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Bernard Liautaud
Business Integration
Direttore Responsabile
Questo numero di Insight


La rete? Un’opportunità strategica
Intervista a Franco Bernabè, presidente di Franco Bernabè Group


La tecnologia al servizio della qualità
Intervista a Salvatore Pulvirenti, Corporate VP Information System di Tiscali
Come ottimizzare marketing e vendite
Analitiche per monitorare e migliorare vendite, relazioni con il cliente, campagne marketing


Tecnologia e risorse umane: come si costruisce il futuro
Intervista a Raffaele Avantaggiato, direttore marketing di Banca 121


Citizen Relationship Management
Dalla Pubblica Amministrazione
all’e-Government
In libreria e in rete
Lo stato dell’arte della nuova Pubblica Amministrazione


I progetti di business intelligence
Le variabili critiche di successo secondo Federico Rajola

 


In copertina:
Franco Bernabè, presidente di
Franco Bernabè Group.

La rete?
Un’opportunità strategica.
Comunicazione, contenuti, gestione
dei processi: come far crescere
l’impresa italiana.

Da top manager a imprenditore di successo: Franco Bernabè è una figura di spicco nel panorama economico italiano per la sua autorevolezza, la straordinaria carriera, le scelte non convenzionali. Oggi è a capo di un gruppo di imprese tra cui spicca Kelyan S.p.A., una “fabbrica digitale” che progetta e realizza soluzioni di rete integrate per le imprese. Il suo Digital Magazine (www.bernabe.it), costantemente aggiornato e ricco di informazioni sul mondo ICT, conferma ulteriormente la sua attenzione per i nuovi media. Un testimone d’eccezione, insomma, a cui chiedere bilanci e previsioni in un momento di incertezza dei mercati.


Lei ha sempre affermato che la crisi è cominciata ben prima dell’11 settembre, e che la ripresa avrà un prezzo in termini di “selezione naturale delle imprese”. Come vede lo scenario di quest’ultimo anno, e quali prospettive avverte per l’Italia?
La situazione congiunturale, dopo un’iniziale breve fase di miglioramento sul finire dello scorso anno, è ritornata a essere piuttosto difficile: le imprese non investono e i consumatori stanno alla finestra in attesa che ci sia un segnale di fiducia che consenta di superare l’ansia creata dalla crisi del mercato azionario e dal terrorismo.

L’economia di rete ha modificato gli equilibri del potere economico in Italia? E se sì, in che modo?
A mio parere l’economia di rete, pur essendo un fenomeno molto importante, non può essere considerata come un elemento indipendente dalla più generale evoluzione economica.
La rete è uno degli elementi che favoriscono la gestione dei processi aziendali e amministrativi e quindi la crescita di un’azienda, il superamento delle lentezze della burocrazia interna o la cattiva comunicazione interna ed esterna. Credo che le grandi imprese italiane abbiano colto per tempo le opportunità offerte dalla rete e adeguato di conseguenza i propri sistemi. Il tutto con largo anticipo rispetto alle piccole e medie imprese, che appaiono invece in ritardo nell’utilizzo dei nuovi strumenti informatici. Per rispondere alla sua domanda, direi quindi che l’economia di rete è un fenomeno che non ha inciso sugli equilibri del potere economico nel nostro paese; nello stesso tempo però temo che il ritardo accumulato dalle PMI possa essere un fattore di freno non solo per la loro crescita ma anche per la loro competitività a livello internazionale.

Il fallimento delle cosiddette dotcom. Immaturità del mercato, improvvisazione imprenditoriale o manageriale, modelli di business troppo “fantasiosi”..: a quali cause attribuisce maggiormente la responsabilità?

Tutti i fenomeni da lei citati hanno avuto un peso importante nel fallimento delle dotcom, e a questi fattori aggiungerei sicuramente la repentina depressione dei mercati iniziata nella prima metà del 2001 e acceleratasi dopo l’11 settembre. A mio avviso però, oltre che per i lati negativi, l’esperienza delle dotcom va valutata anche per ciò che di positivo ha prodotto in termini di diffusione delle nuove tecnologie ? internet sopra ogni altra ? e in termini di diffusione della cultura imprenditoriale e tecnologica fra le nuove generazioni. Un fenomeno quest’ultimo che riguarda soprattutto gli Stati Uniti ma che ha una forte rilevanza anche per l’Europa.

La Kelyan S.p.A., a dispetto della generale situazione, è in costante crescita: al secondo anno di esercizio un fatturato di 18 milioni di euro. Un successo frutto di una “vision” diversa del significato della Net Economy?
Probabilmente è così. La nostra ambizione, fin dall’inizio, è stata quella di realizzare una società che fornisse progetti completi di e?business in grado di migliorare le funzioni aziendali attraverso l’utilizzo della rete. Kelyan si occupa di knowledge technology, cioè la capacità di saldare la struttura e i processi dell’azienda ? e il suo sistema di relazioni interne ed esterne ? con i sistemi informatici e internet. Nel corso del 2001, grazie all’aggregazione di aziende già presenti sul mercato e che condividevano questa nostra visione del business, Kelyan ha allargato l’offerta di servizi ICT e ha dato vita a un gruppo integrato che offre un servizio globale grazie alla somma di competenze diverse.
Il nostro obiettivo è quello di creare un grande gruppo italiano che sviluppi le nuove tecnologie soprattutto nel settore delle medie imprese, che sono la struttura portante dell’economia italiana.


Le aziende investono sempre di più nell’integrazione dei sistemi informativi e nella business intelligence, ma la strada per lo sviluppo di un vero CRM, ovvero di una capacità reale di relazionarsi con il cliente, è ancora lontana. Eppure è ormai riconosciuto da tutti che la relazione con il cliente è ciò che permette, in un mercato competitivo, l’acquisizione, la gestione, e soprattutto il mantenimento dei clienti. La tecnologia è più rapida dei tempi umani di assimilazione: come superare questo gap?
Sono d’accordo sul fatto che esista un gap fra tecnologia e tempi umani di assimilazione.
Tuttavia lo sviluppo lento e incerto del CRM, fenomeno riscontrabile a livello mondiale, dipende anche da altri fattori quali la mancanza di strategie di marketing realmente orientate alle esigenze del cliente o la scarsa integrazione fra le iniziative di CRM e i vari settori aziendali. In generale però direi che forse l’errore più diffuso è il dimenticare che il CRM, ancor prima che una soluzione informatica, è una modalità di approccio al mercato che tende a costruire relazioni stabili con i clienti: perché ciò avvenga non bastano gli investimenti in tecnologie sofisticate, è fondamentale poter contare su risorse umane preparate che sappiano capire le necessità del cliente. In altre parole, è importante investire sulla preparazione degli addetti alla gestione del processo.

Con Andala, oggi H3G, si è aggiudicato la licenza per l’UMTS, il telefono di terza generazione. Molti lo giudicano il futuro delle telecomunicazioni, altri sono scettici sulla possibilità di conquistare un mercato saturo. Lei detiene ormai il 2% della società, continua a credere nel progetto? Quali saranno secondo Lei le killer application, i servizi che ne determineranno il successo?
Continuo a pensare che l’UMTS sarà un successo e che i telefoni di terza generazione avranno lo stesso impatto che ha avuto il Gsm all’inizio.
La fortuna dell’UMTS non sarà determinata da applicazioni particolarmente sofisticate; sarà l’esperienza di comunicazione in sé che, associando il messaggio visivo a quello vocale o scritto, ne determinerà il successo.

Si dice sempre che la differenza nei servizi la fanno i contenuti. Lei ha dimostrato di crederci, dal momento che il Gruppo Bernabè ha partecipazioni in società che si occupano di produzione di contenuti per il web e il wireless, e di formazione a distanza (Full Contents S.r.l., Edirete, Individual Training S.p.A.). Ma i contenuti di qualità costano, e la competizione nel settore telco è spesso giocata sui prezzi. Come si può restare competitivi mantenendo alta la professionalità?
Quello dei contenuti è un settore in cui la competitività è data dalla qualità, non dai prezzi. Le faccio un esempio banale: un’impresa ha sicuramente più interesse a investire in un corso di lingue via internet garantito da una certificazione internazionale piuttosto che in un prodotto analogo di dubbia provenienza ed efficacia, seppure con un costo minore. Credo pertanto che si debba puntare soprattutto sulla qualità e la professionalità, poiché il mercato dei contenuti nel lungo termine premia queste caratteristiche.

I numerosi ridimensionamenti, se non fallimenti, di società di recente costituzione e apparentemente di successo hanno fatto salire alla ribalta il tema del mercato del lavoro nell’economia di rete: quali sono le caratteristiche specifiche del settore per quanto riguarda le risorse umane?
Nel settore si è puntato soprattutto su tecnici informatici molto specializzati; oggi, proprio alla luce di quanto è successo, direi che la specializzazione in un solo settore, per quanto d’eccellenza, possa essere rischiosa. Mi sembra perciò che si debba tornare a figure più flessibili: una buona preparazione universitaria ? preferibilmente scientifica, ma non necessariamente ? e la conoscenza di una o più lingue, se unite a flessibilità e desiderio di imparare, rappresentano un buon bagaglio per affrontare il mercato del lavoro senza timori.