Banca Popolare Commercio e Industria, dal 1996
Gruppo Bancario BPCI, ha una lunga storia: la sua nascita risale
al 28 dicembre 1888, per iniziativa di 77 industriali e commercianti
lombardi impegnati nel settore della seta. La sua presenza sul
territorio si è costantemente intensificata, e negli ultimi
anni sono arrivate le acquisizioni di Banca Popolare di Luino
e Varese e di Carime, e – recentissimo – l’accordo
con Banca Popolare di Bergamo. Un’evoluzione a cui il settore
finanziario ci ha abituato negli ultimi tempi, e che comporta
nuovi assetti, nuove strategie e soprattutto la necessità
di mettere a fattor comune esperienze, informazioni, clienti.
Ecco perché il Customer Relationship Management per un
gruppo bancario diventa altamente strategico: di questo abbiamo
parlato con Maria Angela Albertotti, responsabile CRM e comunicazione
all’interno della direzione commerciale di gruppo.
Banca Popolare Commercio e Industria
è in una fase di grande cambiamento…
BPCI è una banca molto antica che nasce con una vocazione
territoriale: fortemente presente nel territorio lombardo, orientata
ad una fascia di clientela di elevato standing e al supporto dell’attività
della piccola e media imprenditoria locale. Negli ultimi anni
ha subito un fortissimo processo di crescita sia interno - legato
all’apertura di nuove filiali - sia frutto di acquisizioni
esterne ed accordi. Questo ha richiesto il potenziamento delle
funzioni di Capogruppo già nel perimetro del Gruppo BPCI
al quale si è aggiunta recentemente una significativa modifica
strutturale: il progetto di aggregazione con Banca popolare di
Bergamo prevede infatti la costituzione di una capogruppo che
gestisce in modo coordinato le banche reti.
Uno degli obiettivi che ci siamo dati come Gruppo BPCI, è
quello di creare modelli di servizio dedicati per singolo segmento
di clientela: mettere il cliente al centro comporta la necessità
di averne una conoscenza profonda, e integrata a livello di gruppo,
che tenga conto di tutte le variabili a lui associate, per orientare
le attività di pianificazione commerciale e anche la creazione
di nuovi prodotti.
Nascono quindi una serie di attività a supporto di questo
nuovo orientamento, e tra questi si inserisce la costruzione di
un vero e proprio sistema di CRM.
Quali sono state le fasi di questo
progetto?
Il cuore del sistema è costituito dal datawarehouse. Il
lavoro è necessariamente iniziato dal suo disegno, dalla
segmentazione commerciale integrata. Per esempio, per i privati
abbiamo attuato una segmentazione su base patrimoniale, distinguendoli
in private, affluent e mass market, a loro volta sotto-segmentati.
Le imprese sono state segmentate sulla base di un criterio combinato
che tiene conto sia del fatturato che degli affidamenti in essere:
le fasce individuate vanno dal large corporate fino ai piccoli
operatori economici. Questa è la segmentazione strategica:
a questa poi si affiancano, a supporto delle operazioni commerciali,
segmentazioni di profilo, comportamentali verso target specifici
in relazione alla vendita di specifici prodotti.
Un lavoro complesso, che
ha coinvolto entità diverse…
Abbiamo dovuto anche trovare un linguaggio comune: le singole
realtà avevano già al loro interno delle logiche
di segmentazione, ed è stato necessario rivederle per trovare
un denominatore comune: un importante lavoro di mediazione. Lavoro
che è proseguito con la classificazione dei prodotti: anche
qui si è partiti dalle differenti classificazioni delle
singole aziende, e si è trovato un accordo su un sistema
univoco.
Abbiamo infine concordato insieme gli indicatori di nostro interesse,
che hanno poi guidato la fase di implementazione, di estrazione
delle informazioni dai diversi sistemi per l’alimentazione
del datawarehouse. Abbiamo avuto un approccio molto pragmatico,
con un orientamento molto forte ad avere risultati nel breve periodo.
Dopo una prima fase di disegno abbiamo avviato immediatamente
in parallelo tutte le attività di implementazione che prevedono
rilasci modulari della parte privati, delle imprese sulle reti
del Nord e la successiva estensione a Carime.

I tempi?
La prima fase di disegno ha impegnato il periodo da maggio a settembre
2002; da settembre 2002 a marzo 2003 sono state svolte tutte le
attività di implementazione del ramo privati, e per giugno
è previsto il rilascio delle imprese. Lo considero un grosso
successo tenendo conto che abbiamo lavorato in una realtà
in grande movimento. Abbiamo seguito delle logiche di costruzione
dell’architettura che fossero molto modulari e molto aperte,
che fossero il più possibile indipendenti dai sistemi di
partenza, di alimentazione in modo da semplificare il lavoro di
estensione del modello alle altre realtà del Gruppo.
Quali sono state le scelte
tecnologiche?
Abbiamo sviluppato partendo da un’architettura Oracle, e
abbiamo scelto Business Objects come strumento a supporto della
Customer Insight, per l’interrogazione delle informazioni
presenti sul datawarehouse.
Si può già
fare una valutazione dei risultati più significativi?
Oggi conosciamo il cliente molto meglio di prima. L’approccio
di tipo tradizionale era fortemente orientato al prodotto: questo
ha fatto sì che i dati che portano alla conoscenza del
bisogno del cliente venissero molto frammentati all’interno
di diverse basi dati, e quindi mancava una visione unitaria. Avere
una conoscenza integrata dei comportamenti del cliente ci consentirà
di essere molto tempestivi nel catturare gli orientamenti del
mercato, ed inoltre di essere molto più efficaci. Infatti,
mentre le campagne indifferenziate costano molto di più
ed hanno ritorni più incerti, rivolgersi a target di clienti
pre-selezionati sulla base delle probabilità di acquisto
di certi prodotti migliora l’azione di vendita e contemporaneamente
la soddisfazione del cliente, che viene contattato solo per l’offerta
di prodotti vicini alle sue esigenze. Si tratta di un ottimo supporto
all’attività commerciale che permette di liberare
risorse e tempo per operazioni a maggior valore aggiunto. C’è
un patrimonio all’interno delle aziende che è poco
conosciuto. I clienti che vanno di più in filiale o che
hanno i patrimoni più elevati sono già conosciuti
e vengono seguiti in modo costante; esistono però delle
fasce a valore inespresso, costituite dai clienti che non sono
conosciuti e sono meno valorizzati. Su questi clienti un’attività
di orientamento della rete può essere di grande supporto,
perché rende molto meno dispersiva l’attività
di contatto.
Chi usufruisce di questo
strumento?
Sicuramente il direttore commerciale della capogruppo e i vari
responsabili di segmento: il tableau de bord e l’accesso
alle informazioni contenute nel Datawarehouse anche con modalità
meno strutturate permette loro di effettuare autonomamente analisi
di business intelligence per individuare target, campagne, ecc.;
le reti attingono alle stesse informazioni per formulare analisi
diverse. Stiamo valutando quali strumenti di customer interaction
dovranno essere resi disponibili in filiale. Sarà, in ogni
caso, rilasciata nelle prossime settimane alle filiali la possibilità
di visualizzare la posizione del singolo cliente oltre al monitoraggio
periodico dell’andamento del portafoglio del singolo gestore.
Questo tipo di progetto
è strategico anche in una logica di multicanalità?
Si tratta di un aspetto che stiamo potenziando, perché
siamo consapevoli che si tratti di un’importante risorsa
strategica.
Quali sono stati i vantaggi
che avete ritenuto importanti nella scelta di Business Objects?
Lo strumento OLAP di Business Objects è molto valido sul
mercato per quanto riguarda le analisi di Customer Insight, ed
è molto flessibile. Era già presente in alcune delle
nostre aziende, ed abbiamo deciso di valorizzarlo in funzione
della sua flessibilità: si adatta infatti perfettamente
alle nostre esigenze di reporting in una struttura complessa e
con necessità di analisi diverse. Inoltre ci consente di
distribuire le possibilità di analisi sulle banche reti
e quindi di poter dare dei gradi di libertà di analisi
anche agli utenti meno esperti.
Sarà necessaria
della formazione?
La formazione è indispensabile, ma non tanto sull’utilizzo
degli strumenti, quanto su tutto quello che comporta il nuovo
orientamento di approccio al cliente. Il cliente è al centro,
quindi anche l’attività deve diventare sempre più
proattiva: un cambiamento di orientamento che richiede una formazione
continua.