| Tecnologia
e business.
I progetti di
business intelligence.
Le variabili critiche di successo secondo
Federico Rajola, docente presso la
Facoltà di Economia
dell’Università Cattolica di Milano e direttore del
CETIF.
Sono sempre più numerosi gli articoli, gli speciali di
riviste, i libri, le conferenze che trattano i temi della business
intelligence e l’introduzione di essa in azienda. Anche
all’interno delle Università italiane questi temi
cominciano a essere trattati con caratteri di sistematicità.
Segno forse di un affermato interesse da parte delle aziende verso
sistemi che consentono di migliorare i processi decisionali? Probabilmente
sì.Certo è
che per decenni molte delle tecnologie che oggi vengono comprese
nella business intelligence, nonostante fossero consolidate e
disponibili da anni, erano considerate per soli “boffins“.
Chi sono i boffins? I cosiddetti cervelloni che vivono in una
propria dimensione e che studiano e lavorano su tematiche, tecnologie,
teorie astratte difficilmente applicabili in ambito aziendale.
I boffins della business intelligence a distanza di alcuni anni
hanno avuto la propria rivincita dimostrando che quelle tecnologie
potevano essere ampiamente impiegate in ambito aziendale per contribuire
a far conseguire addirittura quel vantaggio competitivo tanto
sospirato dal management.
Ma il problema era soltanto di carattere tecnologico? Sono pronte
le aziende a recepire sistemi a volte invasivi e che spesso richiedono
un radicale cambiamento culturale? Come mai oltre il 50% dei progetti
di business intelligence non sono in grado di raggiungere i risultati
attesi?
La realtà certamente è molto più complessa
di quello che appare. Il contributo dei sistemi di business intelligence
per il conseguimento del vantaggio competitivo richiede:
-
un vero allineamento tra tecnologia
e obiettivi di business;
-
una reale integrazione con
i legacy system, nati anni orsono con il fine di supportare
le transazioni dell’azienda, e ottimizzati per questi
usi;
-
una integrazione tra i sistemi
di supporto alle decisioni concepiti per iniziativa dei singoli,
caratterizzati per dati non integrati con i sistemi informativi
aziendali;
-
una maggiore comprensione degli
eventi aziendali per dominare i crescenti livelli di competizione;
-
di pianificare iniziative informatiche,
limitando la troppa irrazionalità tecnologica che oggi
domina in azienda, in modo da realizzare architetture atte al
miglioramento del processo decisionale a tutti i livelli dell’impresa.
Quindi di sistematizzare le tecnologie disponibili sul mercato
e limitare al massimo gli effetti di imitazione nell’adozione
delle stesse dettati solo da questioni di moda;
-
di investire re delle applicazioni
di business intelligence gli utenti in quanto profondi, e talvolta
unici, conoscitori degli obiettivi di business e delle variabili
su cui far leva.
Questi sono soltanto alcuni degli elementi
generali che caratterizzano lo stato di automazione delle aziende
in relazione ai sistemi di supporto al management di tipo non strutturato.
Nel tempo abbiamo assistito a tre diverse fasi dell’automazione
in azienda, i cui obiettivi erano rispettivamente: l’automazione
del back office con il fine di operare a costi minori e conseguire
efficienza; l’automazione del front office e dei DSS (decision
support system di prima generazione) con il fine di raggiungere
i risultati attesi e conseguire efficacia; l’automazione di
attività decisionali non strutturate con il fine di ottenere
vantaggi duraturi e perseguire le strategie aziendali.
Se le prime due fasi sono giunte a fase di maturazione, oggi stiamo
vivendo in pieno la terza fase: quella dell’automazione delle
attività decisionali non strutturate.
Molti progetti sono stati realizzati, tanti altri sono in corso
di realizzazione, molti ancora verranno messi a budget e portati
a termine. Sulla base delle esperienze condotte in Italia e all’estero,
molte società di consulenza hanno individuato best practice
per la realizzazione di sistemi, altre hanno raffinato metodologie
di sviluppo; ciascun operatore ha contribuito a suo modo per cercare
di ridurre i tassi di fallimento dei progetti di business intelligence.
Ma allora quali sono i principali fattori critici da valutare in
un progetto di business intelligence perché si riescano a
ottenere vantaggi duraturi e in grado di sostenere gli orientamenti
strategici delle imprese?
Una ricerca condotta sulle maggiori banche italiane dal CeTIF, Centro
di Tecnologie Informatiche e Finanziarie dell’Università
Cattolica di Milano, ha evidenziato che i principali fattori critici
da valutare sono:
- l’identificazione e classificazione
degli obiettivi di business;
- l’information quality;
- la logica di sviluppo basata sugli utenti
e legata al soddisfacimento delle esigenze delle singole aree
di business;
- la classificazione per tipologia di
utente;
- il processo di selezione dei
- prodotti da utilizzare;
- le modalità di distribuzione
delle informazioni;
- l’architettura tecnologica;
- gli adeguamenti organizzativi.
Identificazione
e classificazione degli obiettivi di business.
Come in ogni progetto informatico, è necessario individuare
in modo completo e corretto gli obiettivi di business che gli utenti
intendono conseguire. A ciò è utile associare una
approfondita conoscenza dei sistemi legacy per comprendere quali
siano le migliori soluzioni architetturali e come alimentare i nuovi
sistemi. Scelta che può sembrare banale ma che certamente
richiede di comprendere le modalità di utilizzo dei dati
transazionali, i tempi di allineamento dei dati con le soluzioni
di business intelligence, l’identificazione e l’integrazione
con fonti informative esterne, la granularità dei dati, la
dimensione temporale degli archivi, etc. Inoltre è necessario
che nelle fasi di analisi emerga in modo chiaro che le logiche di
realizzazione devono essere il più possibile svincolate da
quelle dei sistemi transazionali. Infine appare importante evidenziare
che spesso nell’alimentazione degli archivi per le soluzioni
di business intelligence (informativi, data mart o data warehouse)
raramente si prendono in considerazione quali saranno poi a regime
i sistemi di analisi che verranno applicati sui dati. Ciò
spesso limita la fruibilità dei dati che possono anche non
essere utilizzabili con sistemi di data mining.
L’information quality.
Il solo data warehouse non garantisce l’information quality.
Essa è però una “premessa“necessaria.
Diventa sempre più importante la certificazione dei dati
da applicare con metodologie rigorose e caratteri di sistematicità.
La mancata o non sistematica certificazione porta inevitabilmente
a basi informative che nel tempo perdono valore. Ciò anche
con riferimento al prospettico allineamento tra data warehouse e
mutamento degli obiettivi di business dell’azienda. Le operazioni
di information quality sono quindi diffuse e in fase di continua
manutenzione/aggiornamento. Inoltre la qualità dell’informazione
non può prescindere:
- dai problemi di business e degli utenti
- dal fabbisogno informativo che alimenta
il processo di decision making
- dalla completezza e rilevanza delle informazioni
- dalla tempestività delle informazioni
(al posto giusto nel momento giusto)
- dalla consistenza delle informazioni
mediante:
- la creazione di indicatori, valori precalcolati,
interpretazione degli indicatori
- l’allineamento con nuovi dati/informazioni
- la definizione dei tempi di aggiornamento.
La
logica di sviluppo basata sugli utenti e legata al soddisfacimento
delle esigenze delle singole aree di business. Come già
implicitamente affermato più volte, è necessario comprendere
dettagliatamente le esigenze di tutte le aree di business dell’azienda
e, attraverso meccanismi motivazionali e progettuali coerenti, ricercare
elevati livelli di commitment degli utenti che diventano i veri
padroni delle soluzioni di business intelligence.

Ciò anche attivando cantieri di lavoro tesi a condurre attività
di formazione per gli utenti finalizzate a una migliore comprensione
degli aspetti tecnologici per realizzare soluzioni stabili e complete.
Secondo Gartner Group il processo di realizzazione basato sugli
utenti richiede l’esecuzione delle otto attività rappresentate
in fig. 1.
La classificazione per tipologia
di utente. La classificazione per tipologia di utente richiede
l’identificazione delle modalità di interazione di
ogni singolo utente con il sistema e con il tipo di informazione
disponibile.
E’ necessario quindi comprendere a fondo i bisogni del singolo
utente, il ruolo di ognuno di essi in azienda e le modalità
di interazione con il sistema degli stessi utenti.
Si avverte quindi la necessità di “segmentare“
gli utenti in gruppi omogenei (informazioni a cui sono interessati,
attività, ruoli, etc.).
In figura 2 è riportato un esempio di matrice che aiuta a
comprendere e classificare gli utenti sulla base di un insieme di
variabili.

Il processo di selezione dei prodotti
da utilizzare. Dopo aver classificato gli utenti sembra importante
condurre una attività di individuazione dei prodotti/soluzioni
in base alla stessa classificazione degli utenti, alle funzionalità
e alla modalità di utilizzo/interazione con il sistema. Le
variabili che in questo caso possono essere prese in considerazione
sono: la gamma di funzionalità richieste delle soluzioni
(e le caratteristiche di queste: flessibilità, scalabilità
etc.) e le modalità di utilizzo per tipo di utente.In figura
3 è presentata una matrice che, sulla base delle due variabili,
aiuta a comprendere come devono essere realizzate le soluzioni per
i diversi utenti.
Le modalità di distribuzione
delle informazioni. Le modalità
di distribuzione ed elaborazione delle informazioni possono essere
individuate seguendo due criteri: per tipo di utilizzo e per tipo
di supporto. Le caratteristiche principali del primo sono:

- la mobilità dell’utente
- la frequenza di utilizzo
- il grado di complessità dell’analisi
- la complessità dei dati
- l’ampiezza di banda disponibile
- la frequenza di modifica dei dati
- i livelli di condivisione delle applicazioni
- la scalabilità
- il costo per utente.
Le caratteristiche principali del secondo
riguardano le modalità di interazione con il sistema per
tipo di supporto e in relazione all’architettura:
- personal computer (o comunque non connessi
in modo permanente alla rete)
- distribuita (client/server)
- basato su tecnologie internet (intranet,
extranet).
Sulla base delle analisi condotte in questa fase
e dei risultati ottenuti, è possibile identificare quanto
un’applicazione deve essere distribuita sulla base delle modalità
di utilizzo e del tipo di supporto usato. Si veda figura 4.

L’architettura tecnologica.
I principali aspetti da considerare in relazione ai livelli di architettura
tecnologica sono:
sistemi di gestione e di memorizzazione
dei dati, connettività;
sistema di gestione: amministrazione utente,
sicurezza dizionario dati, elaborazioni differite;
livello utente: data retrieval, visualizzazione ed esplorazione,
tool di calcolo, sistemi di pubblicazione distribuzione delle informazioni.
Gli adeguamenti organizzativi. I principali
adeguamenti organizzativi che derivano dall’introduzione di
sistemi di business intelligence di supporto ad attività
decisionali di tipo non strutturato sono:
- gli interventi di change management;
- il decentramento delle attività;
- l’adeguamento delle competenze
tecnologiche delle unità di business;
- l’adeguamento delle competenze
di business delle persone della funzione sistemi;
- la nascita di nuove figure professionali
quali ad esempio lo specialista di applicazioni di business intelligence,
lo specialista di data preparation, l’esperto di sistemi
statistici, altre figure per la gestione dei sistemi di data mining
e di data warehouse.
La ricerca CeTIF, oltre a quanto finora
esposto, si conclude evidenziando che:
- non esiste la one best way per la realizzazione
di sistemi di business intelligence;
- gli adeguamenti organizzativie delle
competenze rivestono un ruolo fondamentale per la realizzazione
di sistemi efficaci.
L’approccio “vincente“
può dipendere dalle contingenze organizzative di ciascuna
azienda quali la cultura, l’ambiente interno ed esterno, la
capacità del fornitore/system integrator scelto, il grado
di aderenza dei prodotti scelti alle necessità dell’azienda,
la validità dell’approccio e della soluzione da adottare.
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