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Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca. L’integrazione dei dati per la gestione della complessità. Intervista ad Alessandro Musumeci, direttore generale dei sistemi informativi. |
| Il
progetto in sintesi |
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| “Considerando le
nostre dimensioni e i numeri che gestiamo, siamo un buon banco di prova
per le soluzioni informatiche, e Data Integrator sta reagendo ottimamente” |
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L'esigenza |
- Migliorare i processi
di gestione delle informazioni a livello di direzione centrale e di enti
locali - Distribuire le informazioni in modo capillare - Integrare le informazioni provenienti da banche dati e sistemi differenti |
| La soluzione | - Data Integrator - WebIntelligence |
I
vantaggi |
- Disponibilità in tempo reale
dei dati di tutte le realtà coinvolte nel progetto - Miglioramento della fruibilità del dato - Ottimo ritorno sugli investimenti |
Gestire le informazioni relative a tutte le risorse e i processi impegnati nelle attività di formazione e ricerca: questo il compito dei sistemi informativi del Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che ha recentemente avviato un processo di rinnovamento radicale delle proprie strutture. Ne abbiamo parlato con Alessandro Musumeci, direttore generale dei sistemi informativi.
In cosa consiste il progetto?
Tutto parte da una grande esigenza di cambiamento all’interno dei sistemi
informativi. Tenga presente che due anni fa disponevamo di un sistema che risaliva
a trent’anni prima, e che quindi inevitabilmente era tecnologicamente
superato nonché dotato di banche dati obsolete. Senza contare che i dati
erano sistemati in modo inadeguato rispetto alla legge di riforma della scuola
e al nuovo ordinamento scolastico. Da queste considerazioni è nato il
progetto di rifacimento dell’intero sistema informativo e di completa
revisione di tutto il nostro patrimonio dei dati.
Un progetto di portata enorme. Può darci qualche parametro dimensionale?
Consideri che il nostro sistema ha 25 milioni di righe di codice, e che le banche
dati contengono milioni di record: basti pensare alla banca dati degli studenti
per farsi un’idea delle dimensioni. Inoltre parliamo di database che hanno
precise esigenze di conservazione, gestione e - non ultima - di integrazione
con altre banche dati.
Per esempio?
I database regionali: dobbiamo integrare i dati in nostro possesso relativi
al sistema scolastico con i dati sulla formazione professionale all’interno
dei sistemi di ciascuna regione. Parliamo quindi di integrazioni con sistemi
e tecnologie differenti.
Anche l’affidamento del progetto e l’implementazione costituiscono
attività di peso.
Per l’affidamento dei lavori è stata a suo tempo indetta una gara
ad evidenza pubblica, che ha avuto come base d’asta 339 milioni di euro.
Il progetto è iniziato oltre due anni fa ed è previsto che continuerà
almeno per altri cinque.
Quali sono le linee guida di un cambiamento del genere?
Per migliorare i processi di gestione delle informazioni stiamo passando da
banche dati centralizzate in ambiente mainframe alla creazione di nuove banche
dati dipartimentali su base regionale. Inoltre stiamo abbandonando l’ambiente
Db2 per migrare su sistemi open source, migrazione che sarà completata
entro il prossimo anno, e questo comporta l’esigenza di soluzioni tecnologiche
flessibili, in grado di accedere e interagire con archivi organizzati in ambienti
open.
Questo è, a grandi linee, l’approccio che stiamo utilizzando per
ridefinire i dati, con l’obiettivo di dare all’utente finale la
capacità di manipolare, elaborare il dato, gestire dati su tematiche
specifiche per essere in grado di “fotografare” con attendibilità
e tempestività singoli fenomeni di interesse.
Facciamo qualche esempio: chi fruisce dei dati da voi raccolti?
Gli utenti finali vanno dall’alta direzione del ministero, alle regioni,
ai vari enti locali fino alle singole scuole: ogni istituto, per esempio, in
fase di iscrizione degli studenti ha bisogno di incrociare i dati anagrafici
con altre numerose informazioni di dettaglio, per esempio sul reddito e sul
pagamento delle tasse scolastiche. Un altro esempio può riguardare il
controllo sulla dispersione scolastica: per avere dati di dettaglio è
necessario integrare tutte le banche dati, da quelle comunali fino alla singola
scuola. È fondamentale per noi che le informazioni siano disponibili
a tutti, non solo a livello di direzione centrale: per questo dobbiamo essere
in grado di distribuirle in modo capillare, mediante liste locali che possono
all’occorrenza interfacciarsi con altri database in loco.
La capacità di integrazione dei dati provenienti da sistemi
diversi ed eterogenei è quindi un elemento chiave del progetto.
In questo ambito sono coinvolte le soluzioni Business Objects. Con quale ruolo
e quali risultati?
Business Objects ha proprio la funzione di system integrator: ci consente di
integrare facilmente informazioni che fino a poco fa erano disperse e di offrirle
in modo selettivo. In questo modo migliora sensibilmente la visibilità
dei dati.
Business Objects ha fatto della facilità d’uso e della completezza
il suo cavallo di battaglia: oggi sono già disponibili molte informazioni
prima disperse, nonostante siamo solo all’inizio dell’implementazione.
Intendiamo estendere l’utilizzo della soluzione in modo ancora più
massiccio, grazie anche all’assistenza e alla competenza dei consulenti
Business Objects.
Utilizziamo quindi Data Integrator in modo decisamente molto intensivo ed esteso,
stressando molto il sistema.
Considerando le nostre dimensioni e i numeri che gestiamo, siamo un buon banco
di prova per le soluzioni informatiche, e Data Integrator sta reagendo ottimamente.
Una stima del numero di utenti?
Solo per i dati amministrativi parliamo di 50.000 utenti stimati, mentre attraverso
il sito web registriamo fino a 10 milioni di click al giorno.
Qual è il ruolo della direzione dei sistemi informativi?
Noi definiamo le estrazioni dei dati e li eroghiamo, lasciando poi ai singoli
enti le elaborazioni secondo le specifiche necessità.
Naturalmente il nostro compito è anche quello di rendere l’utente
capace di usufruire nella maniera migliore del sistema, in modo da poterlo plasmare
secondo le proprie esigenze.
Quali sono i canali di distribuzione delle informazioni?
Attraverso il sito web, ad accesso libero, ci rivolgiamo alle famiglie. La nostra
intranet contiene le informazioni, naturalmente a diversi livelli di dettaglio
e suddivise per competenza, disponibili per docenti, scuole, personale amministrativo,
direzioni regionali, provveditorati ecc...
È possibile fare una valutazione del ritorno sugli investimenti
di business intelligence?
È sufficiente pensare al processo di distribuzione delle informazioni.
Precedentemente, i dati arrivavano alle sedi periferiche sotto forma di tabulati
stampati nella sede centrale e distribuiti via posta, con una frequenza, in
certi periodi, anche giornaliera.
L’aggiornamento quotidiano, necessario, richiedeva un dispendio di risorse
enorme: parliamo di decine di migliaia di giornate/ uomo.
Oggi, solo con le iscrizioni e l’aggiornamento delle graduatorie on line
il risparmio è quantificabile in modo abbastanza preciso.