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Bernard Liautaud
Business Integration
Direttore Responsabile
Questo numero di Insight


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Intervista a Franco Bernabè, presidente di Franco Bernabè Group


La tecnologia al servizio della qualità
Intervista a Salvatore Pulvirenti, Corporate VP Information System di Tiscali
Come ottimizzare marketing e vendite
Analitiche per monitorare e migliorare vendite, relazioni con il cliente, campagne marketing


Tecnologia e risorse umane: come si costruisce il futuro
Intervista a Raffaele Avantaggiato, direttore marketing di Banca 121


Citizen Relationship Management
Dalla Pubblica Amministrazione
all’e-Government
In libreria e in rete
Lo stato dell’arte della nuova Pubblica Amministrazione


I progetti di business intelligence
Le variabili critiche di successo secondo Federico Rajola

 


Tecnologia e business.

I progetti di
business intelligence.

Le variabili critiche di successo secondo Federico Rajola, docente presso la
Facoltà di Economia
dell’Università Cattolica di Milano e direttore del CETIF.

Sono sempre più numerosi gli articoli, gli speciali di riviste, i libri, le conferenze che trattano i temi della business intelligence e l’introduzione di essa in azienda. Anche all’interno delle Università italiane questi temi cominciano a essere trattati con caratteri di sistematicità. Segno forse di un affermato interesse da parte delle aziende verso sistemi che consentono di migliorare i processi decisionali? Probabilmente sì.Certo è
che per decenni molte delle tecnologie che oggi vengono comprese nella business intelligence, nonostante fossero consolidate e disponibili da anni, erano considerate per soli “boffins“. Chi sono i boffins? I cosiddetti cervelloni che vivono in una propria dimensione e che studiano e lavorano su tematiche, tecnologie, teorie astratte difficilmente applicabili in ambito aziendale. I boffins della business intelligence a distanza di alcuni anni hanno avuto la propria rivincita dimostrando che quelle tecnologie potevano essere ampiamente impiegate in ambito aziendale per contribuire a far conseguire addirittura quel vantaggio competitivo tanto sospirato dal management.
Ma il problema era soltanto di carattere tecnologico? Sono pronte le aziende a recepire sistemi a volte invasivi e che spesso richiedono un radicale cambiamento culturale? Come mai oltre il 50% dei progetti di business intelligence non sono in grado di raggiungere i risultati attesi?
La realtà certamente è molto più complessa di quello che appare. Il contributo dei sistemi di business intelligence per il conseguimento del vantaggio competitivo richiede:

  • un vero allineamento tra tecnologia e obiettivi di business;
  • una reale integrazione con i legacy system, nati anni orsono con il fine di supportare le transazioni dell’azienda, e ottimizzati per questi usi;
  • una integrazione tra i sistemi di supporto alle decisioni concepiti per iniziativa dei singoli, caratterizzati per dati non integrati con i sistemi informativi aziendali;
  • una maggiore comprensione degli eventi aziendali per dominare i crescenti livelli di competizione;
  • di pianificare iniziative informatiche, limitando la troppa irrazionalità tecnologica che oggi domina in azienda, in modo da realizzare architetture atte al miglioramento del processo decisionale a tutti i livelli dell’impresa. Quindi di sistematizzare le tecnologie disponibili sul mercato e limitare al massimo gli effetti di imitazione nell’adozione delle stesse dettati solo da questioni di moda;
  • di investire re delle applicazioni di business intelligence gli utenti in quanto profondi, e talvolta unici, conoscitori degli obiettivi di business e delle variabili su cui far leva.

Questi sono soltanto alcuni degli elementi generali che caratterizzano lo stato di automazione delle aziende in relazione ai sistemi di supporto al management di tipo non strutturato.
Nel tempo abbiamo assistito a tre diverse fasi dell’automazione in azienda, i cui obiettivi erano rispettivamente: l’automazione del back office con il fine di operare a costi minori e conseguire efficienza; l’automazione del front office e dei DSS (decision support system di prima generazione) con il fine di raggiungere i risultati attesi e conseguire efficacia; l’automazione di attività decisionali non strutturate con il fine di ottenere vantaggi duraturi e perseguire le strategie aziendali.
Se le prime due fasi sono giunte a fase di maturazione, oggi stiamo vivendo in pieno la terza fase: quella dell’automazione delle attività decisionali non strutturate.
Molti progetti sono stati realizzati, tanti altri sono in corso di realizzazione, molti ancora verranno messi a budget e portati a termine. Sulla base delle esperienze condotte in Italia e all’estero, molte società di consulenza hanno individuato best practice per la realizzazione di sistemi, altre hanno raffinato metodologie di sviluppo; ciascun operatore ha contribuito a suo modo per cercare di ridurre i tassi di fallimento dei progetti di business intelligence. Ma allora quali sono i principali fattori critici da valutare in un progetto di business intelligence perché si riescano a ottenere vantaggi duraturi e in grado di sostenere gli orientamenti strategici delle imprese?
Una ricerca condotta sulle maggiori banche italiane dal CeTIF, Centro di Tecnologie Informatiche e Finanziarie dell’Università Cattolica di Milano, ha evidenziato che i principali fattori critici da valutare sono:

  • l’identificazione e classificazione degli obiettivi di business;
  • l’information quality;
  • la logica di sviluppo basata sugli utenti e legata al soddisfacimento delle esigenze delle singole aree di business;
  • la classificazione per tipologia di utente;
  • il processo di selezione dei
  • prodotti da utilizzare;
  • le modalità di distribuzione delle informazioni;
  • l’architettura tecnologica;
  • gli adeguamenti organizzativi.

Identificazione e classificazione degli obiettivi di business. Come in ogni progetto informatico, è necessario individuare in modo completo e corretto gli obiettivi di business che gli utenti intendono conseguire. A ciò è utile associare una approfondita conoscenza dei sistemi legacy per comprendere quali siano le migliori soluzioni architetturali e come alimentare i nuovi sistemi. Scelta che può sembrare banale ma che certamente richiede di comprendere le modalità di utilizzo dei dati transazionali, i tempi di allineamento dei dati con le soluzioni di business intelligence, l’identificazione e l’integrazione con fonti informative esterne, la granularità dei dati, la dimensione temporale degli archivi, etc. Inoltre è necessario che nelle fasi di analisi emerga in modo chiaro che le logiche di realizzazione devono essere il più possibile svincolate da quelle dei sistemi transazionali. Infine appare importante evidenziare che spesso nell’alimentazione degli archivi per le soluzioni di business intelligence (informativi, data mart o data warehouse) raramente si prendono in considerazione quali saranno poi a regime i sistemi di analisi che verranno applicati sui dati. Ciò spesso limita la fruibilità dei dati che possono anche non essere utilizzabili con sistemi di data mining.

L’information quality. Il solo data warehouse non garantisce l’information quality. Essa è però una “premessa“necessaria. Diventa sempre più importante la certificazione dei dati da applicare con metodologie rigorose e caratteri di sistematicità. La mancata o non sistematica certificazione porta inevitabilmente a basi informative che nel tempo perdono valore. Ciò anche con riferimento al prospettico allineamento tra data warehouse e mutamento degli obiettivi di business dell’azienda. Le operazioni di information quality sono quindi diffuse e in fase di continua manutenzione/aggiornamento. Inoltre la qualità dell’informazione non può prescindere:

  • dai problemi di business e degli utenti
  • dal fabbisogno informativo che alimenta il processo di decision making
  • dalla completezza e rilevanza delle informazioni
  • dalla tempestività delle informazioni (al posto giusto nel momento giusto)
  • dalla consistenza delle informazioni mediante:
  • la creazione di indicatori, valori precalcolati, interpretazione degli indicatori
  • l’allineamento con nuovi dati/informazioni
  • la definizione dei tempi di aggiornamento.

La logica di sviluppo basata sugli utenti e legata al soddisfacimento delle esigenze delle singole aree di business. Come già implicitamente affermato più volte, è necessario comprendere dettagliatamente le esigenze di tutte le aree di business dell’azienda e, attraverso meccanismi motivazionali e progettuali coerenti, ricercare elevati livelli di commitment degli utenti che diventano i veri padroni delle soluzioni di business intelligence.

Ciò anche attivando cantieri di lavoro tesi a condurre attività di formazione per gli utenti finalizzate a una migliore comprensione degli aspetti tecnologici per realizzare soluzioni stabili e complete. Secondo Gartner Group il processo di realizzazione basato sugli utenti richiede l’esecuzione delle otto attività rappresentate in fig. 1.

La classificazione per tipologia di utente. La classificazione per tipologia di utente richiede l’identificazione delle modalità di interazione di ogni singolo utente con il sistema e con il tipo di informazione disponibile.
E’ necessario quindi comprendere a fondo i bisogni del singolo utente, il ruolo di ognuno di essi in azienda e le modalità di interazione con il sistema degli stessi utenti.
Si avverte quindi la necessità di “segmentare“ gli utenti in gruppi omogenei (informazioni a cui sono interessati, attività, ruoli, etc.).
In figura 2 è riportato un esempio di matrice che aiuta a comprendere e classificare gli utenti sulla base di un insieme di variabili.


Il processo di selezione dei prodotti da utilizzare. Dopo aver classificato gli utenti sembra importante condurre una attività di individuazione dei prodotti/soluzioni in base alla stessa classificazione degli utenti, alle funzionalità e alla modalità di utilizzo/interazione con il sistema. Le variabili che in questo caso possono essere prese in considerazione sono: la gamma di funzionalità richieste delle soluzioni (e le caratteristiche di queste: flessibilità, scalabilità etc.) e le modalità di utilizzo per tipo di utente.In figura 3 è presentata una matrice che, sulla base delle due variabili, aiuta a comprendere come devono essere realizzate le soluzioni per i diversi utenti.

Le modalità di distribuzione delle informazioni. Le modalità di distribuzione ed elaborazione delle informazioni possono essere individuate seguendo due criteri: per tipo di utilizzo e per tipo di supporto. Le caratteristiche principali del primo sono:

  • la mobilità dell’utente
  • la frequenza di utilizzo
  • il grado di complessità dell’analisi
  • la complessità dei dati
  • l’ampiezza di banda disponibile
  • la frequenza di modifica dei dati
  • i livelli di condivisione delle applicazioni
  • la scalabilità
  • il costo per utente.

Le caratteristiche principali del secondo riguardano le modalità di interazione con il sistema per tipo di supporto e in relazione all’architettura:

  • personal computer (o comunque non connessi in modo permanente alla rete)
  • distribuita (client/server)
  • basato su tecnologie internet (intranet, extranet).

Sulla base delle analisi condotte in questa fase e dei risultati ottenuti, è possibile identificare quanto un’applicazione deve essere distribuita sulla base delle modalità di utilizzo e del tipo di supporto usato. Si veda figura 4.

L’architettura tecnologica. I principali aspetti da considerare in relazione ai livelli di architettura tecnologica sono:

  • l’infrastruttura

sistemi di gestione e di memorizzazione dei dati, connettività;

  • le applicazioni

sistema di gestione: amministrazione utente, sicurezza dizionario dati, elaborazioni differite;
livello utente: data retrieval, visualizzazione ed esplorazione, tool di calcolo, sistemi di pubblicazione distribuzione delle informazioni.


Gli adeguamenti organizzativi.
I principali adeguamenti organizzativi che derivano dall’introduzione di sistemi di business intelligence di supporto ad attività decisionali di tipo non strutturato sono:

  • gli interventi di change management;
  • il decentramento delle attività;
  • l’adeguamento delle competenze tecnologiche delle unità di business;
  • l’adeguamento delle competenze di business delle persone della funzione sistemi;
  • la nascita di nuove figure professionali quali ad esempio lo specialista di applicazioni di business intelligence, lo specialista di data preparation, l’esperto di sistemi statistici, altre figure per la gestione dei sistemi di data mining e di data warehouse.

La ricerca CeTIF, oltre a quanto finora esposto, si conclude evidenziando che:

  • non esiste la one best way per la realizzazione di sistemi di business intelligence;
  • gli adeguamenti organizzativie delle competenze rivestono un ruolo fondamentale per la realizzazione di sistemi efficaci.

L’approccio “vincente“ può dipendere dalle contingenze organizzative di ciascuna azienda quali la cultura, l’ambiente interno ed esterno, la capacità del fornitore/system integrator scelto, il grado di aderenza dei prodotti scelti alle necessità dell’azienda, la validità dell’approccio e della soluzione da adottare.