualche anno, può rivelarsi addirittura un risparmio…
Tamagni: Per la mia esperienza di head hunting
devo anche aggiungere che è necessario investire nei giovani
talenti: in Italia ci sono realtà aziendali complesse per
le quali non è possibile trovare le competenze già
formate…
Oggi invece sono molti i giovani che investono in proprio…
Sacco:
In Bocconi non abbiamo mai avuto così tante domande di
ammissione a corsi post lauream come adesso. E’ chiaro perché:
essendo le prospettive di lavoro incerte, i giovani costruiscono
un percorso di carriera che li possa agevolare.
Ho l’impressione che la memoria di questo periodo di incertezza
ed instabilità segnerà i giovani per molto tempo,
e lancio una provocazione: nel momento in cui ci sarà la
ripresa (perché ci sarà senz’altro entro l’anno
prossimo) come potranno i nuovi occupati dare il massimo della
fedeltà e dell’impegno ad aziende che non li hanno
sostenuti? La miopia e la discontinuità delle aziende rischiano
di incentivare nei giovani una sorta di comportamento predatorio:
la persona entra nell’azienda consapevole che potrà
prendere qualcosa e la lascerà nel momento in cui troverà
qualcosa di migliore, questo renderà, quando riprenderà
lo sviluppo, instabili le aziende.
Amodio: In questo difficile contesto sono le
grandi aziende a dover farsi carico di investire, sia nella ricerca
che nelle risorse umane. Continuare a formare le persone significa
mantenere alto il loro livello di employability, sostenere la
ricerca vuol dire sviluppare l’indotto e permettere a risorse
che non sono strettamente interne all’azienda di aggiornare
il proprio know how e mantenere una vendibilità sul mercato:
questi sono alcuni dei ruoli – se volete sociali –
che le grandi aziende devono continuare a mantenere…
Sacco: ..e che comunque porta frutti anche al
business. Le aziende che attualmente vanno bene sono quelle che
hanno creduto nella ricerca e sviluppo, che hanno investito e
che hanno curato le risorse umane. La maggior parte delle aziende
che sono in una fase debole del loro ciclo competitivo sono quelle
che hanno visto la ricerca e sviluppo e le risorse umane come
costi da tagliare.
L’Italia ha le potenzialità per farci assistere ad
un nuovo miracolo italiano, ma è necessario spostare l’enfasi
sui temi decisivi: innovazione ed imprenditorialità. Le
aziende che attualmente lo fanno vengono ripagate generosamente.
Box:
HR: studi di settore
Alla fine di giugno si è svolta la nuova edizione dell’Employer
Branding Awards (a cura di Skillpass, società di formazione
e consulenza sulle risorse umane) durante il quale sono stati
presentati i risultati di una ricerca svolta su un campione di
studenti in cerca di lavoro e professionisti occupati che hanno
indicato le aziende in cui desidererebbero lavorare. L’indagine
vede Telecom Italia al primo posto (con il 13,81%) nelle aspirazioni
dei lavoratori italiani, ma è un po’ tutto il settore
delle telecomunicazioni ad alimentare speranze: fra il terzo e
il settimo posto della classifica generale troviamo le altre maggiori
aziende TLC.
In generale, si registra una crescente volontà di ricerca
del posto sicuro in grandi aziende. Definitivamente tramontato
il fascino delle start-up legate ad Internet, riacquista valore
l’idea del posto in banca. Attirano soprattutto le aziende
che investono sul personale con piani di formazione.
Dalla ricerca Skillpass risulta anche che la retribuzione e i
benefit non sono un elemento decisivo nella scelta del lavoro:
vengono considerati più importanti elementi come la possibilità
di una crescita professionale, poi il brand e la reputazione aziendale;
anche il clima aziendale ha una sua rilevanza. Sono soprattutto
le donne a dare maggiore importanza alla possibilità di
crescita professionale, sacrificando, più degli uomini,
altri fattori quali stipendio e clima aziendale.
Per quanto riguarda i canali di contatto con le aziende, il fenomeno
dell’e-recruiting sta vivendo una fase di piena espansione
in tutto il mondo, con tassi di crescita annuale superiori al
50%. Una persona su due in Italia si rivolge ai siti aziendali
o di job posting per trovare o cambiare occupazione (dati Skillpass),
e un dipendente su quattro oggi è assunto grazie ad Internet
(dati MetaGroup).