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Arretrati
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Dalla
Pubblica Amministrazione
all’e-Government.
Citizen Relationship Management.
Prospettive e criticità di un
cambiamento tecnologico e sociale.
Ha raggiunto ormai il secondo
anno di vita il piano per l’informatizzazione dei processi
nella Pubblica Amministrazione, varato nel settembre del 2000, e
per l’estate prossima l’Italia si prepara ad ospitare,
nel corso del semestre di presidenza UE, la conferenza europea sull’e?Government.
E’ possibile ormai fare un primo bilancio di un progetto che
intende trasformare radicalmente l’approccio dello Stato nei
confronti del cittadino. Un approccio che deve la sua realizzazione
alle nuove tecnologie e ad internet. Ed è significativo che,
proprio in un momento in cui il commercio elettronico si trova a
segnare il passo e a dover ripensare i suoi modelli di business,
la società dell’informazione scopra che la rete può
essere un mezzo efficacissimo per trasformare qualcosa di tradizionalmente
statico e restio al cambiamento: la burocrazia.
Gli obiettivi per l’informatizzazione pubblica riguardano
due settori distinti di attività: l’e?Procurement (gestione
telematica degli approvvigionamenti) e l’e?Government (la
semplificazione burocratica e l’innovazione dei servizi a
cittadini ed imprese). L’aspetto della digitalizzazione del
servizio pubblico che più interessa i cittadini è
quello legato all’erogazione di servizi online, e al conseguente
miglioramento della qualità di vita di chi deve usufruire
della Pubblica Amministrazione. Molti sono gli esperimenti e i tentativi,
ma pochi i processi burocratici interamente gestiti online.
Questo perché l’implementazione di un piano di e?Government
presenta una serie di criticità che rendono estremamente
delicata la sua progettazione ed applicazione.
CREAZIONE DI
UNO SPORTELLO UNICO. Attualmente all’utente vengono
assegnati un Pin e una password per ogni sito frequentato: questo
obbliga a memorizzare un numero eccessivo di codici, e naturalmente
aumenta la possibilità di errore. L’obiettivo finale
è l’istituzione di un unico punto d’accesso
sul web per il cittadino, in cui questi venga riconosciuto una
volta per tutte tramite il codice d’accesso personale, contenuto
nella sua carta d’identità elettronica. Sarà
così possibile usufruire di tutti i servizi senza dovere,
di volta in volta, inserire nuovamente informazioni che sono già
in possesso della Pubblica Amministrazione.
In questo modo anche la certificazione non avrà più
senso, perché gli uffici pubblici avranno la possibilità
di effettuare controlli e verifiche direttamente in rete e in
tempo reale.
COORDINAMENTO SU TUTTO IL TERRITORIO.
Nella società dell’informazione, le coordinate spazio?temporali
subiscono una modifica radicale. Deve essere possibile per un
cittadino o per un’impresa, ed in effetti non sussistono
difficoltà tecnologiche, svolgere pratiche in comuni/regioni/stati
diversi da quelli di residenza.
La tecnologia lancia una sfida alle amministrazioni locali, che
devono adeguarsi in termini organizzativi per riuscire a costruire
un’offerta online che prescinda dalle distanze e dalle differenze
procedurali.
MULTICANALITA’.
Se da un lato l’utilizzo delle nuove tecnologie è
obbligatorio, oltre che vantaggioso, dall’al-tro la Pubblica
Amministrazione deve tener conto del digital divide fra nord e
sud, fra metropoli e piccoli centri, e tra generazioni diverse.
Diventa dunque imprescindibile la piattaforma multicanale che
non escluda, anzi valorizzi, canali di contatto con l’utente
di tipo tradizionale, come per esempio il telefono. In questa
ottica la funzione dei call center diventa significativa e strategica.
RISORSE UMANE. Il contatto con il cittadino non può
essere lasciato all’improvvisazione. Se è evidente
che lo sportello fisico debba essere presidiato da un dipendente
pubblico, formato alla conoscenza e all’erogazione dei servizi,
meno immediata è la scelta per quanto riguarda i punti
di contatto telefonici o telematici.
Le società specializzate nella gestione in outsourcing
del contatto con i clienti presentano tariffe assolutamente competitive;
ma nel settore pubblico va considerata l’opportunità
di riqualificare personale
in esubero, e la grande quantità e varietà di informazioni
richieste. Molte amministrazioni hanno optato per una formula
mista: una soluzione di outsourcing per il call center di prima
accoglienza, destinato solo a rispondere ai quesiti più
semplici e all’accettazione dei reclami; e poi un call o
contact center specializzato, organizzato con personale interno
riqualificato. Si tratta di soluzioni comunque impegnative.
Nel caso di Poste Italiane (cfr. Insight n.0) la formazione dei
500 dipendenti selezionati per i sette call center attivi ha richiesto
un milione e settecentomila giornate/uomo di formazione. Si tratta
di investimenti ingenti, ma è importante considerare che
le risorse umane, in un progetto di CRM, hanno un’importanza
quanto meno paritaria rispetto alle tecnologie.
CITIZEN RELATIONSHIP MANAGEMENT.
In un’ottica monopolistica, parlare di clienti è
sicuramente fuori luogo, ma la vecchia definizione di utente relega
il cittadino al rango di utilizzatore del servizio e ricorda i
tempi in cui la facilitazione dei processi e il gradimento verso
i servizi offerti erano parametri assenti dall’agenda delle
amministrazioni. Inoltre, ormai alcuni settori (emblematico il
caso Poste Italiane) iniziano ad aprirsi al libero mercato con
nuovi servizi, rendendo indispensabile una strategia di CRM. Centralità
del cittadino significa in primo luogo che i servizi (e la loro
erogazione) devono partire dai suoi bisogni, e che quindi è
necessario che l’accesso agli uffici, il linguaggio, le
procedure siano a misura di cittadino: comprensibili, facili ed
immediati; ma significa ancora di più che la Pubblica Amministrazione
deve ristrutturarsi in modo da non ribaltare più la propria
complessità all’esterno, cioè verso il fruitore
del servizio (come avviene oggi, quando il cittadino deve girare
da un ufficio all’altro per una sola pratica, o deve produrre
certificati su dati già in possesso della Pubblica Amministrazione),
bensì deve risolversela al proprio interno, mediante una
riorganizzazione che permetta una migliore comunicazione tra uffici,
uno scambio totale di informazioni, e quindi procedure più
facili.
Questo secondo aspetto evidenzia come non sia sufficiente strutturare
un buon front-end, cioè una bella home page, un sito facile
da usare, un linguaggio semplice e cortese: se il cambiamento
si riduce a questo si finisce solo per illudere l’interlocutore.
Il vero nodo è costituito dalla capacità della struttura
di modificare i propri processi interni. Ciò presuppone
uno sforzo su due fronti: procedurale e tecnologico. La trasformazione
delle procedure si ottiene attraverso una migliore e più
efficiente comunicazione fra le diverse entità, ma non
solo. Anche la nomenclatura dovrà adeguarsi ai nuovi criteri:
non sarà più il cittadino a doversi districare fra
i diversi uffici con nomi tutt’altro che trasparenti, ma
sarà l’amministrazione a modificarne la denominazione
per venire incontro alle esigenze di chiarezza ed “usabilità”
degli utenti. La scelta tecnologica è assolutamente strategica:
è necessario omogeneizzare i database ed implementare sistemi
di business intelligence per creare una base di conoscenza che
permetta ai vari sistemi, uffici e funzionari di comunicare tra
loro e scambiarsi dati ed informazioni.
Si tratta di provvedimenti indispensabili, se si considera per
esempio che attualmente il 20% dei dati relativi alle imprese
in possesso di Unioncamere, Inail e Inps non sono omogenei fra
loro: questo rende problematica la comunicazione tra i vari enti.
CUSTOMER SATISFACTION.
La Pubblica Amministrazione non avrebbe necessità di fidelizzare
i cittadini ai servizi di monopolio. Ma nella nuova ottica di
orientamento al cittadino, è importante che anche gli enti
pubblici si confrontino con la valutazione da parte del pubblico.
La necessità di un sistema per valutare la soddisfazione
del “cliente” in tutti gli uffici che erogano servizi
è uno dei 10 obiettivi posti dal ministero dell’Innovazione.
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