La compagnia di assicurazione Arca Vita nasce nel 1989, come specialista
nel settore della bancassicurazione, e della previdenza. Oggi
il Gruppo Assicurativo Arca comprende anche Arca Assicurazioni,
Arca Network Sim, Arca Direct, Arca In linea e Arca Vita International.
I principali azionisti di Arca Vita sono quattro istituti di credito
(Em. Ro. Popolare S.p.A., Meliorbanca, Banca Popolare di Vicenza
e Banca Popolare di Sondrio), ed è principalmente attraverso
le banche che il gruppo offre i suoi prodotti e servizi, in oltre
1800 sportelli bancari, in particolare nelle regioni del nord-est
ed in alcune del centro-sud.
Un’azienda giovane (anche nel management: l’età
media si aggira intorno ai 37 anni) che ha l’esigenza di
gestire dinamiche di crescita molto rapida: delle scelte strategiche
e tecnologiche abbiamo parlato con Fabio Pittana e Luca Perego,
rispettivamente direttore Centrale e responsabile S.I. di Arca
Vita Spa.
In una realtà complessa come quella di un gruppo assicurativo
la gestione delle informazioni diventa un aspetto vitale…
FP. Il Gruppo assicurativo
Arca è una realtà ormai complessa che ha raggiunto
una certa maturità: questo spiega l’esigenza e la
necessità di un controllo di gestione che non fosse più
un mero fornitore di numeri, ma una struttura che eroga informazioni,
sull’andamento dell’azienda e fornisce indicazioni
che consentano di prendere decisioni strategiche.
Direi che, prima ancora che un progetto IT, si è trattato
di un cambiamento di cultura aziendale nella direzione della condivisione
dei dati sull’andamento delle attività.

Un progetto che ha investito
tutto il gruppo?
FP. Certo, perché
l’esigenza era condivisa. Abbiamo iniziato però con
Arca assicurazioni. Mentre Arca Vita ha sempre avuto dei trend
di sviluppo positivi, Arca Assicurazioni risente di tutte le problematiche
del settore auto, oltre che dell’andamento dei mercati finanziari,
e i risultati sono stati, negli anni scorsi, più difficili:
da qui una maggiore sensibilizzazione da parte del management
per un controllo di gestione più efficace.
Qual era la situazione di partenza?
LP. Le informazioni erano
distribuite all’interno di più sistemi gestionali,
e su piattaforme diverse: da una parte i dati relativi alla gestione
tecnica dei portafogli (stipula, gestione, variazioni del contratto),
dall’altra la gestione del sinistro (apertura, gestione,
liquidazione).
Il vostro primo interlocutore è stato Accenture…
FP. I consulenti di Accenture
si sono occupati della fase di analisi. Abbiamo chiesto un contributo
esterno sulle modalità e metodi per affrontare il problema,
per cambiare impostazione: dall’approccio “distribuiamo
i tabulati e aspettiamo i feedback” a quello di “leggiamo
insieme il dato e commentiamolo”.
LP. In questo tipo di progetti
è fondamentale definire gli indicatori da andare ad estrarre,
che variano da azienda ad azienda. Accenture ci ha aiutato a strutturare
un cruscotto di controllo dei dati che rispondesse esattamente
alle esigenze del controllo di gestione di un gruppo assicurativo.
Per esempio ha definito una serie di tabelle, chiamate Tabelle
Ottiche di Analisi Prioritarie, che definiscono le dimensioni
di analisi: il canale di distribuzione (banca, broker, e relative
suddivisioni gerarchiche), i prodotti (dalla macroarea fino al
dettaglio del prodotto specifico), l’area geografica ecc…
Dal punto di vista tecnologico avete però fatto molto
in casa…
LP. All’interno dei
nostri Sistemi Informativi abbiamo competenze di database Oracle,
di Business Objects e abbiamo dei programmatori Cobol in grado
di movimentare i dati con una buona sicurezza.
In prima battuta abbiamo disegnato un datawarehouse che accorpasse
i dati presenti sui sistemi gestionali (gestionale e sinistri).
Il datawarehouse alimenta quindi i data mart specifici per le
diverse esigenze delineate in fase di analisi, e sui data mart
abbiamo strutturato i report con Business Objects. I report statici
sono file acrobat che vengono distribuiti in forma cartacea al
top management, quelli navigabili vengono inviati alle varie figure
di riferimento nelle diverse divisioni per le analisi specifiche.
Con che frequenza vengono forniti i report?
LP. Il datawarehouse è
alimentato quotidianamente, i data mart sono generati settimanalmente.
Noi siamo in grado di ottenere report statici settimanali e report
dinamici, ad alcuni livelli di dettaglio, anche quotidiani.
Avete incontrato criticità in questa fase?
LP. Per caricare i dati
nel datawarehouse è necessario “normalizzarli”.
La grande criticità, tipica di questo tipo di progetti,
è stata proprio la qualità del dato, che non sempre
è pulito, o completo, o strutturato correttamente e quindi
può richiedere un grande lavoro di ricostruzione.
La scelta di sviluppare il sistema in casa si è rivelata
la più corretta?
FP. Proprio perché
il problema principale era la pulizia e la correttezza dei dati
abbiamo preferito realizzare il progetto all’interno: c’erano
la competenza, la conoscenza dei prodotti e del sistema gestionale
che contiene i dati.
LP. Business Objects aiuta
questo approccio: è uno strumento semplice da governare,
e non richiede grossi sforzi iniziali di apprendimento per arrivare
ad essere produttivi. Con Business Objects abbiamo potuto coinvolgere
rapidamente persone di profilo più basso che hanno potuto
dare un contributo significativo al progetto.
Ci sono anche altre caratteristiche della tecnologia Business
Objects che ve l’hanno fatta preferire?
LP. La competitività
rispetto alla concorrenza, ma soprattutto la semplicità
di utilizzo, che permette di generare rapidamente informazione
tra gli utenti, senza necessità di grossa formazione.
Entrando nel dettaglio degli indicatori, che tipo di dati adesso
è possibile verificare?
LP. Per quanto riguarda
la reportistica, i dati sono suddivisi in 4 aree: l’andamento
commerciale, il rischio, l’andamento sinistri e liquidazioni,
e la redditività. In pratica ho un cruscotto che mi illustra
l’andamento commerciale (il fenomeno di movimentazione dei
contratti), il rischio (cioè quali di questi contratti
sono buoni contratti), l’andamento sinistri e liquidazione
(che va ad esplodere ulteriormente i dati relativi ai sinistri),
e la redditività. Inoltre, è possibile verificare
per esempio l’andamento commerciale per linea di prodotto,
per distributore, per provincia. Nei report statici gli incroci
sono già definiti, mentre per quel che riguarda i report
dinamici è possibile muoversi con la massima libertà.
L’estensione del progetto alle altre aziende del gruppo:
tempi e criticità.
LP. Per quest’anno
contiamo di concludere un progetto analogo per Arca Vita. Criticità
non ce ne sono, l’architettura che abbiamo disegnato va
solo ampliata in relazione alle informazioni presenti nel datawarehouse
con i dati che possono arrivare dagli altri sistemi. L’obiettivo
finale è quello di avere nel datawarehouse tutti i dati
provenienti dai sistemi gestionali, e anche quelli provenienti
dai sistemi di contabilità per poter fare, ad esempio,
valutazioni di previsione di bilancio.
Anche il progetto di CRM entra a far parte di un unico disegno:
prima i dati sui contatti con i clienti provenienti dal call center
venivano estratti e analizzati in un datawarehouse di marketing
per fare segmentazione e analisi della clientela. Ora facciamo
convergere da tutte le direzioni le informazioni al datawarehouse,
da cui poi produciamo i data mart specifici per ogni esigenza,
quindi anche per il marketing.
FP. Oggi siamo in grado
di avere una fotografia del cliente e della sua situazione: sapere
quante polizze vita ha con noi, quante polizze danni, attraverso
quale canale sono state eseguite, se è seguito da un promotore,
a quale banca si appoggia, se ha dei sinistri, quali pratiche
ha aperto e quali pratiche ha evaso. La base dati comune a tutto
il gruppo contiene tutte le informazioni necessarie, sia per una
gestione corretta del cliente, che per una verifica dell’andamento
del gruppo.
Questo significa un grande cambiamento di prospettiva…
FP. Il cambiamento maggiore
non è mai nella tecnologia, bensì nella modalità
di lavorare. Avere a disposizione i report non è sufficiente,
occorre avere la curiosità di indagare i dati e lo spirito
critico di commentarli, anche attraverso riunioni collegiali da
cui possono poi partire decisioni strategiche. Cambiare la modalità
operativa delle persone è sempre molto difficile. La tecnologia
in questo aiuta, e stiamo già ottenendo dei risultati:
in un anno abbiamo strutturato un call center che conosce il cliente
che chiama ed opera partendo dalle sue esigenze, e questo messaggio
viene passato in maniera molto forte alle altre aree. Inoltre
facciamo dei questionari trimestrali per verificare il livello
di soddisfazione della clientela, e gli esiti vengono trasmessi
a tutte le aree aziendali in riunioni congiunte: siamo convinti
che mettendo assieme le informazioni ed evidenziando i problemi
in modo comune si possano trovare le migliori soluzioni.