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Arretrati
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American
Express.
Ascoltare, capire, proporre:
la relazione con il cliente
che cambia
Intervista a Giglio Del Borgo, direttore
generale di American Express Italia.
Qualcosa sta cambiando nel mercato del
cosiddetto “denaro di plastica”. Lo scenario italiano
si sta evolvendo verso un utilizzo di forme di pagamento diverse:
merito di una diversa visione dei consumi, del cambiamento generazionale,
ma anche di una serie di sforzi di marketing tesi ad incontrare
i bisogni dei consumatori. Per saperne di più Insight ha
incontrato Giglio Del Borgo, Direttore Generale di American Express
Italia.
L’Italia è
un mercato ancora difficile?
In Italia la componente di spesa che passa attraverso denaro di
plastica è ancora ridotta rispetto a mercati come quello
inglese, spagnolo o anche francese. Tuttavia negli ultimi anni
è cresciuta a ritmi accelerati. Un incentivo è arrivato
con la nuova modalità Pagobancomat, che ha favorito la
diffusione del bancomat e in generale l’utilizzo della plastica
da parte del consumatore italiano. Con l’introduzione dell’euro
si è verificata un’ulteriore espansione: a ridosso
del passaggio dalla lira all’euro, i timori di confusione
nel cambio della valuta hanno incentivato le richieste, tanto
da raggiungere un tasso di crescita del 30-40% superiore all’anno
precedente. Per dare delle grandezze di riferimento, oggi in Italia
circolano circa 20 milioni di carte di credito e a 23 milioni
di bancomat.
Un altro cambiamento importante riguarda il contesto di utilizzo
della carta, che non viene usata solo in viaggio, ma ormai è
diventata comune anche al supermercato, per la spesa di tutti
i giorni.
Si assiste oggi ad una diminuzione dell'orientamento al risparmio
da parte degli italiani a vantaggio di una maggiore propensione
alla spesa. Questo trend incentiva l'utilizzo di prodotti carta
con funzione revolve, che offrono massima flessibilità
di pagamento e quindi l'opportunità di programmare le proprie
spese.
Un mercato ampio dunque,
ma non uniforme…
Assolutamente no: non tutte le carte sono uguali, così
come non tutti i clienti e i rispettivi comportamenti sono uguali.
Pensiamo ai due estremi dell’offerta: da una parte le carte
premium, che associano alla funzione di mezzo di pagamento i servizi.
Sono carte che hanno un costo incrementale che dipende dal costo
dei servizi esclusivi offerti, e che non devono avere limite di
spesa. All’altro estremo si trova la carta revolve, carta
a basso costo che dà la possibilità di rateizzare
il pagamento.
Nel caso di carta Blu American Express, ad esempio, la flessibilità
è massima: scelgo cosa comprare, scelgo come pagare (a
rate, appunto o in unica soluzione) e inoltre posso cambiare di
mese in mese, anche l'importo della rata stessa.
E’ cambiata la propensione
dei consumatori italiani al pagamento differito?
Si è sempre detto che gli italiani non amano comprare a
rate, ma non è proprio così: è vero piuttosto
che quando lo fanno si affidano al rivenditore del prodotto acquistato.
Inoltre, prima il prestito veniva associato ad una idea poco gradevole
di “debito”. Questo è lontano dagli atteggiamenti
che riscontriamo, per esempio, nei paesi anglosassoni, dove il
debito non è percepito come incapacità di pagare
tutto e subito, bensì è vissuto, sia dal consumatore
che dalla banca, come un investimento sul reddito futuro atteso.
Nelle nuove generazioni italiane la mentalità sta evolvendo
in questo senso, e analogamente le banche, che finora avevano
lasciato questo mercato in mano alle finanziarie, stanno assumendo
un atteggiamento più proattivo concedendo linee di credito.
Questo è lo scenario che porta allo sviluppo della carta
revolve.
La banca come competitor
o come partner?
Noi abbiamo un’impostazione di distribuzione multicanale:
il più delle volte ciò accade per mezzo di partnership,
mettendo insieme una proposizione di valore congiunta. Le banche
sono in assoluto il canale più potente che ci sia in Italia.
Mentre nei paesi anglosassoni c’è una forte propensione
all’acquisto attraverso il direct marketing, agli italiani
viene spontaneo e immediato, per servizi finanziari, rivolgersi
alla propria banca.
Fino a poco tempo fa però non c’era una strategia
specifica di sviluppo del prodotto: la carta veniva associata
ad un conto corrente, e basta. Oggi le banche si sono riorganizzate
in termini di segmentazione della propria clientela e ridefinizione
della loro proposizione di servizi e prodotti: a ogni segmento
con comportamenti di spesa diversi è associabile una plastica,
e la carta di credito può giocare un ruolo importante come
elemento aggiuntivo all’apertura di un conto corrente.
Negli ultimi tempi le banche stanno creando sistemi molto sofisticati,
grazie allo sviluppo di politiche di marketing e di crm, che ne
fanno un interlocutore ottimale per noi.
La condivisione delle informazioni
come fattore chiave di successo
Noi profiliamo sui nostri clienti incrociando i dati di comportamento,
e traendone così decisioni strategiche. Dal canto suo la
banca ha informazioni derivanti dai conti correnti. Fino ad oggi
i dati statistici non sono stati messi insieme per ricavarne informazioni
di tipo comportamentale. Ma un’offerta modulata coerentemente
con una corretta segmentazione è il primo passo per una
buona fidelizzazione.
E come è, a Suo
avviso, una segmentazione corretta?
Diciamo che in Italia, per quanto riguarda l’analisi dei
comportamenti c’è ancora molto da fare: tendiamo
a derivare in modo meccanico preferenze di tipo psicologico, intimo,
personale da informazioni di tipo transazionale. Si dovrebbe arrivare
invece ad un livello di maggiore sofisticazione della profilazione:
una volta osservato il comportamento la domanda è: “dati
questi comportamenti di spesa, che cosa posso proporre? e come
lo comunico?”, ed è lì che serve l’intervento
umano. Il marketing 1to1 non può essere una pura derivata
di quello che hai osservato (proporre la stessa tipologia di prodotto
a chi lo acquista abitualmente). Ci deve essere una parte aspirazionale,
non si può riproporre semplicemente l’ovvio, quello
che il cliente si aspetta: ci vuole fantasia.
Ma non sarà che
è più difficile segmentare gli italiani?
Gli italiani sono più individualisti, il che rende l’analisi
prospettica un po’ più complicata.
Tuttavia la comunicazione globale tende ormai ad assimilare anche
i comportamenti di consumo, quindi è pensabile che un prodotto
testato in America o in Inghilterra funzionerà anche qui.
Di certo non funziona meccanicamente: l’intelligenza di
un’azienda che ha nella globalità il suo punto di
forza è quella di saper calare poi nella realtà
e tarare i messaggi per far giungere a comportamenti simili.
Un’altra osservazione: le aziende cercano di raggiungere
generalmente il segmento che ha stabilizzato le proprie preferenze:
“affluent” o “sofisticati” dai 35 anni
in su con reddito medio alto. Questo dà una chiave per
massimizzare i successi nel breve periodo, ma per il lungo periodo
la chiave di volta è la comprensione delle generazioni
nuove, quella dai 20 ai 30 anni.
E’ importante riuscire a capire come si sta modificando
il comportamento di questa generazione, che ha una visione della
struttura dei consumi diversa dalla nostra: creare una segmentazione,
entrare con il prodotto giusto, modificarlo dinamicamente nel
tempo in base a come queste persone vedono il mondo: questa è
la mossa vincente.
E quali sono le mosse vincenti
di un buon programma di fidelizzazione?
Il successo del nostro programma Membership Rewards, legato alle
carte premium, è dato soprattutto dalla rapidità
di acquisizione dei punti e dalla grandissima rete di partnership
presso i quali i punti raccolti possono essere utilizzati. La
raccolta punti fa sì che il consumatore utilizzi di preferenza
la nostra carta, anche perché le promozioni a cui ha accesso
riguardano prodotti che noi sappiamo essere di suo interesse.
La profilazione è
importante, ma sono necessarie poi le verifiche sul campo.
Effettuiamo continuamente studi comparati dei comportamenti e
dell’impatto dei programmi: ogni campagna di acquisizione
o di fidelizzazione ha un pacchetto di controllo, e questo ci
consente di verificare spostamenti di comportamento. Poi integriamo
gli studi statistici con questionari di soddisfazione: è
fondamentale capire come il cliente ha percepito l’offerta.
E’ fondamentale verificare continuamente se il programma
ha appeal sufficiente, se e quando sia necessario introdurre acceleratori
temporanei attraverso campagne mirate. La comunicazione è
la chiave di volta del rapporto con il cliente: bisogna continuamente
segnalargli la novità, l’opportunità da cogliere…
Internet ha un ruolo in
questo?
Considero Internet strategico da due punti di vista. Intanto è
un nuovo canale di distribuzione a costi relativamente contenuti
ed ad alto valore di servizio percepito come immediato: attraverso
la rete passa oggi l’8-9% di tutta la nostra acquisizione
totale annua.
In prospettiva, facendo in modo che il cliente si registri e ci
dia la sua email, si pongono le basi per trasformare la comunicazione
cartacea in una comunicazione 1to1 (che poi sarebbe meglio definire
“one to segment”), che peraltro chi viaggia su internet
tende a gradire.
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