| Il processo evolutivo che
sta trasferendo in rete sempre più numerose attività umane, private
e di business, coinvolge in modo particolarmente significativo il settore finanziario,
che è chiamato ad attuare cambiamenti strategici profondi; cambiamenti
da realizzare talvolta in tempi ristretti, per non essere costretti a segnare
il passo di fronte alla concorrenza meglio organizzata. Al di là delle
differenze, delle difficoltà e delle problematiche che novità di
questo genere comportano, la presenza in rete delle banche è ormai un dato
incontrovertibile: internet è, a tutti gli effetti, uno dei canali attraverso
il quale la banca interagisce con i propri clienti. L'Osservatorio
Net Economy, presidiato da Commercio Elettronico Italia e Mate, aveva segnalato
nel 2000, con uno studio di settore, l'immaturità di un mercato che vedeva
in rete solo poche realtà, e di queste ancora meno con una presenza significativa
per la gestione e lo sviluppo del business. A poco più di un anno di distanza,
la nuova ricerca dell'Osservatorio (dal titolo "Banche online e multicanalità")
presenta uno scenario estremamente dinamico ed in continua crescita: mentre nel
1995 erano appena 25 gli istituti che avevano una vetrina online, oggi sono più
di 800 le banche e le società finanziarie a svolgere parte delle proprie
attività su internet. A parte i contenuti però, la quantità
di servizi disponibili online è ancora limitata, e soprattutto è
legata alla dimensione degli operatori. Questa dimensione di "concentrazione"
sui grandi operatori è ancora più evidente nel settore del trading
online, nel quale i primi dieci intermediari coprono l'80% delle operazioni.
Ed è proprio il trading online, fenomeno di punta dell'intero settore finanziario,
a segnalarci con maggiore evidenza le criticità più interessanti.
Se da un lato è evidente che il fenomeno borsa ha aperto un mercato estremamente
profittevole, è anche vero che, a fronte di ingenti investimenti tecnologici,
i ritorni non sono ancora significativi: il 50% dell'intermediato online viene
effettuato da meno del 20% della clientela, vale a dire - puntualizza la ricerca
- che ad operare attivamente sul proprio conto titoli sono solo 150 mila clienti,
di cui solo il 10% in modo intensivo. Senza contare che gli ordini effettuati
via internet sono mediamente di importo inferiore rispetto a quelli che passano
per i canali tradizionali. L'utilizzo del nuovo canale presenta quindi ampi
margini di crescita: un dato che trova corrispondenza anche sul fronte dei conti
correnti online. Nel novembre 2001 ne erano attivi 2,5 milioni, di cui il 35%
abilitati al trading on-line (una crescita del 600% in due anni); tuttavia il
bilancio semestrale per cliente conta 10 interrogazioni e 1-2 operazioni di incasso
o pagamento. Un mercato ancora incerto dunque, ma non solo dal punto di vista
dei clienti. Quando lo studio esamina i dettagli dei servizi offerti in rete alla
clientela retail lo scenario diventa ancora più chiaro. I servizi vengono
ripartiti in tre categorie: informativi, dispositivi (operazioni, titoli e finanziamenti)
e altri (servizi "non core" a valore aggiunto, per es. la personalizzazione
delle pagine).
La
tipologia e le modalità di erogazione dei servizi informativi non si discostano,
a parere dell'Osservatorio, da quelle tradizionali, rilevando una scarsa capacità
di sfruttare il valore aggiunto che il formato elettronico offre rispetto allo
scambio di dati tradizionale. Stessa osservazione per i servizi dispositivi,
la cui offerta è ancora limitata alle operazioni standard: rarissimi i
casi in cui il cliente può, per esempio, compilare un modulo F24 online,
o programmare autonomamente ordini permanenti. Discorso a parte, naturalmente,
va fatto per il trading online: il controvalore che ne deriva costituisce circa
l'80% delle transazioni totali. Ne consegue che, seppure non ancora così
remunerativo, il trading costituisce, senza ombra di dubbio, la vera killer application
dell'online banking: non sono aumentati esponenzialmente solo i conti attivi (passati
in un anno da 500mila a 815mila) ma anche gli operatori specializzati. La
qualità dei servizi offerti cerca di adeguarsi: quattro banche su cinque
offrono la possibilità di costruirsi un portafoglio titoli personalizzato,
per monitorare in ogni momento e in tempo reale le performance dei propri investimenti.
Resta tuttora marginale, invece, l'offerta di servizi a valore aggiunto,
come l'e-learning o anche solo le demo interattive sui propri servizi, mentre
sempre maggiore attenzione viene data ai servizi "non core" (viaggi,
telefonia, ecc.): la necessità e al contempo la difficoltà di fidelizzare
la propria clientela spingono le banche ad ampliare lo spettro dei propri interventi.
Ma il vero territorio ancora inesplorato è quello della multicanalità,
o meglio della vera integrazione fra i diversi canali di comunicazione con il
cliente. I progetti in questa direzione sono ancora in fase embrionale: da una
ricerca Forrester, appena il 54% del campione ha avviato l'integrazione tra filiali,
call center e web, e per ora questo processo riguarda meno della metà dei
prodotti disponibili. Eppure la possibilità di gestire il cliente attraverso
canali alternativi resta un obiettivo importante per la banca, soprattutto per
fornire un servizio migliore e personalizzato. è infatti accertato che,
se da unlato l'online banking è un servizio indispensabile per il mantenimento
della propria base clienti, dall'altro è uno strumento che fornisce maggiore
autonomia, e quindi tende a diminuire la brand loyalty, che deve quindi essere
conquistata grazie alla qualità e all'innovatività dei servizi.
La vera sfida è proprio questa: riuscire ad innescare un circolo virtuoso
che attiri nuovi clienti attraverso le comodità dei servizi online, e al
tempo stesso li fidelizzi attraverso le offerte più idonee a ciascuno di
essi. Che cosa emerge dunque dai dati raccolti dall'Osservatorio?
Sicuramente
che al momento è difficile prevedere che cosa ci sia dietro l'angolo: lo
scenario è in piena evoluzione, il mercato estremamente dinamico e le strategie
sono appena abbozzate. Il cliente sta iniziando a comprendere in maniera sempre
più chiara i vantaggi di un online banking disponibile 24 ore su 24 tutti
i giorni della settimana, ma né cliente né banca sono attualmente
in grado di sfruttare appieno i vantaggi offerti dalla multicanalità. Il
problema, come viene costantemente rilevato dagli esperti del settore, non è
affatto di natura tecnologica: la possibilità di operare in modalità
ASP permette ormai l'accesso a servizi avanzati e di qualità anche a costi
estremamente contenuti, quindi anche istituti con possibilità di investimento
limitate possono integrare i loro sistemi informativi, avvalersi di una piattaforma
di CRM ed offrire servizi personalizzati di trading online. Il vero cambiamento
è un altro, ed investe il capitale umano e l'organizzazione aziendale.
Basti pensare che attualmente, all'interno dei sistemi informativi degli istituti
bancari, esistono incongruenze che non permettono di costruire un profilo cliente
completo ed esaustivo, ma frammentano la storia del cliente nelle diverse tipologie
di relazione con la banca: titoli, conto corrente, assicurazioni ecc. La multicanalità
presuppone invece un approccio di marketing fortemente centrato sul cliente:
la sua storia, i suoi comportamenti, l'evoluzione dei suoi bisogni nel tempo sono
la base informativa su cui costruire nuove offerte efficaci (perché sviluppate
per situazioni specifiche) ed efficienti (perché ristrette, con significativo
contenimento dei costi). Se non si tiene conto di questa necessità
e ci si limita alla mera applicazione delle tecnologie disponibili - acquisite
a fronte di ingenti investimenti - si rischia di distruggere valore e, quel che
è peggio, di alimentare diffidenza e scetticismo ne i confronti delle nuove
tecnologie. La tecnologia, ricorda l'Osservatorio, serve invece a liberare
risorse che dovranno essere dedicate alla creazione di una nuova relazione con
il cliente, mediante l'ideazione e lo sviluppo di un'offerta a valore aggiunto
personalizzata e costruita sulla base della conoscenza estremamente particolareggiata
dei singoli segmenti e, perché no, dei singoli clienti.
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