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La storia. Sembra che il primo
esempio di customer service via telefono risalga al 1968, anno in
cui la Ford fu costretta, su pressione di un'associazione di consumatori,
ad istituire una linea telefonica gratuita per la gestione dei reclami.
Per arrivare ad un utilizzo massiccio del mezzo telefonico nel rapporto
con la clientela si dovranno aspettare gli anni Ottanta, e soprattutto
un sostanziale cambiamento di mentalità. Il mercato sempre
più complesso vede una diversificazione dei prodotti e dei
bisogni, e quindi nasce la "cultura del servizio": servizio
inteso come valore aggiunto, in grado di soddisfare le esigenze
dei nuovi consumatori. La tecnologia ha poi progressivamente diversificato
anche i canali di comunicazione, lanciando una nuova sfida alle
aziende. Il consumatore sempre più consapevole richiede oggi
un contatto adeguato alle potenzialità dei nuovi canali:
informazioni disponibili 24 ore su 24 sul sito Internet, risposte
alle e?mail entro le 24 ore, personale qualificato al telefono per
la risoluzione dei problemi, efficienza nella gestione dei reclami.
I
servizi. Il centralino si è così trasformato
in call center, e il call center a sua volta in contact center,
cioè centro di contatto multifunzionale. Oltre alle linee
telefoniche e alla classica e?mail il centro servizi ha a disposizione
sofisticate funzionalità: per esempio il call?back, cioé
la possibilità di concordare una chiamata verso il cliente
ad un orario specifico; la chat line con un operatore che permette
la risoluzione di problemi relativamente semplici in tempo reale;
il co?browsing, cioè la navigazione contemporanea ? da parte
di utente ed operatore ? delle medesime pagine web, ottimo strumento
di supporto e di e?learning. Senza contare la videoconferenza e
la rilevanza crescente assunta dal wireless advertising, che rivisita
il ruolo degli SMS, rendendoli interessanti strumenti di telemarketing.
Le possibilità offerte da un centro di questo genere sono
innumerevoli già nel solo servizio di inbound (dall'esterno
verso l'azienda): dalla gestione di numeri verdi a carattere informativo
a quella di prenotazioni turistiche o sanitarie, all'assistenza
tecnica e operativa dei clienti nei più diversi settori di
business. Il miglioramento del servizio è la principale leva
perla customer loyalty, e diventa strategico in settori come la
Pubblica Amministrazione e la Sanità, in cui il servizio
costituisce, di fatto, il core business. Altrettanto importante
è il valore dei servizi outbound (che rappresentano il 27
% sul totale delle chiamate); attualmente questa tipologia di servizi
è impegnata in prevalenza dal telemarketing, seguito dalla
gestione degli appuntamenti e ricerca dei clienti e altri servizi.
Anche se in percentuale minore rispetto ai servizi inbound, risulta
in crescita costante (+19%: fonte Databank).
Un
po' di dati. Negli Stati Uniti un lavoratore su venti è
impiegato in un contact center e le stime prevedono che entro il
2005 il rapporto sia di uno su sette. Per l'Europa si parla di una
crescita del mercato pari al 40% annuo (Datamonitor), e si ipotizza
che entro
il 2002 la percentuale degli occupati nei centri servizi sarà
dell'1,3%. In Italia, il mercato dei web call center occupa lo 0,2%
del PIL nazionale, con un tasso di crescita nel 2001 del 49% (27%
per il 2002). Nel 1994 i call center italiani erano 39 (per 1500
postazioni): entro il 2002 si dovrebbe arrivare ad oltre 1400 (per
75 mila postazioni). La dimensione media dei call center in Italia
è di 41 postazioni operative. Il gruppo numericamente più
significativo riguarda i call center organizzati e gestiti direttamente
dalle aziende che li utilizzano (è il caso delle società
di telecomunicazione, fruitori ed innovatori per eccellenza del
servizio); inoltre, la metà delle postazioni dei centri che
offrono il servizio in outsourcing (circa il 20% rispetto ai call
center proprietari) viene gestita da società terze ma controllate
da grandi operatori (esempio Atesia e Telecom), e quindi opera in
un mercato prevalentemente captive.
Gli operatori più piccoli invece, in attesa di ammortizzare
l'investimento fatto in strutture tecnologiche per le telecomunicazioni,
e di analizzare i risultati di mercato, difficilmente decidono di
dotarsi da subito anche di una struttura di call center proprietario.
La progressiva evoluzione delle tecnologie e il suo continuo aggiornamento
permettono oggi una sostanziale riduzione dei costi, anche per soluzioni
innovative e complete. C'è tuttavia da considerare la rapida
obsolescenza delle soluzioni hardware e software che costituisce
tuttora una significativa barriera d'ingresso al mercato. Il vero
costo da considerare nella gestione è quello legato alle
risorse umane, il cui fabbisogno aumenta in relazione geometrica
al numero delle postazioni da utilizzare, andando quindi ad incidere
pesantemente sui costi dei servizi offerti; inoltre il forte turnover
(2 anni di permanenza massima) dovuto anche all'alto livello di
scolarizzazione degli operatori, va ad incidere pesantemente sui
costi fissi di formazione.
Contact Center e CRM. Il contact
center si configura come formidabile centro di raccolta informazioni,
che se ben gestite permettono di porre le basi di una conoscenza
del cliente personalizzata e svincolata dalle singole persone o
funzioni all'interno dell'azienda. Le informa?zioni derivanti da
ogni singolo contatto vengono salvate e condivise all'interno dell'azienda.
Il fattore umano. Nel corso
del contatto con il cliente, l'operatore interroga il database per
identificare l'interlocutore, cerca di interpretare il suo problema
ed identificare la migliore procedura di soluzione; successivamente
inserisce le nuove informazioni raccolte dal cliente, e se è
necessario coinvolge altre entità nella soluzione del quesito.
Si tratta di attività solo apparentemente semplici: l'individuazione
tempestiva del tipo di intervento necessario, la altrettanto tempestiva
soluzione e/o coinvolgimento dei centri di competenza adatti, la
raccolta di informazioni presuppongono già da sole una buona
conoscenza del servizio e un alto livello di professionalità
da parte del personale. La gestione del cliente deve inoltre coniugare
efficacia ed efficienza: il numero e la durata delle chiamate, il
tempo di risoluzione dei problemi, la percentuale di quesiti insoluti
sono elementi discriminanti per la qualità di un servizio
di call center. Un contact center, poi, deve affrontare la relazione
con modalità diverse per ogni canale. Si può dire
che un fattore chiave di successo per un operatore di contact center
sia dunque la capacità di gestire lo stress: in modalità
inbound è fondamentale riuscire a passare rapidamente da
un problema all'altro, ed accontentare clienti difficili. In outbound
la difficoltà può risiedere nello stabilire un contatto
empatico con uno sconosciuto, riuscendo ad incuriosirlo su un prodotto
o servizio di cui potrebbe non conoscere neppure l'esistenza. Si
spiega così la nuova attenzione verso il "fattore umano"
dei centri servizi. Se è vero che la localizzazione geografica
del contact center non ha alcuna importanza, è altresì
vero che l'assenza di inflessioni dialettali nell'operatore o la
sua capacità di scrivere correttamente una e?mail ne hanno
invece molta. Da operatori di call center a "lavoratori della
conoscenza": la nuova definizione è un segnale del tentativo
di riqualificare il ruolo e di risolvere il problema dell'eccessivo
turnover. Nasce così una nuova area di business, quella della
formazione: una prospettiva interessante per le tante società
della Net Economy, attualmente costrette a fare i conti con le difficoltà
del settore.
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