Basta entrare nel sito dell’Inps
(www.inps.it)
per accorgersi delle dimensioni del cambiamento che sta attraversando
uno dei nostri colossi istituzionali più importanti. Da
anni l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale è
impegnato a fornire in rete un numero sempre maggiore di servizi
a cittadini ed imprese. Ogni nuovo servizio erogato viene progettato
contemporaneamente off e on line, al fine di rendere gli utenti
sempre più autonomi nell’accesso ad informazioni
o nell’invio di dati e comunicazioni.
La nuova democrazia informatica richiede sicuramente un cambiamento
strategico, ma anche un significativo supporto tecnologico, modulato
di volta in volta sulle nuove esigenze.
Una delle necessità più attuali è la conoscenza
delle dinamiche occupazionali relative ai lavoratori provenienti
da paesi esterni all’Unione Europea: monitorare i flussi
di ingresso e di uscita dei lavoratori extracomunitari, il loro
gettito contributivo e le variazioni di impiego e di residenza
ha una forte valenza strategica per molte attività istituzionali.
Inps sta per ultimare un complesso progetto in questa direzione.
Ne abbiamo parlato con Giulio Blandamura, dirigente d’area
presso la direzione centrale sistemi informativi e telecomunicazioni
dell’Inps.
In che cosa
consiste il “progetto extracomunitari”?
Il progetto extracomunitari è parte di un lavoro molto
più ampio di costruzione del data warehouse aziendale,
attualmente in fase conclusiva, che prevede la razionalizzazione,
l’omogeneizzazione e l’integrazione delle diverse
banche dati gestite da Inps.
Abbiamo frammentato il lavoro in tappe successive, mediante lo
sviluppo separato di aree tematiche (pensioni, aziende con dipendenti,
lavoratori e loro tipologie, ammortizzatori sociali), partendo
però da un’unica visione d’insieme. In questo
modo, al termine del lavoro sarà possibile “navigare”
attraverso i dati ed analizzarli in una logica omogenea integrata.
Il progetto che riguarda i lavoratori extracomunitari si inserisce
nell’ambito dell’osservatorio del mondo del lavoro.
Si tratta di un progetto particolare, perché le informazioni
non provengono esclusivamente dal patrimonio Inps. La banca dati
nasce infatti dalla legge 335/95, nota anche come legge Dini,
che prescrive che l’INPS debba gestire l’anagrafica
dei soggetti extracomunitari in possesso del permesso di lavoro.
La legge recita: “Le questure forniscono all'INPS, tramite
collegamenti telematici, le informazioni anagrafiche relative
ai lavoratori extracomunitari ai quali è concesso il permesso
di soggiorno; l'INPS, sulla base delle informazioni ricevute,
costituisce un "Archivio anagrafico dei lavoratori extracomunitari",
da condividere con tutte le Amministrazioni pubbliche”.
Le Questure ci forniscono dunque periodicamente i dati sull’anagrafica
del singolo lavoratore, la durata del suo permesso di soggiorno
e la località da cui è entrato in Italia.
Queste informazioni non sarebbero però sufficienti per
le attività istituzionali di nostra competenza, in particolare
per l’attività ispettiva, essenzialmente volta all’emersione
del lavoro nero. Per sapere, ad esempio, presso quali aziende
i lavoratori sono impiegati, e verificare così la correttezza
delle contribuzioni che li riguardano, è necessario integrare
le informazioni provenienti dalle questure con l’archivio
aziende in nostro possesso.
I dati contenuti in Inps non coprono l’intero arco temporale:
la situazione contributiva ci viene comunicata dal fisco con un
anno e mezzo di ritardo. Per superare questa difficoltà
ci avvaliamo degli archivi INAIL, che sono più aggiornati.
Il datore di lavoro ha infatti l’obbligo di comunicare all’ente
l’avvenuta stipula del contratto di lavoro in tempi brevissimi.
L’incrocio delle tre diverse banche dati consente dunque
di verificare la correttezza della situazione contributiva nel
tempo, per individuare eventuali atteggiamenti fraudolenti dell’azienda.
Criticità?
La presenza di tre database diversi implica inevitabilmente degli
errori. Intanto, l’individuazione del soggetto viene fatta
sulla base delle sole coordinate anagrafiche, e le problematiche
che riguardano l’anagrafica extracomunitari sono complesse:
l’alfabeto, le modalità di composizione del nome,
i calendari differiscono tra i diversi paesi. Inoltre bisogna
tenere conto del disallineamento temporale.
E’ necessario quindi far interagire tra loro le banche dati.
Ed è qui che entra in gioco la tecnologia Business Objects…
La tecnologia Business Objects governa tutto il front end, grazie
all’utilizzo di WebIntelligence e di Application Foundation.
Le analisi vengono effettuate a monte dal data warehouse aziendale.
L’interfaccia scelta si avvale della grafica insiemistica:
l’abbiamo scelta perché è estremamente intuitiva,
e ci permette di navigare con facilità all’interno
del mondo degli extracomunitari.
I dati che si trovano all’incrocio dei tre insiemi sono
quelli che risultano contestualmente in tutti e tre i database,
e possono considerarsi certi. Sulle variazioni è importante
poi lavorare nel dettaglio, per comprenderne i motivi: è
possibile così scoprire sia l’errore anagrafico che
il lavoro nero.
Inoltre, sempre attraverso le soluzioni Business Objects, è
possibile sezionare i dati per avere un quadro più dettagliato:
per esempio posso trovare i lavoratori extracomunitari suddivisi
per provincia di residenza, e poi sezionare ulteriormente i risultati
per paese di provenienza. Posso anche verificare le dinamiche
territoriali nel corso dell’anno, avere la visione territoriale
degli extracomunitari che hanno maturato una prestazione, e verificarne
la tipologia. Oppure analizzare la distribuzione degli extracomunitari
per categoria d’impiego.
Oltre ad essere
di supporto alle vostre attività ispettive, quali altre
applicazioni possono avere questi dati?
Quello che noi forniremo sarà un servizio statistico, che
potrà essere utilizzato a fini di ricerca, decisionali
o di vigilanza. Informazioni di questo genere costituiscono un
indispensabile supporto direzionale per tutti coloro che hanno
necessità di capire il fenomeno dell’immigrazione,
con prospettive e finalità diverse. Non appena sarà
ultimato il progetto, i dati verranno perciò resi pubblici
e disponibili a diverse entità: enti di ricerca e università
per fini di studio, ma soprattutto organi di governo, ministeri
ecc. Conoscere i dati significa poter meglio strutturare provvedimenti
legislativi, calibrare interventi normativi di carattere istituzionale.
Un esempio per tutti: sapere quanto è il contributo degli
extracomunitari sul totale delle contribuzioni, conoscere il numero
delle pensioni maturate permette una più efficace gestione
del sistema pensionistico.
Che tipo di
report è possibile ottenere con questi strumenti?
I report che utilizzano la grafica insiemistica sono di tipo statico:
il loro obiettivo è sintetizzare le informazioni con la
massima semplicità.
Poi ci sono i report dinamici, quelli tipici di WebIntelligence,
con un’interfaccia che permette di formulare interrogazioni
libere semplicemente attraverso il “drag and drop”,
lo spostamento degli oggetti, senza neppure sapere che cosa sia
una query: è sufficiente aprire un pannello di interrogazione
per entrare in modo estremamente semplice nel dettaglio dei dati:
per esempio i contributi utili versati dagli extracomunitari su
base settimanale, confrontati nei diversi anni.
Il sistema permette di navigare tra le informazioni partendo da
una visione d’insieme molto sintetica fino al singolo individuo:
l’interrogazione può riguardare la macrocategoria
fino al minimo dettaglio, dalla regione di ingresso, passando
per la provincia fino ad arrivare ai dati anagrafici del singolo
lavoratore.
Perché
Business Objects?
Per questo progetto è stato fatto un capitolato di gara
con una serie di requisiti che Business Objects soddisfaceva appieno.
In generale si può dire che la tecnologia Business Objects
presenta un sistema di interrogazione che permette la creazione
di report flessibili in tempi molto rapidi. Il vantaggio più
significativo è comunque costituito dal fatto che consente
l’accesso e la navigabilità dello strumento anche
senza conoscere i database e i linguaggi di interrogazione. E
questo non è poco, perché ci permette di mettere
a disposizione di utenti non esperti una banca dati senza dover
realizzare applicativi particolari, quindi in poco tempo e di
conseguenza con una ottimizzazione dei costi.