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In attesa di risultati certi, ecco gli scenari prospettati dai ricercatori
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Mobile Business.

Seconda o terza generazione?
Le nuove sfide della telefonia mobile.

In attesa di risultati certi, ecco gli scenari prospettati dai ricercatori.


Il periodo di preparazione è stato lungo e tormentato, le opinioni degli esperti restano controverse, le società rimaste sulla scena sono poche, ma alla fine la terza generazione di telefonia mobile è diventata una realtà.
Il mercato wireless vanta da tempo ottimi risultati e prospettive di crescita incoraggianti: il successo dei telefoni cellulari, il boom degli SMS, l’interesse crescente per la messaggistica multimediale e le sperimentazioni sul wi-fi testimoniano delle potenzialità del mezzo sia verso un’utenza privata che nei confronti delle aziende. Tuttavia, gli abbandoni dalla competizione (Ipse 2000) e le recenti acquisizioni (Blu) segnalano la presenza di criticità che non possono essere ignorate per garantirsi un futuro di successo. Intanto, la rapidissima evoluzione tecnologica: gsm, wap e gprs si sono susseguiti a ritmi incalzanti, in un mercato che presentava già con i gsm un elevatissimo grado di penetrazione dei terminali. Il rischio della saturazione del mercato è quindi sempre presente, e questo accentua la competitività già estrema tra i diversi operatori.
In una situazione così “affollata” quali saranno le prospettive per l’Umts, che arriva a sovrapporsi e superare le passate tecnologie? Nello scorso ottobre Forrester Research ha espresso pareri di segno opposto rispetto all’ottimismo condiviso dagli operatori: nel 2007 solo il 10% degli utenti wireless europei utilizzerà l’umts, una percentuale pari a un quinto rispetto alle previsioni dei diversi player. Se questo fosse vero, significherebbe che il break-even potrà essere raggiunto solo nel 2014.
Non tutti condividono queste valutazioni: tra gli altri, la società di consulenza londinese Thinking Box parla di un utilizzo dei telefonini 3g da parte del 50% degli utenti europei entro cinque anni.
A chi credere? Allo stato attuale delle cose, con un nuovo business appena avviato, non è forse importante capire chi abbia più o meno ragione, quanto piuttosto comprendere le variabili che potrebbero portare al successo o all’insuccesso dell’impresa.
Ci aiutano in questo compito due autorevoli studi compiuti in Italia. Il più recente è “Mobile Internet 2003: oltre la voce, oltre il Gsm”, a cura dell’Osservatorio sul Mobile Internet di Associazione Impresa Politecnico e Siemens Mobile Communications (www.impresapolitecnico.polimi.it). Conclusa nel novembre scorso, la ricerca delinea un quadro completo dei servizi attualmente erogati su piattaforme wireless, sia nel mercato consumer che in quello business.
Un dato incontrovertibile è il dominio assoluto dei servizi SMS. Sono oltre 1100 i servizi catalogati: l’offerta comprende generalmente contenuti informativi (61%: sport, oroscopo, news, finanza,…) e loghi e suonerie (23%). Più rari i servizi di comunicazione e community (9%) e di giochi (3%). Il 91% dei servizi SMS è a pagamento: l’utente generalmente paga con la bolletta dell’operatore di riferimento, contestualmente al traffico delle telefonate. Ciò evidenzia un modello di business che vede gli operatori telefonici come erogatori di contenuti forniti ed aggregati da società specializzate.
La tecnologia wap viene ancora una volta illustrata come fenomeno regressivo: il numero dei siti è rimasto uguale negli anni, e l’utilizzo resta scarso. La ragione viene individuata nella delusione che è seguita al lancio iniziale: al momento della partenza del servizio, ad una strategia di comunicazione definita “utopica” (wap = l’universo Internet sul vostro telefono) si contrapponeva una tecnologia ancora inadeguata e soprattutto un’offerta di contenuti ancora molto limitata. Il flop, evidente fin dall’inizio, non ha poi permesso l’implementazione di servizi davvero utili. Anzi, lo studio evidenzia come non siano ancora sfruttate appieno le potenzialità di un servizio mobile, prima fra tutte la localizzazione e la personalizzazione. Un esempio per tutti: la disponibilità di informazioni utili sulla zona (città, quartiere, via) in cui ci si trova in un determinato momento avrebbe potuto costituire la killer application per la diffusione del wap; purtroppo, la carenza di domanda ha fatto sì che la tecnologia non si sviluppasse in tal senso. Oggi, per accedere a servizi del genere è necessario fornire la propria localizzazione, e una volta individuato, per esempio, il ristorante dove andare, non è possibile effettuare direttamente la telefonata per prenotare.
Grandi potenzialità vengono invece attribuite alla messaggistica multimediale, sia per gli indubbi vantaggi tecnologici (l’utilizzo dei protocolli Internet) che per la consistenza dei file trasmissibili. Ma per poter avere un’idea dei tempi e delle dinamiche di mercato bisogna ancora attendere: certo è che sarà necessario lavorare sull’interoperabilità dei cellulari – che attualmente presentano ancora significative differenze – e sulla realizzazione di un’unica interfaccia dei diversi applicativi, che ne renda semplice l’utilizzo.
Interessante la sezione dedicata alle applicazioni business che rivela come, a dispetto dell’interesse ormai diffuso, le applicazioni realmente operative in Italia siano ancora poche, e per lo più utilizzate da imprese di piccole e medie dimensioni. Sedici delle diciannove applicazioni operative sono rivolte ai dipendenti o agli agenti dell’impresa (solo tre alle aziende clienti). Nella maggior parte dei casi si tratta di applicazione di Sales force automation, cioè di supporto e monitoraggio dell’attività dei venditori, che possono comunicare in tempo reale all’azienda le visite effettuate, gli ordini raccolti, le osservazioni sui clienti. La seconda tipologia di applicazioni è di Field force automation, cioè di supporto ai tecnici addetti alla manutenzione: le aziende possono pianificare via cellulare l’attività giornaliera dei singoli tecnici, o permettere l’accesso ai manuali durante gli interventi di assistenza, o anche gestire migliaia di impianti attraverso un sistema di alert automatici in caso di malfunzionamento.
In quasi tutti i casi lo strumento preferito è il palmare, per la sua disponibilità ad essere utilizzato sia on line che off line, e per le sue migliori capacità di elaborazione e di memoria.
Si tratta di iniziative sporadiche, ma non per questo poco significative. A fronte di investimenti contenuti (e l’adozione di questi strumenti da parte delle PMI conferma la sostenibilità dei costi) le aziende rendono più efficiente l’attività delle risorse “mobili”: la riduzione della possibilità di errore e il miglioramento dei processi aziendali sono sinonimi di aumento della produttività.
Diverso il discorso quando si passa a parlare di sistemi di mobile commerce: il report “mCommerce 2002” dell’Osservatorio Net Economy Italia evidenzia come i modelli di business rispetto al 2001 siano completamente cambiati, e come il commercio elettronico via cellulare si sia rapidamente rivelato un flop, a dispetto delle previsioni che lo consideravano l’elemento trainante dello sviluppo di internet.
Lo studio si focalizza in modo estremamente efficace sulle criticità legate alla telefonia di terza generazione. A partire dal problema del terminale, che torna ad essere ingombrante e pesante in un mercato ormai abituato ad oggetti sempre più piccoli. Un secondo aspetto essenziale sono le politiche di pricing, ancora tutte da definire e di difficile determinazione: chi sa quanto sia disposto a pagare il cliente per un MMS? Seguono le problematiche di tipo ambientale, relative al tema, sempre più sentito, dell’inquinamento elettromagnetico, e quelle di tipo legale: un telefono sempre connesso pone nuovi interrogativi sulla tutela della privacy.
Al di là di questi aspetti, assolutamente non trascurabili, c’è un elemento centrale che finora non ha trovato soluzione: manca una nuova killer application, vale a dire un servizio che svolga la stessa funzione che gli sms hanno avuto per i Gsm. Attualmente non esistono ancora contenuti e servizi di interesse tale da modificare abitudini consolidate e comodità.
Quali servizi potranno essere così significativi da convincere, in un mercato saturo, ad acquistare nuovi e costosi terminali? Quali contenuti riusciranno a rendere plebiscitario il ricorso agli MMS a scapito degli sms? Chi sarà disposto a pagare, e quanto, per queste innovazioni? Su queste domande si giocherà la partita wireless nei prossimi anni.